Quell’intrigo di spie (russe) a Davos

Tages-Anzeiger di Zurigo . I due hanno prontamente esibito i loro passaporti diplomatici, fatto alquanto strano per due idraulici stranieri, e pertanto sono stati immediatamente rilasciati.

Paolo Mauri 22.1. 2020 ilgiornale.it –lettura 3’

inside the news Over the world. Davos è una cittadina svizzera nel cantone dei Grigioni che in queste ore è sede dell’annuale World Economic Forum, manifestazione che attira più di tremila persone tra capi di Stato e di governo e magnati della finanza globale. Un tale assembramento di personalità di altissimo livello del mondo occidentale, e non solo, attira gli occhi del mondo. E non ci riferiamo solamente a quelli della stampa. A quanto sembra occhi molto più indiscreti, nei mesi scorsi, si sono puntati sulla località sciistica svizzera, occhi che appartengono ai servizi di intelligence e in particolare a quella russa.

Come riportato originariamente dal Tages-Anzeiger di Zurigo, e poi ripreso da altre testate, lo scorso agosto la polizia elvetica ha fermato due cittadini russi, apparentemente due idraulici, durante un controllo di routine. I due hanno prontamente esibito i loro passaporti diplomatici, fatto alquanto strano per due idraulici stranieri, e pertanto sono stati immediatamente rilasciati.

La polizia cantonale afferma che i due “diplomatici” addetti all’idraulica russi si trovavano a Davos “da troppo tempo”, lasciando intendere quindi che i due fossero in qualche modo sotto controllo da parte delle autorità locali e pertanto smentendo la loro stessa versione del “controllo di routine” effettuato quasi per caso, ma hanno però negato che la presenza dei due fosse in qualche modo legata al World Economic Forum: probabilmente una scelta dettata dalle delicate condizioni contingenti.

Di avviso diverso è il quotidiano svizzero, che scrive, in un articolo molto dettagliato, che i due falsi idraulici erano due spie di Mosca che stavano cercando di installare, negli hotel e chalet che avrebbero visto la presenza delle delegazioni internazionali, apparecchi di sorveglianza in grado di ascoltare le conversazioni private tra i futuri partecipanti al convegno.

Probabilmente, la scelta di operare ad agosto – mesi prima dell’evento – è stata dettata dalla convinzione che avrebbero dato meno nell’occhio, ma il loro intrattenersi a Davos più del tempo necessario per dei normali lavori “di idraulica”, ha insospettito la polizia elvetica.

Le autorità russe smentiscono categoricamente. Maria Zakharova, portavoce ufficiale del ministero degli Esteri di Mosca, prende le distanze da quanto accaduto negando di esserne a conoscenza, mentre la missione diplomatica russa presso l’Onu a Ginevra parla di “fake news” affermando anche che si tratta di un altro articolo “antirusso pieno di ridicoli clichés”.

Sarà forse così, però è un fatto che i due “idraulici” abbiano esibito passaporti diplomatici e siano rientrati in Russia abbastanza alla svelta. Sembra anche che, come detto dagli stessi servizi di sicurezza elvetici, nel 2018 almeno un diplomatico russo su quattro fosse in realtà una spia.

La Svizzera sembra quindi essere crocevia dello spionaggio internazionale, ed in particolare di quello russo, come nella più classica delle spy story. Sebbene la Guerra Fredda sia finita da un pezzo – ma una nuova e molto diversa ne ha preso il posto oggi – la Confederazione Elvetica è stata al centro diverse operazioni di intelligence da parte dei russi, ovviamente non andate a buon fine se ne siamo oggi a conoscenza.

A metà dello scorso anno, per esempio, due uomini del Gru (Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie), il servizio informazioni delle Forze Armate russe, sono stati fermati a Spiez. Gli agenti russi portavano con loro strumenti sofisticati per l’intercettazione e l’hacking e la loro presenza nella cittadina sul lago di Thun era stata ricollegata a interessi riguardo allo Spiez Laboratory.

Nei laboratori di Spiez erano state condotte le analisi chimiche sui campioni raccolti a Salisbury, in Inghilterra, la città che era stata protagonista del tentato omicidio dell’ex spia russa Sergei Skripal, che hanno identificato l’agente nervino Novichok di fabbricazione sovietica. Cosa facessero i due agenti a Spiez non è dato saperlo, ma è probabile che proprio i laboratori di analisi chimica fossero al centro della loro attenzione.

Quello che è certo è che i servizi russi sembrano non passarsela molto bene almeno per quanto riguarda il fronte europeo. Forse per la mancanza di fondi o forse per una questione di ristrutturazione interna alcune importanti operazioni sono state scoperte o comunque non sono andate a buon fine. Lo stesso Skripal, ad esempio, non è stato ucciso e gli agenti che hanno provato ad assassinarlo sono stati scoperti; altri agenti che hanno cercato di hackerare l’Opcw (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons) sono stati arrestati dalla polizia olandese; il già citato episodio dei due agenti scoperti in Svizzera davanti ai laboratori Spiez; il Monde e il New York Times hanno pubblicato i nomi di due unità operative del Gru che si nascondono tra le città dell’Alta Savoia per organizzare operazioni sotto copertura in Europa, ora infine i due fantomatici “idraulici” a Davos.

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