Sovranismi Trump si vuole comprare Gaza ma forse non invaderà il Canada

Gli attenti esegeti che invitano a prenderlo «sul serio, non alla lettera» devono essersi dimenticati di avvertire Hamas,

Francesco Cundari 11 Febbraio 2025 linkiesta.it lettura2’

scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Un vecchio insegnamento che si sente spesso ripetere nelle redazioni recita: «Se non c’è il titolo, non c’è il pezzo». Non sono certo che sia sempre vero, in compenso sono abbastanza sicuro che a volte, come in questo caso, basterebbe solo il titolo, senza bisogno di aggiungere il pezzo. Al massimo una didascalia, che è più o meno quello che intendo fornire con queste righe, al solo scopo di evitare l’impressione che il titolo qui sopra sia una mia trovata più o meno spiritosa, o anche solo una forzatura, o una versione romanzata della realtà. Niente affatto.

In un’intervista andata in onda ieri su Fox News, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che nel suo piano per fare di Gaza «la riviera del Medio Oriente» non è previsto un diritto dei palestinesi a ritornare nella striscia, di cui per sicurezza e praticità ritiene anzi gli Stati Uniti debbano entrare direttamente in possesso. E ha anche confermato che quando ha parlato del Canada come cinquantunesimo stato americano faceva proprio sul serio. Talmente sul serio che il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Mike Waltz, già domenica, in un’intervista alla Nbc, aveva dovuto seriamente pronunciare le seguenti parole: «Non penso ci sia alcun piano di invadere il Canada».

Parlando dell’amministrazione Trump, naturalmente, bisognerebbe prima mettersi d’accordo su cosa intendiamo con «serio». E non lo dico tanto pensando alla vecchia e purtroppo sempre più attuale battuta di Ennio Flaiano – la situazione è grave ma non seria – quanto a quel precetto di ermeneutica trumpiana che si sente ripetere così spesso in questi giorni, secondo cui il presidente americano andrebbe preso sul serio, ma non alla lettera.

Un concetto molto di moda tra i più sofisticati esegeti di Trump, non solo negli Stati Uniti, che evidentemente però devono essersi dimenticati di spiegarlo come si deve alle milizie di Hamas. La prima drammatica conseguenza delle sue ultime, deliranti e criminali dichiarazioni attorno al proposito di deportare due milioni di palestinesi dalla loro terra, infatti, è stata la decisione di Hamas di sospendere il rilascio degli ostaggi, mettendo a rischio la tenuta della tregua con Israele, che del resto Benjamin Netanyahu non vede l’ora di lasciarsi alle spalle, anche per non perdere il sostegno dei partiti di estrema destra al suo governo.

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