Il tamburo del gorilla… si raddrizza. Le mani a coppa colpiscono il torace

in rapida successione: non è un urlo, non è un verso. È un tamburo

Paola Peresin giovedì, 24 Settembre 2026 qdpn.it lett1’

Un silverback si raddrizza. Le mani a coppa colpiscono il torace in rapida successione: non è un urlo, non è un verso. È un tamburo. Il suono si propaga per oltre un chilometro attraverso la foresta pluviale, fino ai gruppi rivali e alle femmine lontane.

Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2021 dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology ha stabilito cosa trasmette quel suono. I ricercatori hanno registrato i battiti di 25 maschi adulti di gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) nel Parco Nazionale dei Vulcani, in Rwanda, misurando le taglie corporee a distanza: fotografie da più angolazioni elaborate da software per ricostruire la sagoma di ogni animale, senza toccarlo.

Il risultato è semplice: più il maschio è grande, più il suono che produce è grave. Funziona come con qualsiasi corpo che risuona, un tamburo o una campana: le dimensioni fisiche determinano la frequenza e non è possibile alterarla. Un maschio piccolo non può imitare il battito di uno grande. Non si può bluffare.

Il gorilla di pianura occidentale (Gorilla gorilla gorilla) è classificato come in pericolo critico dall’IUCN. La sua distribuzione copre un arco di foresta tropicale tra Repubblica Democratica del Congo, Gabon e Camerun: un territorio difficile da censire, dove le stime della popolazione selvatica rimangono incerte. La perdita di habitat e il bracconaggio riducono l’areale senza sosta. Nelle epidemie di Ebola alcune popolazioni sono scomparse nel giro di settimane.

Al Museo di Storia Naturale di Venezia, nel Fondaco dei Turchi, c’è un gorilla naturalizzato. Il 24 settembre è la Giornata Mondiale del Gorilla. Nel Parco Nazionale dei Vulcani i silverback continuano a battersi il petto: frequenze diverse, taglie diverse, nessun margine per l’ambiguità.

(Autore: Paola Peresin)

(Foto: Ab. Unsplash.com)

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