Vento in poppa. Una vittoria inattesa per la sinistra radicale nella Florida trumpiana
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Angie Nixon per la prima volta un suo membro conquista la nomination di uno dei due grandi partiti per una carica statale
Linkiesta 19.8.2026 lettura3’
Angie Nixon ha vinto le primarie democratiche per il Senato contro Alex Vindman, imponendosi nonostante un’enorme differenza di risorse. È la prima volta che un membro dei Democratic Socialists of America conquista la nomination di uno dei due grandi partiti per una carica statale
La sinistra socialista americana piazza un colpo a sorpresa in Florida, uno degli Stati più solidamente repubblicani degli Stati Uniti. Angie Nixon, deputata statale di Jacksonville e membro dei Democratic Socialists of America (Dsa), ha vinto le primarie democratiche per il Senato contro Alex Vindman, l’ex ufficiale dell’esercito diventato noto per la sua testimonianza nel primo impeachment di Donald Trump. È il più importante successo elettorale mai ottenuto dai Dsa, secondo Axios: per la prima volta un suo membro conquista la nomination di uno dei due grandi partiti per una carica statale.
Il risultato è stato ancora più sorprendente per il divario di risorse tra i due candidati. Nixon ha raccolto circa 975mila dollari, contro i 16,3 milioni di Vindman, e ha speso meno di sessantamila dollari in pubblicità durante le primarie, mentre il suo avversario ne ha spesi più di due milioni. Nixon ha però costruito negli anni una solida rete di consenso a Jacksonville, dove ha ottenuto circa l’ottanta per cento dei voti, riuscendo poi a imporsi anche in altre aree dello Stato, comprese Miami-Dade, Orlando e alcune città universitarie.
«Questa vittoria è per i piccoli», ha detto Nixon festeggiando davanti ai suoi sostenitori a Jacksonville. La sua candidatura rappresenta un test particolarmente significativo perché arriva in uno Stato nel quale i repubblicani hanno fatto della contrapposizione al socialismo uno dei propri principali temi politici. Nixon, ex organizzatrice sindacale, ha aderito al Dsa durante la campagna e ha costruito la propria carriera politica opponendosi alle politiche della destra statale, a partire da quelle dell’ex governatore Ron DeSantis.
La sua vittoria si inserisce in una serie di risultati favorevoli alla sinistra democratica nelle primarie di quest’anno. Il New York Times scrive che è l’ultima affermazione dell’ala sinistra del partito, dopo la vittoria di Abdul El-Sayed nelle primarie per il Senato in Michigan e la sconfitta di misura di Francesca Hong nelle primarie governatoriali del Wisconsin. Nixon, inoltre, non aveva ricevuto l’appoggio né di Bernie Sanders né di Alexandria Ocasio-Cortez: tra i suoi sostenitori c’erano invece Maxwell Frost, Rashida Tlaib, Ilhan Omar e Ayanna Pressley.
La vittoria di Nixon non significa però che la Florida sia diventata improvvisamente contendibile per i democratici. Alle elezioni di novembre dovrà affrontare una strada molto difficile, ma il risultato della notte ha già fatto scattare la reazione dei repubblicani, che prevedibilmente proveranno a trasformare l’appartenenza di Nixon ai Dsa nel principale argomento contro di lei. «Sappiamo che gli attacchi stanno arrivando», ha detto la candidata nel discorso della vittoria.
La serata ha però prodotto sorprese anche fuori dalla Florida. In Wyoming, uno degli Stati più trumpiani d’America, la candidata sostenuta dal presidente per la carica di governatore, Megan Degenfelder, è stata sconfitta dal senatore statale Eric Barlow: nel 2024 Trump aveva vinto qui con quarantasei punti di margine, il risultato più largo ottenuto in qualsiasi Stato. In Alaska, invece, la primaria nonpartisan per il Senato ha promosso alla sfida decisiva il repubblicano Dan Sullivan e la democratica Mary Peltola, in una gara cruciale per il controllo della maggioranza al Senato. E tornando alla Florida, Trump ha dovuto incassare altri due passi falsi: il suo candidato Cory Mills è stato sconfitto nelle primarie per la Camera, mentre l’imprenditrice Catalina Lauf ha perso la corsa per la nomination a una circoscrizione in cui era candidato anche Byron Donalds, che ha invece ottenuto la nomination repubblicana per la carica di governatore. Il New York Times sottolinea così un dato della serata: l’endorsement di Trump resta una forza enorme nelle primarie repubblicane, ma non è più una garanzia automatica di vittoria.


