Senza idee. La sinistra è in silenzio (e la Schlein non sa che fare) mentre a Teheran si muore
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Piazze piene per Gaza, nessuna mobilitazione per gli iraniani: il regime degli ayatollah è visto come un avversario dell'America e di Israele…
Mario Lavia, 13.1.2026 linkiesta.it lettura3’
Piazze piene per Gaza, nessuna mobilitazione per gli iraniani: il regime degli ayatollah è visto come un avversario dell'America e di Israele, tanto basta a paralizzare ogni iniziativa senza capire che quel che conta è fermare le stragi
Blocchiamo tutto? Macché. Il Movimento pro Gaza è rimasto a casa, niente licei okkupati, nessuna Flotilla che salpa: Teheran può bruciare. Anna Paola Concia lo dice senza diplomazie: per una parte della sinistra la rivoluzione khomeinista è intoccabile, e il popolo iraniano — paradosso nel paradosso — guarda a Israele.
Sarà pure una semplificazione, ma il punto resta: nella gerarchia morale del movimentismo occidentale gli ayatollah risultano meno detestabili degli israeliani (degli ebrei?). Perché?
Perché l’America li odia. E siccome l’America è alleata di Israele, il gioco è fatto. Tutto torna, perfettamente, nel Monopoli ideologico di certa sinistra estrema e di pezzi residuali del sindacalismo militante, quelli che scendono (in duecento) a proclamare Maduro presidente legittimo del Venezuela. Tranne pochi appuntamenti (a Milano pochi giorni fa, a Roma sabato prossimo la marcia dei radicali) le piazze sono vuote.
Carlo Calenda ha fatto un appello a tutti per una mobilitazione. Vedremo. La verità è che la resistenza iraniana non è spendibile mediaticamente. I sacchi neri con i cadaveri per le strade di Teheran non competono con le immagini dei bambini di Gaza. Mancano i reporter-star, le avvocatesse dell’Onu, gli intellettuali indignati a ciclo continuo. Khamenei non buca lo schermo, Netanyahu sì. E poi c’è il peccato originale: la teocrazia iraniana è sotto attacco americano. Tanto basta a paralizzare le gambe del Movimento.
Ma parliamoci chiaro, oltre a tutto questo per la sinistra non estremista qui c’è un gigantesco dramma politico: non sa bene che fare. La destra (Donald Trump) sì.
È dentro questa asimmetria che si sta forse addirittura chiudendo, o comunque sta virando, la partita storica tra destra e sinistra su scala mondiale. La sinistra sembra parlare di cose che non esistono mentre a difendere il popolo oppresso è l’America del pazzo della Casa Bianca: lo fa per i suoi interessi ma il risultato non cambia. Un paradosso epocale. Il ribaltarsi imprevedibile della storia. Su un possibile intervento americano, qui su Linkiesta, Francesco Cundari ha rilevato che Elly Schlein dovrebbe dire che «se si tratta di fermare i massacri e aprire la strada a una transizione democratica, certo che sarei favorevole, perché l’unica cosa che conta adesso è fermare le stragi, le esecuzioni, gli arresti di massa e le torture».
Invece la segretaria del Pd ha ribadito la linea tradizionale: «Io non sono mai per azioni militari unilaterali, come ho detto sul Venezuela. Abbiamo le Nazioni Unite, serve un ruolo diplomatico forte che la Ue purtroppo non ha saputo mettere in campo finora». Per Lia Quartapelle, una delle esponenti più intelligenti e moderne del Pd, la linea «passa dal sostegno ai movimenti di liberazione nazionale: dal supporto politico alla società civile, dalla pressione diplomatica coordinata, dalla difesa dei diritti umani come asse centrale dell’azione internazionale».
L’Onu, l’Ue: ma di che parliamo?
La differenza tra un intervento militare risolutivo e la pressione diplomatica e il multilateralismo invocato da Schlein è abissale: se la posta in gioco è la libertà del popolo iraniano non c’è partita su cosa sia più efficace, per quanto possa non piacere. Ricostruire un’idea di “governo mondiale”, come si diceva dopo la caduta del Muro di Berlino, è senz’altro un grande e nobile proposito per il quale lavorare negli anni a venire. Ma i giovani di Teheran stanno morendo adesso. Può storcere il naso e scuotere la testa, la sinistra. Ma una soluzione, oggi, non ce l’ha, ed è in questo deserto di idee che la destra galoppa. Anche tra i sacchi neri di Teheran.


