Alla derivaL’Europa si sta già confrontando con l’ipotesi di un attacco russo. Per il Financial Times,
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l’Ue pensa che Trump accetterà di ritirare le truppe dai Paesi Baltici e forse ancora più a Ovest. Insomma, siamo nei guai e siamo pure tragicamente soli
Francesco Cundari 18.2. 2025 linkiesta.it lettura2’
scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette
L’impressione che l’iniziativa diplomatica di Donald Trump sull’Ucraina non rappresentasse altro che un clamoroso riposizionamento degli Stati Uniti al fianco di Vladimir Putin non ha richiesto molto tempo per essere confermata. Non c’è stato nemmeno bisogno di aspettare il tweet di ieri sera in cui Elon Musk metteva le parole «Ecco come si presenta una leadership competente» a corredo di un video che mostrava l’arrivo all’aeroporto di Ryad del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Non fosse bastata la telefonata tra Trump e Putin, la piena riabilitazione internazionale dell’autocrate russo mentre continua a bombardare l’Ucraina e la dichiarata intenzione di decidere con lui i destini di quel paese senza nemmeno invitare le vittime al tavolo del negoziato, il discorso di JD Vance alla conferenza di Monaco ha tolto ogni dubbio residuo. E spinto Emmanuel Macron a convocare il vertice urgente che si è tenuto ieri a Parigi, al quale ha dovuto partecipare anche una riluttante Giorgia Meloni, sempre più incerta su come e quanto mantenere quel minimo di ambiguità che finora ha fatto la sua fortuna in Europa. Impresa tanto più ardua dinanzi ai nuovi attacchi russi a Sergio Mattarella, attraverso la solita portavoce, e anche ai siti internet di varie aziende italiane, attraverso i soliti hacker (ma forse Vance li definirebbe liberi pensatori russi che devono poter esprimere il proprio dissenso).
Il vertice europeo non sembra avere concluso molto, la sintesi dei giornali recita: accordo sull’aumento delle spese militari, disaccordo sulle truppe europee da mandare sul terreno. Ma il contesto appare ormai drammaticamente chiaro. Scrive Gideon Rachman sul Financial Times: «Putin vuole che le truppe della Nato vengano rimosse dall’intero ex impero sovietico. I dirigenti europei ritengono che Trump probabilmente accetterà di ritirare i soldati statunitensi dai Paesi Baltici e forse ancora più a ovest, lasciando l’Ue vulnerabile davanti a un esercito russo che, secondo i governi della Nato, si sta preparando per un conflitto più ampio, che andrà oltre l’Ucraina». Insomma, siamo nei guai. E noi italiani, contrariamente alla vulgata conformista sui grandi successi internazionali di Giorgia Meloni, siamo nei guai più di tutti, con una presidente del Consiglio che da un lato si atteggia a fiero difensore della libertà ucraina, per di più dopo avere partecipato per anni a tutte le campagne contro le sanzioni europee alla Russia seguite all’annessione della Crimea, dall’altro invita gli altri governi europei a non irritare Trump e non nasconde nemmeno di condividere le parole di Vance a Monaco (un concentrato di putinismo di cui ho già parlato qui ieri). Evidentemente proprio a lei pensa l’editorialista del Financial Times, quando osserva che, al punto cui siamo arrivati, «affidare infrastrutture critiche a Musk creerebbe una nuova ed enorme vulnerabilità». E arriva addirittura a scrivere che «nelle circostanze attuali, sarebbe una follia» pensare di cedere alle pressioni trumpiane per acquistare dagli Stati Uniti le armi necessarie a colmare il ritardo europeo sulla difesa. Insomma, siamo nei guai e siamo pure tragicamente soli.


