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“Piano Ue pericoloso, petrolio e gas servono ancora” Lo scenario energetico non migliora per l'Europa e l'Italia
Int. Davide Tabarelli 28 Luglio 2026, 3min
Lo scenario energetico non migliora per l'Europa e l'Italia. Tagliare le accise o aumentare l'elettrificazione non risolvono il problema
La possibilità che Usa e Iran raggiungano un nuovo accordo per porre fine ai reciproci attacchi delle ultime settimane ha fatto scendere il prezzo del petrolio, ma quello dei carburanti resta alto. Il Governo si sta preparando a introdurre le accise mobili da agosto, ma intanto ieri, per cercare di alleviare la situazione degli italiani che si preparano all’esodo di inizio agosto, ha varato un intervento specifico per abbassare di 17 centesimi il prezzo del gasolio, da giorni ampiamente sopra i 2 euro al litro, fino al 6 agosto.
Davide Tabarelli, Presidente di Nomisma Energia, non nasconde di non condividere del tutto l’approvazione di questa misura.
Partiamo dallo scenario internazionale. Quanto quel che è avvenuto nei giorni scorsi nel Mar Rosso, con gli attacchi degli Houthi alle petroliere in transito e agli impianti petroliferi sauditi, complica una situazione già difficile?
Direi che aggiunge un altro 20-30% di complicazione, perché tra i fattori che avevano consentito di contenere la fiammata del prezzo del petrolio nelle scorse settimane c’erano anche le esportazioni saudite dall’hub energetico di Yanbu, che attraverso la East-West Pipeline consente di bypassare lo Stretto di Hormuz. Dobbiamo inoltre considerare che le azioni di guerra tra Russia e Ucraina nel Mar Nero stanno rendendo più difficoltoso l’export di greggio non solo russo, ma anche kazako.
Cosa pensa dell’intervento sul prezzo del gasolio varato dal Governo in attesa delle accise mobili?
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Io avrei evitato questo intervento, non solo perché costoso e fiscalmente poco progressivo, ma perché i consumatori devono capire, attraverso il segnale dei prezzi, la gravità della situazione e cambiare le loro abitudini, soprattutto per quel che riguarda il gasolio che è tra i raffinati più a rischio di carenza. Detto questo, se proprio si vogliono varare delle misure temporanee sui carburanti credo che la priorità vada data al diesel per autotrasporto necessario al trasferimento delle merci, in modo che non subiscano rincari che potrebbero spingere ancora più in alto l’inflazione.
In Italia il 71% del fabbisogno energetico viene soddisfatto attraverso gas e petrolio: non è un dato incoraggiante vista la situazione in cui ci troviamo…
Questa situazione è nota da decenni, ma non ci sono state molte variazioni nel tempo. Il vero problema è che la maggior parte di questi combustibili fossili vengono importati dal nostro Paese, che quindi è sempre più dipendente dagli approvvigionamenti dall’estero, visto che ha progressivamente diminuito gli investimenti nella produzione nazionale.
Bisogna aumentare l’elettrificazione come punta a fare l’Ue con l’Electrification Action Plan?
È un piano pericoloso, uno strumento di distrazione di massa, perché distoglie l’attenzione da problemi seri come l’insufficiente capacità di raffinazione e di produzione di fonti fossili del Vecchio continente o la necessità di diversificare e rendere più sicuri gli approvvigionamenti, anche attraverso azioni militari se necessario. È poco responsabile oggi coltivare il sogno che si possa semplicemente fare a meno del petrolio senza contraccolpi economici e sociali.
Realisticamente fino a che percentuale di fabbisogno energetico soddisfatto attraverso le fonti fossili si può scendere?
Si può sperare di scendere fino al 30-40%, ma c’è da chiedersi in quanto tempo potrebbe avvenire. Muovendosi oggi forse nell’arco di 10-15 anni, considerando anche il contributo che può dare il nucleare.
Come si esce da questa situazione?
Bisogna pregare che ci sia la pace. Se non ci sarà una de-escalation e i conflitti non cesseranno occorrerà prepararsi a ridurre drasticamente i consumi. Nel frattempo bisognerà ragionare sul lungo termine ricordando che il petrolio e il gas servono ancora e non possono essere completamente sostituiti dalle rinnovabili o dall’elettrificazione. L’Ue, per esempio, potrebbe investire maggiormente in Africa, che sappiamo essere ricca di giacimenti.
Intanto il Prezzo unico nazionale dell’elettricità ha superato i livelli dello scorso marzo.
È vero, ma siamo ancora lontani dai livelli del 2022-23, quindi non siamo ancora in una situazione drammatica. Certo, se il prezzo del gas continuerà a salire nella fase in cui bisognerà riempire le scorte e inizierà anche l’anno termico, allora ci potranno essere problemi seri anche sul fronte delle bollette.
(Lorenzo Torrisi)


