Apriamo gli occhi prima che sia troppo tardi. L’attentato antisemita a Sydney e la guerra globale

contro gli ebrei: basta tollerare slogan genocidiari, basta dire “Si ma Israele…”

Claudio Velardi. 15.12. 2025 alle 13:00ilriformista.it lettura 2’

Dopo la strage di ieri in Australia, dove padre e figlio di origini pachistane hanno ucciso almeno 15 persone, ferendone oltre 40, durante la festa ebraica di Hannukah in corso sulla spiaggia Bondi Beach a Sydney, noi ormai non possiamo non vedere e non sapere che è in atto una guerra contro gli ebrei.

Un guerra che è diventata globale e noi non possiamo fare come fecero i nostri padri e nonni nel 1938, quando il mondo minimizzava quello che accadeva agli ebrei, quando ci si voltava dall’altra parte e si diceva ‘non succederà qui’. Invece è il momento di decidere da che parte stare, dicendo parole chiare e ferme sui politici che tollerano e giustificano slogan genocidari, su coloro che sistematicamente demonizzano l’unico stato ebraico, sulle ONG, sulle istituzioni internazionali che normalizzano le manifestazioni anti-ebraiche chiamandole proteste. Insomma non possiamo tacere e stare zitti su chiunque tollera quell’odio che ha creato l’ecosistema in cui l’odio diventa azione.

E anche, lo dico pacatamente ma con fermezza, basta con chi usa l’argomento più odioso e vile di tutti, quello di dire “Sì ma a Israele, sì ma a Netanyahu”. Questo è l’argomento più orribile perché quando anche Israele stesse commettendo azioni sbagliate o crimini, e questo non è vero perché Israele non fa altro che difendersi da 80 anni da chi non vuole semplicemente che esista, quando anche succedesse questo, tutto ciò non giustifica che vengano uccise in Australia, dall’altra parte del mondo, decine di persone pacifiche che stanno festeggiando la festa delle luci, la festa della gioia, il miracolo della luce che vince sul buio.

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E allora usciamo, vi prego, dal nostro torpore morale e apriamo gli occhi prima che sia troppo tardi. E scusatemi ancora se uso parole così forti ma vi ripeto: è l’ora di dire basta

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