La breccia di porta Pia: la presa di Roma e la capitolazione dello Stato pontificio

è circondata da cinquantamila soldati del Regno d’Italia organizzati in cinque divisioni militari al comando supremo del generale Raffaele Cadorna

 da Cinquantamilagiorni di Dall’Arti, Corriere,Istituto Storia del Risorgimento

La seguente scheda sulla presa di Roma è stata redatta da Antonio Di Pierro, autore del libro “L’ultimo giorno del papa re. 20 settembre 1870. La breccia di porta Pia” (Mondadori, euro 18,50). Il volume è una cronaca minuziosa e in presa diretta – ora per ora, un capitolo per ogni ora – di quella storica giornata.

Scatta l’allarme dell’esercito pontificioAntonio Di Pierro,

20 settembre 1870 Ore 0-1. Proprio sulla riva destra, all’altezza del Gianicolo, scatta il primo allarme dell’esercito pontificio (undicimila militari al comando del generale Hermann Kanzler). Gli uomini di Bixio sono appena giunti a tre miglia da porta San Pancrazio, lungo la via Aurelia antica detta anche strada Tiradiavoli, e i loro movimenti fanno ritenere ai soldati di Pio IX che l’attacco sia imminente. Invece, per il momento, non accade nulla. [Antonio Di Pierro]

Cambio della guardia a villa PatriziAntonio Di Pierro, 20 settembre 1870 Ore 1-2. Cambio della guardia tra i soldati pontifici all’avamposto di villa Patrizi, appena fuori dalle mura Aureliane di fronte a porta Pia, di grande importanza strategica. E magnifica residenza, gioiello d’architettura del Settecento che può vantare ospiti illustri. Vi soggiornò nel 1744 Carlo III di Borbone, poi re di Spagna. Goethe si spingeva fin qui nelle sue passeggiate “fuori porta”. «Ci andavo», scrive lo scrittore tedesco nel suo diario martedì 24 luglio 1787, «per vedere il tramonto del sole» e godere «dell’immagine della grande città». Stendhal era stato ospite di villa Patrizi nell’aprile del 1828. Pio IX, all’inizio del suo pontificato, ci andava spesso a giocare a biliardo perché – sostiene – ce n’è uno di qualità eccellente.

20 settembre 1870 Roma, capitale dello Stato pontificio, è circondata da cinquantamila soldati del Regno d’Italia organizzati in cinque divisioni militari al comando supremo del generale Raffaele Cadorna. Quattro sono distribuite sulla riva sinistra del Tevere, davanti alle mura Aureliane (porta del Popolo, porta Pia, porta San Lorenzo, porta San Giovanni); la quinta, sulla riva destra, presidia le possenti mura Vaticane. Quest’ultima è guidata dal “garibaldino” Nino Bixio: al più anticlericale dei generali italiani è affidato il compito di attaccare la cittadella del papa re.

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Antonio Di Pierro ha raccontato, con il medesimo approccio della cronaca diretta e del racconto ora per ora, un’altra giornata drammatica della nostra storia patria: “Il sacco di Roma. 6 maggio 1527: l’assalto dei lanzichenecchi” (ora negli Oscar Mondadori, euro 9,80). Di Pierro ha redatto per noi anche una cronologia del fascismo (vedi il ventennio fascista) e la cronaca ora per ora della marcia fascista su Roma (vedi 28 ottobre 1922). Su questo giorno ha pubblicato, sempre per Mondadori, Il giorno che durò vent’anni. 28 ottobre 1922: la marcia su Roma (19 euro).

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