LE ANGUANE, LE SIRENE DEL PIAVE E DEL SILE

Creature mitologiche che proteggono le acque trevigiane specie basso Piave

Alberta Bellussi, giugno 2019 www.ilcuoreveneto.it

Le Anguane: non ne avevo mai sentito parlare, devo ammetterlo, conoscevo il Mathariòl, ma loro no e domenica durante una visita guidata ad un castello le ho conosciute, ne sono rimasta affascinata, e mi sono subito messa a cercare più cose possibile di loro.

La provincia di Treviso è una provincia di acque… l’acqua del Piave ha un valore molto importante per i territori che attraversa e per le sue genti. Dalle acque sotterranee del Piave, vicino al Montello, hanno origine anche le sorgenti del Sile, l’altro grande fiume che attraversa la provincia di Treviso.

Il Sile ha una temperatura costante; l’acqua sempre limpida anche in città e la scorrevolezza continua.

Ci sono delle creature mitologiche che proteggono le acque trevigiane e si chiamano “Anguane”, una sorta di ninfe che, nelle leggende , assumono una forma simile alla sirena, specie nel basso Piave e basso Sile, ma non solo, proteggono anche le acque di molti altri posti nel Veneto.

Ma chi è l’Anguana?

Sono creature che vivono vicino alle sorgenti, caverne o altri ambienti acquatici, come si capisce dall’origine etimologica del loro stesso nome, che viene fatto derivare dal latino Acquaneae, cioè abitatrici dell’acqua.

Dalla vita in su sono delle bellissime fanciulle, dalla vita in giù hanno corpo di anguilla o di pesce.

Secondo altre varianti montane presentano semplicemente dei piedi rovesciati oppure, per probabile contaminazione con la figura mitologica del Mathariòl, hanno gambe caprine.

La metà umana presenta delle caratteristiche particolari; la pupilla dilatabile come gli animali notturni; sono a sangue freddo; la loro pelle è viscida e la folta chioma è costituita da alghe filiformi.

Stanno ritirate durante tutto il giorno, escono all’imboccatura delle grotte o fuori dalle sorgenti al tramonto, a lavare i panni e a cantare.

Il loro canto è ammaliante. Per sottrarsi al loro fascino gli umani devono indossare dei girocolli fatti con virgulti di viburno intrecciati.

Vengono descritte come perfette massaie, eppure la liscia della Anguane era riferita al bucato mal riuscito perché erano abituate a lavare i panni di notte, e anche ricamare lenzuola e fazzoletti, conservati dagli uomini che se ne innamoravano.

Brave madri anche se capaci di uccidere lefanciulle delle quali erano invidiose; mogli devote ma che scomparivano se lo sposo ne pronunciava il nome leggendario.

Ci sono due interpretazioni; la prima è che le Anguane siano personificazioni mitiche dell’ambivalenza dell’acqua. Se questa, da un lato, è vista come fonte di vita e di allegria, dall’altra è certo anche una potenziale occasione di morte. La seconda indica il fortissimo legame con una figura di madre controversa, complessa e articolata, parte di quel mito della fertilità e della figura materna che accompagna da sempre l’uomo.

Alberta Bellussi

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