GUERRA /Ecco cosa ci rivelano le immagini del nuovo drone russo Okhotnik-B

Il bureau Sukhoi afferma, però, che la velocità massima sia di mille Km/h ma le linee estremamente pulite della fusoliera farebbero pensare che sia in grado di superarla per brevi spunti di accelerazione.

Paolo Mauri 24,5. 2019 wwww. /it.insideover.com da Il Giornale.it

Okhotnik B è il nome dell’ultimo drone da combattimento made in Russia le cui prime immagini sono state svelate al pubblico lo scorso gennaio. Molto si è speculato su questa nuova macchina, uno Uav (Unmanned Aerial Vehicle) costruito dal bureau Sukhoi con la sigla S-70, e recenti fotografie satellitari ci permettono di apprezzarne meglio le dimensioni e le reali caratteristiche.

Durante la recente visita del Presidente Putin presso il 929esimo Centro di Volo Sperimentale “Valery Chkalov” di Akhtubinsk, nell’Oblast di Astrakhan (Russia sudoccidentale), il passaggio di un satellite ha scoperto il drone Okhotnik B – “Cacciatore” in russo – allineato lungo la pista di rullaggio e soprattutto affiancato da altri velivoli delle Vvs (l’Aeronautica Militare Russa).

Questo ha permesso di fugare ogni dubbio sulle reali dimensioni del velivolo non pilotato. Il drone è infatti affiancato da un Su-57, da almeno tre Su-34 “Fullback” e da un Mig-29.

Il “Cacciatore” senza pilota russo

L’Okhotnik B si presenta come un velivolo ad ala volante, senza impennaggi verticali, con un angolo di freccia – l’inclinazione delle ali – molto pronunciato. Questa caratteristica, non apprezzabile dalle prime foto circolate lo scorso gennaio, fanno presupporre che il drone sia in grado di effettuare la transizione al volo transonico o supersonico per brevi periodi.

Il bureau Sukhoi afferma, però, che la velocità massima sia di mille Km/h ma le linee estremamente pulite della fusoliera farebbero pensare che sia in grado di superarla per brevi spunti di accelerazione.

La presa d’aria è ricavata sulla parte superiore della fusoliera alare e risulta profilata seguendo i dettami della tecnologia stealth. Quello che però sembra non seguire le regole dell’invisibilità radar è lo scarico del motore. Dalle fotografie si notano linee dritte e raccordi con il bordo d’uscita alare per nulla profilati in tal senso. Lo stesso ugello di scarico non mostra i particolari accorgimenti antiradar – il profilo a “zig zag” – utilizzati su altre costruzioni aeronautiche simili.

Questo potrebbe essere dovuto al fatto che la Russia sta ancora sviluppando la motorizzazione definitiva per il suo velivolo di quinta generazione, il Su-57, che per il momento è dotato della turboventola Npo Saturn Al-41F in attesa che sia pronta quella a spinta vettoriale Izdeliye-30. Lo stesso motore sembra infatti essere montato sull’Okhotnik B.

Questa scelta potrebbe però anche essere definitiva e non dipendente dalle difficoltà incontrate da Mosca nello sviluppo del nuovo motore. I progettisti di Sukhoi potrebbero aver deliberatamente scelto di sacrificare un’efficiente stealthness confidando nella maggiore velocità del drone e rispondendo ad una precisa filosofia di impiego: una sezione frontale più stealth rispetto a quella posteriore è indicata per un velivolo senza pilota la cui missione è quella di attaccare i velivoli nemici di concerto con il Su-57.

Da questo punto di vista è interessante ricordare che l’Okhotnik B sembra essere nato proprio per operare congiuntamente e in dipendenza dal Su-57. Ci sono prove che la Russia stia infatti sviluppando una nuova dottrina di combattimento manned-unmanned proprio utilizzando queste due piattaforme: un Su-57 è stato ripreso, lo scorso gennaio, con le sagome di un’ala volante e un altro Su-57 attraversate da un fulmine dipinte sulla deriva verticale.

Non sappiamo molto altro sul drone Okhotnik B. Si stima che sia in grado di portare un notevole carico bellico date le sue dimensioni, che ora grazie al raffronto effettuato con gli altri velivoli sono determinate in poco più di 15 metri di apertura alare e tra i 10 e gli 11 metri di lunghezza.

Tali dimensioni lasciano supporre che il velivolo sia dotato di una stiva interna, non visibile in nessuna foto pubblicata, in grado di accogliere quasi tutta la gamma di armamenti dei caccia russi: dai missili aria-aria sino alle bombe guidate e a caduta libera. La massa complessiva del velivolo potrebbe aggirarsi sulle 20 tonnellate ed avere un raggio operativo di 4mila chilometri, ma questi sono dati dedotti solo dalle fotografie e dalle poche dichiarazioni ufficiali russe.

Il velivolo, come riportano le fonti russe, sarebbe costruito in materiali compositi e ricoperto da vernice radar-assorbente, ma non c’è modo di confermarlo. Foto su www-ilgiornale.it

Secondo il professor Vadim Kozyulin dell’Accademia Russa delle Scienze Militari l’Okhotnik “non è solo il primo dei droni da attacco costruiti in Russia ma una piattaforma per testare le tecnologie dei caccia di sesta generazione. Le specifiche definitive sono ancora in fase di finalizzazione ma la caratteristica principale, di essere un sistema totalmente robotizzato, è già nota”. Con il termine “totalmente robotizzato” il professor Kozyulin si riferisce al fatto che l’Okhotnik B, oltre a non avere pilota, sarebbe anche in grado di prendere autonomamente decisioni sul campo di battaglia con l’unica eccezione che riguarda l’utilizzo dell’armamento. Questo quindi lascia supporre che il drone sia dotato di un certo grado di intelligenza artificiale.

Un progetto sperimentale?

Secondo quanto riporta il Cremlino l’Okhotnik B dovrebbe entrare in servizio nel 2020, ma come spesso accade per i progetti aeronautici russi, attanagliati dalla crisi economica e dalle conseguenti magre risorse, potrebbe restare solamente una piattaforma sperimentale per la ricerca del prossimo velivolo di sesta generazione.

In effetti lo sviluppo di una macchina effettuato a partire da un drone risulta molto meno costoso rispetto a quello di una dotata di pilota e la storia recente dei progetti russi, fatta di continue cancellazioni, congelamenti e ritardi, potrebbe far propendere per questa ipotesi.

Di sicuro l’Okhotnik B dimostra tutta la vitalità progettuale russa, stimolata soprattutto da quanto avviene oltre Atlantico dove la ricerca dell’integrazione tra velivoli pilotati e droni è estremamente avanzata e presto sarà in grado di schierare nuovi Uav che lavoreranno a stretto contatto e in dipendenza dai velivoli di quinta generazione come l’F-35

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