Difendere la carbonara anche con i cazzotti

Guanciale e pecorino, certo. Ma la ricetta doc impone anche una sana dose di violenza contro gli usurpatori che propongono panna e cazzate varie (per non parlare degli ospiti sgraditi a tavola)

ANDREA MARCENARO 07.4. 2021 ilfoglio.it

La carbonara va mangiata, indipendentemente dalla "tradizione"

Dove si mangia la miglior carbonara a Roma

Ma sì, dai, anche noi come Repubblica, Corriere, Rai1 e gli altri giganti dell’informazione nazionale. Che ieri tutti insieme, scoccata misteriosa una scintilla, hanno proposto ai lettori di accantonare per due minuti le disgrazie dedicandosi alla preparazione della perfetta carbonara. Ai fornelli dunque.

E, uno: guanciale, guanciale, guanciale, tu vade retro, orribile pancetta. Due: pecorino romano, mai parmigiano. Tre: pepe nero rigorosamente macinato al momento. Quattro: uova q.b. private dall’albume q.b., sbattute con manciate di pecorino q.b. Più sale q.b. Cinque: violentissima e risolutiva coltellata alla gola di chi proponesse l’uso della panna. Sei: cuocere in acqua bollente e salata spaghetti o rigatoni, mai altro. Sette: versare la pasta nella padella col grasso del guanciale nel frattempo arrostito a tocchetti. Otto: togliere prima il guanciale dalla padella per lasciarlo croccante. Nove: accoltellare con ira identica alla precedente chiunque proponesse aggiunte di olio, cipolla, aglio, pomodoro, soffritti e analoghe cazzate. Dieci: unire alla pasta, già scolata in padella a fuoco medio-basso, mezzo mestolo di acqua di cottura e le uova col pecorino. Undici: mescolare il giusto impedendo l’eccessiva cottura delle uova stesse. Dodici: com’è che dite adesso? Impiattare. Tredici: unire il guanciale croccante in punta di porzione. E la vostra carbonara risulterà divina. Se poi, driiin, si aggiungesse inaspettato a tavola il dottor Gratteri, allora via, mollare lì la carbonara e correre alla minestra della Caritas.

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