Spagna, Podemos è in crisi. Il populismo di sinistra non funziona

Il 28 aprile la Spagna andrà di nuovo al voto. Elezioni particolarmente importanti, visto che si tratta di una tornata elettorale che potrebbe avere due conseguenze

FEB 25, 2019  LORENZO VITA www.occhidellaguerra.it

Il 28 aprile la Spagna andrà di nuovo al voto. Elezioni particolarmente importanti, visto che si tratta di una tornata elettorale che potrebbe avere due conseguenze: il ritorno del centrodestra al potere oppure, e questo scenario è sempre più probabile, la paralisi istituzionale. In ogni caso, ci sono due elementi che risultano essenziali: la crisi della sinistra (in particolare del populismo di Podemos) e la contemporanea ascesa di Vox.

Nei giorni scorsi, ha fatto scalpore in Spagna un incontro avvenuto fra i militanti di estrema sinistra del quartiere Hortaleza, a Madrid, e Íñigo Errejón, ex numero due di Podemos. Le accuse dei giovani madrileni sono molto dure. I ragazzi accusano il politico di essersi venduto, di aver tradito la richieste del popolo e di aver “venduto fumo”. Frasi molto dure, cui si aggiunge un’altra frase che però rappresenta molto bene l’attuale situazione politica dell’elettorato spagnolo: “Siete degli opportunisti. E se gli operai votano Vox, ci sarà un motivo”.

Una frase che detta da un ragazzo della sinistra radicale ha un significato particolare. Indica, meglio di qualsiasi altra analisi, il doppio binario della sinistra in crisi di identità e di consenso e la destra in ascesa fra le masse popolari. Una tendenza molto comune nei Paesi europei e che indica una transizione politica non irrilevante in seno al Vecchio Continente.

In Spagna la sinistra appare in panne. Le risposte non arrivano mentre le divisioni aumentano. E anche se la sinistra non è al collasso come in altri Stati dell’Unione europea, a Madrid quello che sembra chiaro è che il rischio-paralisi sia dietro l’angolo. Podemos non sa più come reagire alla crisi di consenso, né da come rispondere alle grandi questioni che dividono la Spagna, a cominciare dal secessionismo catalano. E adesso, con il fallimento del governo di Pedro Sanchez, riaffiorano tutti i problemi di un partito decisamente populista e che, una volta al governo, è apparso del tutto privo delle capacità di orientare l’agenda politica socialista.

E nel frattempo, il partito ha anche subito una forte spaccatura, con Errejón che ha lasciato il partito. Che rappresenta la dimostrazione plastica del fallimento di Podemos e della sinistra populista. Un flop che ha interessato anche la Francia, visto che, come riporta Il Fatto Quotidiano, “Mediapart ha raccolto il parere di quattro intellettuali francesi, che hanno potuto lavorare in prima persona su Podemos: Laura Chazel , ricercatrice a Sciences Po Grenoble e all’università Complutense di Madrid; Héloïse Nez , sociologa presso l’ università di Tours, autrice del volume Podemos. De l’indignation aux éléctions; Lenny Benbara , fondatore del sito Le vent se lève; e Gaël Brustier , politologo e autore dell’ introduzione a Construire un peuple, un libro di interviste di Chantal Mouffe e Íñigo Errejón”.

Innanzitutto, spiegano, il problema nasce dal fatto che esiste una componente di estrema sinistra che sta venendo alla luce. Il partito si divide fra un’anima molto ideologizzata e che guarda all’estrema sinistra e un’altra più pragmatica, che si fonda su un discorso anche più nazionalpopolare. E la spaccatura è rappresentata proprio dalla divisione fra Iglesias e Errejón. Come ha spiegato la professoressa Chazel: “C’ è stato un momento in cui era possibile distinguere chiaramente tra ‘pablismo’ e ‘errejonismo’. È il periodo compreso tra l’ingresso di Podemos in Parlamento, nel gennaio 2016, e l’investitura del socialista Pedro Sánchez a primo ministro, nel giugno 2018”.

La spaccatura nasce anche da un grande interrogativo interno a Podemos ma che riguarda tutti i partiti populisti che non si rifanno al sovranismo, e cioè se essere o meno di sinistra. Questa domanda riguarda tutti, non solo Podemos. Lo stesso Movimento Cinque Stelle ha in sé un’anima sicuramente rivolta a sinistra e un’altra che invece è decisamente trasversale. E questa divisione di anime si ripercuote anche nel partito spagnolo. Perché mentre a destra la risposta è netta, come avvenuto con Vox in Spagna e come sta avvenendo in Italia con la Lega, da parte del “populismo” in senso tecnico e senza connotazione politica il rischio è che l’elettorato di sinistra più radicale sia deluso e voti i partiti dichiaratamente di sinistra, mentre quello tendente a destra torna a preferire i movimenti dichiaratamente sovranisti.

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