Caschi blu digitali L’Onu non ferma le guerre, ma sull’intelligenza artificiale può ancora servire a qualcosa

..sull’IA posso ancora facilitare un coordinamento tra le maggiori potenze tecnologiche

Christian Rocca 22.9.2026 linkiesta.it lettura3’

Le Nazioni Unite, che oggi aprono l’ottantunesima sessione della loro storia a New York, sono da tempo un’istituzione multilaterale pressoché inutile, quando non dannosa (valgano, per tutti, gli orrori compiuti dai dipendenti delle Agenzie per i rifugiati palestinesi). L’Onu è emblematicamente incapace di affrontare le grandi questioni internazionali che, specie negli ultimi anni, hanno messo a rischio la pace e la sicurezza globale. Ogni volta che c’è un conflitto, l’Onu si gira dall’altra parte, o al massimo strepita. Avete per caso mai visto l’Onu impegnarsi per fermare l’aggressione russa all’Ucraina cominciata nel 2014, e che ormai ha superato la durata della Seconda Guerra mondiale? Lo stesso vale per la guerra insensata di Donald Trump all’Iran, per il 7 ottobre, per Gaza.

Governare un’organizzazione multilaterale composta da 193 paesi, cinque dei quali hanno il diritto di bloccare ogni iniziativa, è una missione impossibile. Tanto più che due di questi cinque paesi, Russia e Cina, sono tradizionalmente gli agenti del caos internazionale, mentre gli Stati Uniti degli ultimi anni hanno abbandonato il compito di poliziotto del mondo, con cui molto spesso hanno risolto l’impasse dell’Onu, per assumere il ruolo di protagonisti del disordine globale.

Parallelamente al declino della funzione originaria dell’Onu, anche le formidabili iniziative politiche per affiancarle un’Alleanza delle democrazie hanno perso slancio, proprio adesso che un autorevole forum multilaterale in grado di risolvere le controversie internazionali servirebbe come mai è servito nella storia recente.

Eppure le Nazioni Unite hanno ancora a disposizione un’ultima chance per restare rilevanti. Non per fermare l’imperialismo russo, purtroppo. Né quello cinese, figuriamoci quello padronale di Trump, anche perché la Casa Bianca le tiene sotto scacco lesinando i finanziamenti necessari a mantenerle.

La questione che potrebbe far tornare grandi le Nazioni Unite è quella dell’intelligenza artificiale. Le Nazioni Unite stanno provando a trasformare il dibattito sulla sicurezza dell’Ia in un sistema permanente di governance internazionale, partendo da un principio semplice: la regolamentazione nazionale è necessaria, ma non è sufficiente per governare una tecnologia i cui rischi e benefici attraversano le frontiere.

António Guterres ne parlerà in questa sessione, ma già due anni fa gli Stati membri hanno adottato il Global Digital Compact, all’interno del Pact for the Future, impegnandosi a rafforzare la cooperazione internazionale sull’Intelligenza artificiale. L’anno scorso, invece, l’Assemblea generale ha istituito un “Independent International Scientific Panel on AI” e un “Global Dialogue on AI Governance”, un panel scientifico per fornire ai governi le informazioni sulle capacità, le opportunità e i rischi dell’Ia, e un forum aperto ai 193 Stati membri, più imprese, ricercatori e società civile, per cercare punti di convergenza sulle regole da adottare.

Il primo rapporto del panel è stato presentato a inizio luglio, seguito dal primo “Global Dialogue on AI Governance” con tremila partecipanti, delegazioni di 163 Paesi e sessanta ministri.

La sfida di Guterres, un segretario generale fin qui parecchio incolore, è quella di facilitare un coordinamento più diretto tra le maggiori potenze tecnologiche, Stati Uniti e Cina, non quella di proporsi come regolatore sovranazionale dell’intelligenza artificiale.

Con interlocutori di polso come Trump e Xi Jinping è improbabile che una mediazione Onu possa avere successo, anche perché i due leader almeno a parole sono contrari a qualsiasi tipo di regolamentazione, anche se sotto traccia sia il regime trumpiano sia quello cinese sono molto preoccupati dagli sviluppi fuori controllo dei modelli di Ia.

L’iniziativa Onu è lodevole, anche se illusoria, perché in caso di ulteriori allarmi sulla super intelligenza e di probabile stallo dei negoziati tra le due grandi potenze, il campo neutro delle Nazioni Unite potrebbe tornare utile.

Il segretario Guterres ha detto che il mondo non può «permettersi una corsa al ribasso sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale» e che «abbiamo bisogno di regole e garanzie che creino fiducia e rendano l’Ia sicura, trasparente e responsabile, ponendo al centro la dignità umana».

Al di là delle velleità di Guterres, questa è una delle poche campagne sensate dell’Onu da molti anni a questa parte. È molto probabile che andrà male anche questa, ma resta una battaglia che vale la pena combattere per evitare l’apocalisse di cui parlano con noncuranza i demiurghi dell’Ia, e per ridare l’onore alle Nazioni Unite.

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