TRIONFO AfD IN GERMANIA: 43.8% | Disastro Merz, CDU-SPD puniti

su guerra alla Russia e sicurezza. %. È una spallata al sistema-Merz. BSW sarà condizionante

Claudia Schneider 7.9.2026, ore 06:00 sussidiario,net lett5’

Alternativa per la Germania (AfD) si impone in Sassonia-Anhalt con il 43,8%. È una spallata al sistema-Merz. BSW sarà condizionante

È stato uno scossone. Resta in piedi, per ora, il Brandmauer, il “muro di fuoco” eretto contro Alternativa per la Germania (AfD) dai partiti di sistema. A differenza di prima, tuttavia, la crepa c’è. È significativo che proprio la domenica delle elezioni sul quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung sia apparsa un’intervista politica a Andreas Rödder, storico e figura di riferimento della CDU, con ottime relazioni con i neocon USA, in cui non si escludono possibili accordi di governo di scopo con AfD. Una prospettiva che appare superata alla luce dei risultati.

Sono state elezioni regionali, in un Land della ex Germania Est, con una partecipazione al di sopra di ogni aspettativa (80%). Il meccanismo elettorale della Sassonia-Anhalt è abbastanza complesso, ma, al di là della questione di chi governerà quella regione, il dato politico, ovvero la ricaduta sul governo federale, è evidente. La sconfitta della coalizione di governo Unione-SPD è andata oltre ogni misura, con AfD che si attesta al 43,8%.

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È una percentuale alta, che però non dà automaticamente ad AfD il governo della Sassonia-Anhalt, dove vige una legge elettorale proporzionale personalizzata con 120 seggi ordinari assegnati sulla base di un sistema misto, per cui ogni elettore dispone di due voti: il primo (Erststimme) serve a eleggere un candidato nel proprio collegio uninominale, il secondo (Zweitstimme) avviene su una lista e determina la quota proporzionale, che prevede comunque una soglia di sbarramento al 5%.

Il 43,8% da solo non garantisce ad AfD il governo del Land. E qui entrano in gioco i tatticismi, con una inevitabile valenza politica sul governo federale, e quindi anche il cosiddetto “muro di fuoco” anti-AfD. Reggerà?

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In Sassonia-Anhalt i numeri dicono che c’è una possibile alleanza: BSW ha ottenuto il 5,3%, che equivale a 5 seggi nel parlamento regionale e si è detto pronto a collaborare. Mentre una coalizione comprendente tutti i partiti contro AfD è da ritenersi impossibile. Solo le trattative potranno dire se BSW rinuncerà alle pregiudiziali sul candidato ministro-presidente Ulrich Siegmund (AfD).

AfD si è imposta contro un vero muro ideologico in cui preoccupazioni reali si mescolano tuttora ad una tempesta di calunnie.

La prima di esse è che AfD sarebbe un partito neonazista, idea che è stata fatta passare soprattutto all’estero e che è arrivata anche sulla stampa italiana. Ovviamente non è così. La Germania ha ancora quel che resta della vecchia NPD (Partito Nazionaldemocratico della Germania), messa parzialmente al bando dalla Corte Costituzionale nel 2017 per un programma con idee prossime al nazionalsocialismo, ma che va avanti senza alcun successo elettorale con un nuovo nome.

Con le sue correnti interne e un programma ancora fluido, AfD è un partito sostanzialmente di protesta contro un sistema che ormai non funziona più e che non accetta di mettersi in discussione. La SPD, che ha alle spalle i grandi sindacati, esce da questo voto mantenendo il suo zoccolo duro, ma, ridotta ai minimi termini, paga il suo assenso alle politiche neoliberiste di Merz, inclusa l’impopolare riforma delle pensioni e del mercato del lavoro.

L’Unione sconta pesantemente le promesse non mantenute in materia di sicurezza e, ancor di più, la logica bellicista a cui si è ormai completamente abbandonata, dimentica delle devastazioni e dei lutti che la Germania ha portato al mondo intero con le due ultime guerre mondiali.

Quanto alla questione della sicurezza, è successo quel che era prevedibile: le classi sociali più deboli non hanno compreso la logica dell’accoglienza indiscriminata portata avanti per anni dai partiti di sistema, Unione e SPD, ma anche i Linke.

Quella che doveva essere solidarietà ha finito per rovesciarsi nel suo contrario a fronte del dilagare della microcriminalità, della presenza di zone franche come le grandi stazioni ferroviarie (si vedano Amburgo e Francoforte) dove spaccio, violenza e furti sono all’ordine del giorno.

Poi ci sono la “scuola che accoglie”, dove il mestiere di insegnante è a rischio della vita, e un ministero degli Interni che sta praticamente regalando passaporti tedeschi a immigrati senza nessuna intenzione di integrarsi. La solidarietà e l’accoglienza dovrebbero essere un’altra cosa e gli elettori lo stanno comunicando per quanto è loro concesso.

Il quadro, poi, è quello di una crisi dell’apparato industriale tedesco, con chiare ricadute occupazionali, che non ha precedenti nel secondo dopoguerra e a cui AfD dà la risposta più concreta e ovvia: riprendere le relazioni con la Russia e, soprattutto, con buona pace degli USA, tornare a importare gas a buon mercato.

Questo a fronte di un governo Merz che insiste invece sulla logica del “prepariamoci alla guerra con la Russia”, ovvero al suicidio definitivo della Germania. I tedeschi, malgrado la mobilitazione di giornali e televisioni e la criminalizzazione di tutto quello che è russo, la guerra non la vogliono e stanno cercando di dirlo con il loro voto, dato non solo a AfD, ma anche al BSW e ai Linke.

Il candidato presidente della Sassonia-Anhalt Ulrich Siegmund (s) e il presidente del gruppo parlamentare AfD Tino Chrupalla (Ansa/EPA/FILIP SINGER)

Anche l’episodio di Lipsia, con un drone giocattolo che non è esploso “perché non ha funzionato”, con l’attribuzione dell’attentato non riuscito ai russi, ha avuto l’effetto contrario. Malgrado il bombardamento mediatico della grande stampa di sistema e delle televisioni, nessuno ci ha davvero creduto. Lipsia, poi, è in Sassonia, proprio ai confini con la Sassonia-Anhalt, e su certi temi le popolazioni di quei Länder sono particolarmente sensibili, vista la loro storia recente: decenni di DDR hanno creato gli anticorpi per resistere ai meccanismi della propaganda, anche quella di Merz.

Le bugie sul North-Stream, come quelle sul presunto attentato all’aereo della von der Leyen in Bulgaria, si sommano a quelle attuali sul drone all’aeroporto di Lipsia. Che falliti, questi russi, che combattono con le pale e spediscono droni difettosi sugli aeroporti tedeschi! Gli elettori proprio non riescono a crederci e l’ennesima bufala propagata dai media filogovernativi (quindi quasi tutti) non ha spostato nemmeno un voto.

Servirebbe altro per muovere il consenso dei cittadini, anche se a Merz del consenso degli elettori interessa solo relativamente. Ma “relativamente” non è uguale a nulla e oggi siamo in molti a chiederci a chi obbedisca il cancelliere, a quale gioco indicibile si stia prestando nel portare la Germania alle soglie della guerra aperta con la Russia e quanto ancora rimarrà attaccato alla sua poltrona.

Chi tira i fili del governo Merz e di una Germania solo parzialmente sovrana potrebbe anche decidere che è ora di sostituirlo, e qualcuno nel suo partito già affila i coltelli.

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