GUERRA /Il raid della Coalizione per coprire i segreti della Francia

Un raid chirurgico, di quelli che devono essere perfetti, in grado di non lasciare traccia

Inside the news over the world Lorenzo Vita 17.10. 2019

Un raid chirurgico, di quelli che devono essere perfetti, in grado di non lasciare traccia. È questo l’ordine ricevuto dai piloti dei due F-15 che si sono alzati in volo sulla Siria nella giornata di ieri per bombardare non una postazione jihadista, non un covo di terroristi né tantomeno una milizia legata a un nemico, bensì un’ex base della Coalizione internazionale: l’ex cementificio Lafarge, a Jalabiya.

I piloti hanno eseguito gli ordini impartiti (forse americani, come riportato da The Aviationist). Questa notte, il portavoce di Inherent Resolve, il colonnello Myles B. Caggins, ha pubblicato un tweet che non lascia dubbi: “Il 16 ottobre, dopo che tutto il personale della Coalizione e l’equipaggiamento tattico essenziale hanno abbandonato la posizione, due F-15Es della Coalizione hanno condotto con successo un attacco aereo di precisione pre-pianificato presso la fabbrica di cemento di Lafarge per distruggere un deposito di munizioni e ridurre l’utilità militare della struttura”. Un comunicato scarno, quasi anonimo, ma che racchiude uno dei punti più oscuri di questo ritiro degli Stati Uniti e soprattutto della trama misteriosa che si nasconde nell’intricato ginepraio del nord della Siria. Perché quella base non è soltanto un ex cementificio, ma la struttura dove sono stati presenti per anni i reparti speciali e i servizi segreti dell’intelligence francese. Di quella stessa Francia che adesso vuole ritirarsi insieme agli Stati Uniti non avendo più il supporto logistico degli americani.

Il problema è che ogni ritiro lascia anche dei segreti. Lo ha fatto capire il Pentagono in queste ore, visto che esiste il rischio che i russi che prenderanno il controllo di alcune basi che appartenevano agli Usa vengano a conoscenza anche di minime segreti lasciati per errore dai servizi. E questo timore, molto probabilmente, è anche nelle menti di diversi funzionari dei servizi segreti francesi, visto che quella base rappresenta ancora oggi uno dei lati più oscuri della già complessa missione della Francia in Siria.

Come scritto su questa testata, l’ex cementificio Lafarge è uno dei nodi da sciogliere degli intricati rapporti tra servizi segreti francesi, Stato islamico e forze della Coalizione internazionale. Numerose inchieste hanno individuato alcuni inquietanti legami tra alcune cellule dell’Isis e dirigenti della Lafarge che, a quanto rivelato dai giornali e confermato anche dalla procura francese, avrebbero versato delle tangenti ad alcuni gruppi terroristi per continuare a lavorare nello stabilimento di Jalabiya. I giornalisti di Le Monde avevano addirittura trovato un lasciapassare dato dalle cellule dell’Isis ai camionisti che trasportavano cemento dall’impianto proprio per evitare che i miliziani fermassero il trasporto. Come riportò il Fatto Quotidiano, il messaggio contenuto nel lasciapassare non dà adito ad alcun tipo di dubbio: “Si pregano i fratelli combattenti di lasciar passare ai checkpoint questo veicolo che trasporta il cemento di Lafarge, sulla base di un accordo che abbiamo concluso con quell’impianto”. Un documento che ha incastrato tutto il gruppo (poi diventato svizzero a seguito della fusione del 2015 con la Holcim), tanto che la magistratura transalpina ha voluto vederci chiaro.

I governi francesi hanno sempre mostrato una certa dose di imbarazzo nel dare spiegazione. L’inchiesta del resto è una vera e propria spina nel fianco per Emmanuel Macron e per il suo predecessore, François Hollande, che per molti anni hanno continuato a operare in Siria e a non far luce su questo mistero che potrebbe anche voler dire che Parigi ha visto (e forse tollerato) passaggi di denaro dai dirigenti francesi allo Stato islamico vicino Aleppo. L’ex ambasciatore francese in Siria, Eric Chevallier, ha continuato a ribadire per anni di non aver tenuto incontri con i dirigenti di Lafarge. Testimonianza ben diversa da quella di Christian Herrault, che all’epoca era dirigente di Lafarge, e che invece ha rivelato che ogni sei mesi i rappresentanti facevano visita ai rappresentati del Qaui d’Orsay, la sede degli Esteri di Parigi. E che per molto tempo da Parigi è arrivata una sola indicazione: rimanere a operare in Siria.

Che questi incontri siano avvenuti o meno, quello che è certo è che il pagamento c’è stato (si parla di una tangente di 123 milioni di euro). Come è altrettanto vero che i reparti speciali francesi hanno preso possesso dell’ex cementificio trasformandolo nella base dei servizi segreti della Francia nel nord-est della Siria. Il Dgse non poteva ovviamente non sapere cosa fosse quel cementificio. E come gli Usa hanno bombardato la base americana a Kobane, prima che le milizie filo-turche (o i russi) arrivassero nell’area, così hanno fatto i due F-15 con la base di Jalabiya. Un raid che può rivelare molto sui segreti di Macron.

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