Il dibattito L’integrazione dell’Islam passa dalla scuola, lo Stato liberale non combatte le religioni
- Dettagli
- Categoria: Cultura
Pensare che l’integrazione avvenga spontaneamente e garantire diritti. Una società liberale dovrebbe evitare entrambe le semplificazioni.
*Luca Taddio 21.9. 2026 alle 10:45 ilriformista.it lett2’
Il problema dell’integrazione dei cittadini europei di religione islamica viene spesso affrontato oscillando tra due errori speculari. Il primo consiste nel considerare l’Islam, in quanto tale, incompatibile con la società liberale. Il secondo nel ritenere che ogni questione religiosa appartenga esclusivamente alla sfera privata e che sia sufficiente garantire formalmente i diritti perché l’integrazione avvenga spontaneamente. Una società liberale dovrebbe evitare entrambe le semplificazioni.
La questione decisiva riguarda il rapporto tra fede, interpretazione e autorità. L’Europa moderna non è nata semplicemente quando la religione è arretrata davanti alla ragione. È nata anche attraverso una trasformazione interna del modo di rapportarsi ai propri testi fondativi. Difficilmente avremmo avuto la configurazione moderna dei princìpi liberali e della razionalità scientifica senza quella rivoluzione ermeneutica che, attraverso la filologia umanistica e biblica, contribuì a sottrarre progressivamente il testo e la verità al monopolio dell’autorità costituita. Da Lorenzo Valla a Erasmo, dalla Riforma fino alla critica biblica di Spinoza, il testo sacro diventa anche un documento storico: possiede una lingua, una genesi, un contesto e una trasmissione che possono essere sottoposti a un’indagine critico-interpretativa. Questa rivoluzione non produce da sola né Galileo né Locke, ma contribuisce a creare una delle condizioni intellettuali della modernità: l’autorità non basta più a garantire la verità.
È un passaggio fondamentale anche politicamente. Se un testo ammette interpretazione, nessuna autorità può pretendere di possederne definitivamente il significato. Se differenti interpretazioni possono convivere, diventa necessario costruire uno spazio politico nel quale persone che professano verità religiose differenti possano essere cittadini eguali. La tolleranza moderna e la libertà di coscienza nascono anche dentro questa lunga e drammatica storia europea. È precisamente per questo che l’integrazione dell’Islam europeo non può essere affidata soltanto alle politiche sociali, alla sicurezza o a un generico appello alla tolleranza. Occorre una politica culturale. E il suo primo laboratorio dovrebbe essere la scuola. L’insegnamento della storia delle religioni dovrebbe entrare stabilmente nella formazione dei cittadini. Non un’ora di catechismo comparato, né un’educazione religiosa mascherata, bensì lo studio storico e critico di ebraismo, cristianesimo, Islam e delle altre grandi tradizioni.
*Luca Taddio è professore associato presso il Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell'Università degli Studi di Udine



Commenti
Con una soglia al 30 per cento, secondo i dati del ministero, bisognerebbe spostare teoricamente 129 mila bambini. Ma il problema non è solo quanti: è quali, dove e a spese di chi
[…]
diPaolo Manasse 21 SET 26 ilfoglio.it estratto
RSS feed dei commenti di questo post.