Chi ha paura del porno

Dalla Antonelli a PornHub. Vedere sesso come maieutica. Uno studio

Una scena erotica tratta da un affresco di Pompei

di Redazione | 23 Giugno 2015 ore 20:06

Mentre se ne andava una delle icone dell’erotismo italiano, Laura Antonelli, la cui celebre frase trasformata in aforisma, “spogliarsi è quello che facciamo tutti almeno una volta al giorno”, è stata stampata ovunque sui quotidiani di martedì, PornHub, una delle icone della pornografia online, lanciava un progetto di crowdfunding per finanziare un film porno nello spazio. Le due notizie, insieme, coprono idealmente tutto lo spettro della pornografia: dall’èra antonelliana fatta di sottovesti e calze a rete, fino alla rivoluzione internettiana del “se puoi immaginarlo, puoi farlo”. Dal 1969, anno in cui la Danimarca liberalizzò per prima la pornografia, non siamo ancora riusciti a capire quanto, e se, ci sia qualcosa di sbagliato nel porno (o nella sua versione più elegante, l’erotismo). A oggi, sappiamo che un video su Ted di Gary Wilson ha ottenuto 4,6 milioni di visualizzazioni. Eppure Wilson non è uno scienziato né uno psicologo, ma ha fondato il sito internet Your Brain On Porn e lanciato il movimento NoFap, che si oppone alla pornografia e alla masturbazione. Un lungo articolo pubblicato martedì su Aeon magazine e firmato da Maria Konnikova, scrittrice e giornalista che si occupa di psicologia, si interrogava sulla questione: i critici dicono che il porno offende le donne, svilisce il piacere sessuale e rovina rapporti autentici – ma hanno ragione? La Konnikova ha passato in rassegna tutte le (poche) ricerche scientifiche effettuate sul campo e ha scoperto che nel mondo scientifico c’è una sorta di timore nei confronti della pornografia.

Una delle poche prove fisiologiche che abbiamo è che il porno ha l’effetto della cioccolata nel cervello, che la dipendenza dunque fa parte del gruppo dei sintomi di una malattia, ma non è necessariamente la causa. Inoltre, il porno ha un impatto negativo sull’intimità sessuale? Ci sono pareri discordanti. In molti dicono di sì. Uno studio condotto da Nicole Prause, del dipartimento di Psicofisiologia sessuale dell’Università della California, offre una chiave di lettura diversa. E se fosse che il porno, in fondo, svolge un ruolo maieutico? “In mancanza di altre opzioni, la pornografia diventa di fatto un modo per imparare la propria sessualità”, scrive provocatoriamente Konnikova. E forse il punto è questo. Negli anni Settanta i ragazzini imparavano il sesso fantasticando sotto le calze della Antonelli, oggi cercando tra le categorie di YouPorn. Allora aggrappati a ferree identità sessuali, ora spaesati come al supermarket. Forse non sarà poesia, ma è maieutica, soltanto maieutica. E quindi non si tratta di dire viva il porno. Si tratta di dire che quelli che “aiuto, il porno ci ucciderà tutti” forse si fanno solo troppe, ehm, controsioni mentali.

Categoria Cultura

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