Così la Svezia è diventata una socialdemocrazia che predica contro Israele

Stoccolma accusa Gerusalemme di “esecuzioni extragiudiziarie”. Ebrei nel mirino, dai giornali alle linee aeree

di Giulio Meotti | 08 Dicembre 2015 ore 06:18 Foglio

COMMENTA 1 |   | 

Roma. Per il Global Peace Index, la Svezia è un modello mondiale di uguaglianza e pari opportunità. Stoccolma eccelle soltanto in un particolare tipo di odio, quello nei confronti di Israele. Intervistata dalla Svt2 dopo le stragi parigine del 13 novembre, la ministra degli Esteri, Margot Wallström, aveva detto che “per contrastare la radicalizzazione dobbiamo tornare alla situazione in medio oriente, dove i palestinesi vedono che non c’è futuro per loro e devono accettare una situazione disperata o ricorrere alla violenza”. Frasi liquidate dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, come “sconvolgenti per la loro sfrontatezza”. Socialdemocratica, femminista e umanitarista, eurocommissaria dal 1999 al 2009, ieri Wallström è tornata a demonizzare Israele, accusandolo di “esecuzioni extragiudiziarie” nella Terza Intifada.

“Tutti in Svezia sono contro di noi, c’è una sfacciata tendenza anti israeliana”, ha detto un alto funzionario israeliano al quotidiano Yedioth Ahronoth. Un anno fa, la Svezia è stata ufficialmente il primo paese dell’Unione europea a riconoscere lo “Stato di Palestina”. Intanto, l’antisemitismo fermenta in una parte della società svedese. L’ambasciatore israeliano a Stoccolma, Isaac Bachman, si è sentito chiedere in radio: “Gli ebrei sono responsabili per la crescita dell’antisemitismo?”. Omar Mustafa, leader degli islamici svedesi, ha invitato a “bombardare” Israele (per questo si è dovuto dimettere dai Socialdemocratici). Il governo ha finanziato con 104 mila euro un manuale dal titolo “Colonialismo e Apartheid”, in cui si accusa Israele di pulizia etnica. Il fondo pensione svedese ha disinvestito dalla compagnia israeliana Elbit, minacciando di far fare la stessa fine a Motorola. Nelle scorse settimane, in Svezia, la “Notte dei Cristalli” del 1938 è stata commemorata senza invitare le vittime di allora: gli ebrei.

La principale catena di supermercati svedese, Coop, ha eliminato i prodotti israeliani dagli scaffali dei suoi seicento punti vendita (boicottaggio poi ritirato a causa delle proteste). La compagnia aerea Scandinavian Airlines ha sospeso i voli verso Tel Aviv, a causa della “instabilità politica”. Un film svedese, dal titolo “I morti non hanno ancora nome”, che stabilisce il paragone fra l’Olocausto e la situazione dei palestinesi, è stato incluso nel curriculum scolastico di Göteborg. Le pagine culturali dell’Aftonbladet, il più venduto quotidiano svedese, hanno pubblicato un articolo, senza fonti né prove, in cui si accusa l’esercito israeliano di rubare gli organi ai palestinesi. Dagens Nyheter, il più sofisticato quotidiano svedese, ha pubblicato un editoriale dal titolo “E’ permesso odiare gli ebrei”, in cui l’autore, lo storico delle religioni Jan Samuelson, spiega che l’odio islamico per lo stato ebraico è giustificato. Il Museo nazionale di Stoccolma ha esposto un’opera “d’arte” con la foto di Hanadi Jaradat, la kamikaze palestinese che ha ucciso 21 israeliani in un ristorante di Haifa.

Dopo le stragi di Parigi, la Svezia ha chiuso le sinagoghe, simbolo della grande serrata sulla comunità ebraica. Un documentario per la tv racconta che “molti tra i 600 ebrei rimasti a Malmö hanno paura di uscire dalle loro case e vogliono lasciare la città”. Settant’anni fa, la Svezia di Raoul Wallenberg era il paese europeo più attivo nel salvataggio degli ebrei. Oggi Stoccolma, in nome della sua virtù umanitarista, getta sugli ebrei uno sguardo carico di odio e malizia.

Categoria Estero

Commento

Giovanni • 3 ore fa

Occorre rendersi conto che l'antisemitismo nacque, si sviluppò e vive ancora in Europa. Frutto di un errore storico della Chiesa che per secoli ha identificato il popolo ebraico come deicida e che per prima ne decretò la ghettizzazione. La Germania nazista riaccese un fuoco che durante i secoli si era un po' attenuato. Paesi come Francia, Ungheria, Polonia si distinsero nella caccia agli ebrei. I popoli scandinavi, tutti, pur non raggiungendo certi eccessi fecero in modo da rendere difficile la vita agli ebrei. La Svezia in particolare anche se non entrò in guerra insieme alla Germania, aveva dei forti movimenti filonazisti e relativi movimenti antisemiti. Ancora oggi proliferano varie formazioni che si rifanno al nazismo. Da alcuni anni, poi, la Svezia vive una crisi sociale che è anche la probabile causa di un suo triste record: uno dei più alti tassi mondiali di suicidi fra i giovani. Queste crisi portano spesso alle estremizzazioni, a dover cercare un nemico, a dover individuare una causa esterna per le proprie difficoltà. E chi meglio degli ebrei e del suo popolo può essere identificato come tale? Israele avrà sempre nei popoli europei pochissimi amici e moltissimi nemici. Ci saranno sempre gli ipocriti distinguo, come fanno i politici italiani di essere amici del popolo israeliano ma in disaccordo con i politici israeliani, salvo poi ignorare assassini e tentati omicidi a danno del popolo ebraico o addirittura addossargliene la colpa. A ciò si aggiunga il potere economico del petrolio che sta all'origine dei condizionamenti filoarabi e negli ultimi trenta anni il terrorismo filoislamico. In conclusione l'Europa è purtroppo a tutti gli effetti per Israele un nemico pericoloso e subdolo.

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata