Processo alla rivista Lancet I Nobel contro la bibbia dell’élite medica che tacciò Israele

di “massacro” Pubblicò un duro appello dopo la guerra di Gaza. Ora è la rivista inglese a rischiare il boicottaggio se non ritratta

di Giulio Meotti | 01 Maggio 2015 ore 06:15 Foglio

Roma. “An open letter for the people of Gaza” è stata pubblicata la scorsa estate durante la guerra di Israele contro Hamas. A ospitarla la più prestigiosa rivista medica del mondo, Lancet, che da 192 anni è la bibbia dell’élite scientifica in occidente. A firmarla un gruppo di ventiquattro medici, psichiatri e ambientalisti, in gran parte italiani. Vi si accusava Israele di “massacrare” i palestinesi “con il pretesto di punire i terroristi” e di aver “insultato l’umanità”. Infine, si accusavano i medici israeliani di collusione: “Registriamo con sgomento che solo il cinque per cento dei nostri colleghi accademici israeliani ha firmato un appello al loro governo per fermare l’operazione militare contro Gaza. Con l’eccezione di questo cinque per cento, il resto degli accademici israeliani è complice nel massacro di Gaza”.

La lettera era firmata in gran parte da accademici italiani, come la genetista Paola Manduca, lo zoologo Andrea Balduzzi, il pediatra Bruno Cigliano, il nefrologo Carmine Pecoraro, lo psicologo Guido Veronese e il neonatologo Luca Ramenghi. La lettera venne rilanciata in Italia da Repubblica senza rendere conto delle dure critiche al documento.

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Una lettera che ha trascinato Lancet nella sua peggiore crisi. Numerosi premi Nobel e cinquecento fra medici e scienziati minacciano di boicottare Lancet se non ritratterà quella lettera e accusano la rivista di “incitamento all’odio e alla violenza”. Gli accademici tacciano Reed Elsevier, proprietario di Lancet, di “fallimento abietto”, di “falsità volutamente infiammatorie, omissioni e disonestà”. Fra i firmatari ci sono i premi Nobel Aaron Klug, Sydney Brenner, Roger D. Kornberg, Michael Levitt e Bruce Beutler. Già nel febbraio 2009, Lancet aveva pubblicato un articolo del dottor Swee Ang di Oxford, dal titolo “Le ferite di Gaza”, in cui accusava Israele di prendere “deliberatamente di mira i bambini disarmati”. Intanto però le riviste mediche si schierano con i colleghi di Lancet. Parlando all’Independent, Fiona Godlee, direttore del British Medical Journal, ha detto: “Lancet non dovrebbe ritrattare la lettera aperta”. E’ nato anche un sito web a sostegno della rivista (handsoffthelancet.com). Il direttore di Lancet, Richard Horton, alla guida della rivista da venticinque anni, aveva visitato Israele lo scorso ottobre, nel tentativo di minimizzare i danni. Invano. Allora c’è stato chi, come il professor David Bernstein sul Washington Post, ha chiesto a Horton di dimettersi.

A screditare la rivista è stata anche la presenza, fra i firmatari, di un famoso medico norvegese, Mads Gilbert, che dopo gli attacchi dell’11 settembre dichiarò al Dagbladet: “Gli oppressi hanno il diritto morale di attaccare con qualsiasi arma”.

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