EUROPA ORE 7 Le esitazioni di Scholz danneggiano l'Ucraina e l'Ue Berlino non sta bloccando l'invio solo dei suoi carri armati,

ma blocca anche la riesportazione dei Leopard 2 verso Kyiv da parte di altri paesi europei. Le implicazioni della mancata decisione tedesca vanno ben oltre il conflitto in Ucraina: è la capacità stessa dell'Ue di essere un attore geopolitico a essere in gioco

DAVID CARRETTA 23 GEN 2023 ilfoglio.it lettura5’

Annalena Baerbock si trova in una posizione complicata al Consiglio Affari esteri. Gran parte dei ministri degli Esteri intende chiedere conto alla loro collega tedesca della mancata decisione del cancelliere Olaf Scholz di liberare i carri armati Leopard 2 per aiutare l'Ucraina nella guerra lanciata dalla Russia.

La riunione di venerdì a Ramstein del Gruppo di contatto in difesa dell'Ucraina si è conclusa con molti annunci di nuove forniture di armi. Ma non c'è stato l'annuncio più atteso sui carri armati da combattimento: il ministro tedesco della Difesa, Boris Pistorius, ha spiegato che “nessuna decisione è stata presa” sui Leopard. La scusa ufficiale – che sfiora il ridicolo – è che il governo di Berlino non sa quanti carri armati ha nei suoi depositi e in quale stato si trovano. “E' una vera tragicommedia”, ha detto il viceministro ucraino degli Esteri, Andrij Melnyk. Pistorius ha spiegato che verrà fatto un censimento dei Leopard 2, ma "non possiamo dire oggi quando e quale sarà la decisione sui carri armati Leopard".

Baerbock ieri ha annunciato un piccolo cambio di rotta: la Germania non si opporrà se la Polonia o altri decideranno di inviare i loro Leopard in Ucraina. "Se ci venisse posta la questione, non ci opporremmo", ha detto il ministro tedesco. "Ho ben compreso quanto questi carri armati siano importanti", ha spiegato Baerbock in un'intervista a Lci: "Quello che vogliamo fare è liberare il territorio ucraino". Le implicazioni della mancata decisione tedesca vanno ben oltre il conflitto in Ucraina: è la capacità stessa dell'Ue di essere un attore geopolitico a essere in gioco a causa dell'esitante Scholz.

La prima e principale conseguenza della mancata decisione della Germania riguarda l'Ucraina. Quasi tutti gli osservatori danno per scontato che, come accaduto ogni volta dall'inizio della guerra, Scholz alla fine dovrà acconsentire alla fornitura dei Leopard 2. Berlino non sta bloccando l'invio solo dei suoi carri armati, ma anche la riesportazione dei Leopard 2 verso Kyiv da parte di altri paesi europei. Questo carro armato da combattimento è considerato tra i più affidabili della Nato, di facile manutenzione e che ne sono circa duemila negli stock europei (di cui circa 350 in Germania). Un altro vantaggio è la possibilità di garantire un flusso continuo di munizioni per i Leopard 2 che dovrebbero operare in Ucraina. La fornitura dei Leopard è considerata urgente per due ragioni: il rischio crescente di una nuova offensiva della Russia prima della primavera e la necessità per Kyiv di lanciare una nuova controffensiva per recuperare altro territorio occupato. I continui ritardi dovuti all'indecisione tedesca – la richiesta ucraina dei Leopard era stata avanzata mesi fa – hanno un costo militare e umano. “L'indecisione di oggi sta uccidendo sempre più persone”, ha spiegato Mykhailo Podolyak, il consigliere del presidente Volodymyr Zelensky: “Ogni giorno di ritardo significa la morte di ucraini. Pensateci più velocemente”.

La seconda conseguenza riguarda la tenuta della coalizione pro Ucraina. A prescindere dalle motivazioni – il tradizionale pacifismo tedesco, la Ostpolitik della Spd, la volontà di non far perdere la guerra alla Russia - Scholz di fatto ha preso in ostaggio gli alleati europei e americani. La critica più virulenta è arrivata dalla Polonia. "L’atteggiamento della Germania è inaccettabile. È passato quasi un anno dall’inizio della guerra. Ogni giorno muoiono persone innocenti. Le bombe russe stanno provocando la distruzione nelle città ucraine. Obiettivi civili vengono attaccati, donne e bambini vengono assassinati", ha detto il premier Mateusz Morawiecki all'agenzia Pap, spiegando di aspettarsi "una chiara dichiarazione" di Berlino sul via libera alla fornitura di Leopard 2 da parte di altri paesi. "Metteremo insieme una piccola coalizione di paesi pronti a donare parte delle loro attrezzature moderne, dei loro moderni carri armati, all'Ucraina", ha detto Morawiecki. Dietro le quinte anche l'Amministrazione Biden ha espresso pesanti critiche al governo Scholz. Secondo le rivelazioni della Süddeutsche Zeitung, il segretario alla Difesa, Lloyd Austin avrebbe avuto un “duro scambio di parole” con il capo della cancelleria, Wolfgang Schmidt, mentre il consigliere alla Sicurezza nazionale, Jake Sullivan, se la sarebbe presa con il consigliere di Scholz, Jens Plötner.

La terza conseguenza dello “Scholzing” - il neologismo inventato dal battaglione social della Nafo significa "comunicare buone intenzioni ma allo stesso tempo usare, trovare e inventare scuse per ritardare o impedire (che le buone intenzioni diventino realtà") – tocca l'Unione europea. Per timore di un'escalation da parte della Russia, Scholz ha chiesto agli Stati Uniti di fornire carri-armati Abrams per dare il via libera ai Leopard 2: un modo per non assumersi responsabilità e beneficiare dell'ombrello di protezione americano. Questo significa che la Germania continua a “guardare più a Washington che ai suoi alleati a Bruxelles”, ci ha detto un diplomatico. Sabato i ministri degli Esteri di Estonia, Lettonia e Lituania hanno lanciato un appello a Berlino a "fornire da subito" i carri armati invocando "la responsabilità particolare" della Germania in quanto "prima potenza europea". Se la Germania non è disponibile a un ruolo di leadership per difendere l'Ucraina, l'Ue può dire addio ai sogni di autonomia strategica e alla velleità di essere un attore geostrategico significativo.

Sul Foglio abbiamo spiegato che la riunione di Ramstein era il banco di prova della volontà dell'Europa di far vincere la guerra all'Ucraina. I carri armati Leopard non basteranno: come ha detto l'ex premier finlandese, Alexander Stubb, serve un “Whatever it takes” sugli aiuti militari e finanziari. Al di là dello scontro sui carri armati, a Ramstein ci sono stati dei passi avanti sulla difesa aerea (diverse batterie Patriot), sui blindati da combattimento leggeri (Bradley, Amx e Marder) e sistemi di artiglieria (la Danimarca ha ceduto tutti e 19 i suoi Caesar, la Svezia invierà gli Archer). Ma rimange una serie di falle che minano la causa della vittoria dell'Ucraina, in particolare sulle munizioni, sulla portata dei missili e sugli aerei.

E' dallo scorso maggio che l'Ue parla del problema degli arsenali che si stanno svuotando, ma non è ancora riuscita a mobilitare la sua industria militare per la produzione sia delle armi pesanti, sia delle munizioni. Sin dall'inizio della guerra l'Ucraina ha chiesto aerei per riprendere il controllo totale dei cieli. La Slovacchia ha detto di essere disponibile a fornire vecchi Mig 29. Nel suo discorso a Ramstein, Zelensky ha detto di contare sul fatto “che la vostra prossima riunione entrerà nella storia come la Ramstein degli F16 e dei missili a lunga gittata”. Ieri, celebrando con Emmanuel Macron i 60 anni del trattato dell'Eliseo, Scholz ha assicurato che Germania e Francia continueranno “a fornire all'Ucraina tutto il sostegno di cui avrà bisogno fino a quando sarà necessario”. Il principale ostacolo è lo “Scholzing”.

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