Chi manda e dove le forze speciali in Libia, grazie a voli “segreti”. Esclusiva

Attività militari in aumento in vista di un intervento anti Stato islamico. Le missioni di Washington, Londra e Parigi. Ruolo (e intelligence) dell’Italia

di Daniele Raineri | 17 Dicembre 2015 ore 20:46 Foglio

Roma. Le attività militari occidentali in veste più o meno clandestina incrementano in Libia, in vista di un possibile intervento internazionale contro lo Stato islamico. I libici ne parlano spesso senza distinguere la verità dalla chiacchiera: secondo fonti del Foglio, questi rumors si concentrano su tre siti. Le forze speciali britanniche sono in una base nel golfo di Bumba, vicino a Derna – quindi in una delle zone dell’est dove lo Stato islamico è più forte. Le fonti libiche non specificano dove, ma in quella zona ci sono due basi: una è Camp Bumbah, l’altra più grande è l’aeroporto militare di Martubah tra Tobruk e Derna. Le forze speciali francesi, sempre secondo i rumors raccolti, sono nell’aeroporto militare di Brak al Shati, 500 chilometri a sud della capitale Tripoli, quindi nella regione desertica del Fezzan, dove la Francia ha parecchi interessi – non ultime le miniere di uranio. Le forze speciali americane invece sono nell’aeroporto militare di al Wattiyah, nell’ovest del paese vicino al confine con la Tunisia. Tutte e tre le basi sono sotto il controllo delle forze fedeli al governo di Tobruk – espressione che in teoria da giovedì non ha più significato, perché in Marocco delegati dei due governi libici hanno firmato un accordo per l’unificazione. Ora c’è da aspettare per vedere se funzionerà. I rumors sulle forze speciali sono difficili da convertire in report solidi, ma a volte arrivano conferme. Lunedì 14 dicembre 20 uomini delle forze speciali americane sono atterrati nella base di al Wattiyah e le loro fotografie in abiti civili sono finite sull’account Facebook dell’aviazione libica.

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Secondo alcuni esperti militari sentiti dal Foglio – che preferiscono non essere citati con nome e cognome – dalle immagini è chiaro che non si tratta di una presenza temporanea. Ci sono mezzi sofisticati che non possono essere trasportati sull’aereo C-146 che ha portato gli uomini: per esempio una dune buggy ultraleggera Polaris Mrzr 4 (la Polaris di recente aveva vinto un contratto militare per fornire 1.750 mezzi alle forze speciali americane). E’ possibile che gli uomini della Delta Force fossero lì per una rotazione o un cambio con altri uomini, finito male per mancanza di coordinamento con i libici (si presume che siano Delta Force, perché è l’unità speciale americana che si occupa di Libia). Fonti del Pentagono confermano alla rete americana Nbc che c’è stato un disguido tra l’esercito libico, che di norma gestisce i contatti con le forze speciali americane, e l’aviazione libica, che controlla quella base. E’ un segno di quella frammentazione del paese che minaccia la tenuta dell’unificazione nazionale cominciata ieri. L’aeroporto di al Wattiyah è in una zona controllata da milizie legate agli Emirati arabi uniti, un altro governo che potrebbe essere coinvolto con le sue forze speciali in Libia.

Due note su quell’aereo C-146 in dotazione alle forze speciali americane impegnate nel Mediterraneo. A fine agosto forse per sbaglio lo stesso aereo ha lasciato il transponder di bordo acceso (è l’aggeggio che segnala pubblicamente la presenza di un aereo nei cieli) ed è stato avvistato mentre portava o prelevava forze speciali americane in Tunisia, al confine con l’Algeria – un’area dove c’è traffico di jihadisti. Secondo fonti del Foglio, ci sono uomini delle forze speciali americane embedded con le forze tunisine impegnate in missioni antiterrorismo, per esempio sul monte Mghila al centro del paese. La seconda nota riguarda un aereo americano che ogni giorno parte da una base in Sicilia per andare in ricognizione sopra Libia e Tunisia: il C-146 che lunedì ha portato la Delta Force in Libia non aveva il transponder acceso, ma è arrivato in Libia alla stessa ora di quello che decolla per andare in ricognizione, ed è come se fosse stato scortato in un “volo in coppia”.

 

Il 28 novembre il New York Times ha scritto che commandos americani e inglesi sono in Libia a raccogliere sul campo informazioni sullo Stato islamico. Ieri il quotidiano Times di Londra ha scritto che mille soldati inglesi sono “in standby”, in attesa di partecipare a una possibile missione militare internazionale guidata dall’Italia. Londra si prepara a mandare mille soldati, perlopiù con il ruolo di istruttori per l’esercito del nuovo governo  di unità nazionale (se nascerà davvero), ma ci saranno anche squadre del Sas, le forze speciali, “per dare la caccia ai capi dello Stato islamico in Libia”.

Il Foglio ha scritto il 3 dicembre che una manciata di forze speciali italiane in abiti civili sta facendo lavoro d’intelligence tra Zuwara e Sabratha, nella zona dove ci sono anche gli impianti del colosso nazionale dell’energia Eni (cruciale per la sicurezza nazionale, anche più della manutenzione che sarà fatta dalla ditta Trevi di Cesena alla diga di Mosul). Il lavoro degli incursori italiani in Libia, secondo la fonte del Foglio, è particolarmente apprezzato per l’esperienza e perché sono buoni conoscitori della zona fin dal 2011 e la loro missione risponde anche a una  pressione esercitata dall’America sul governo italiano, in preparazione di un intervento in Libia. Lo Stato maggiore della Difesa ha smentito la presenza di militari italiani in Libia. Martedì 15 dicembre la Stampa ha scritto che esiste un piano italiano per mettere in sicurezza la capitale libica Tripoli con l’impiego di forze speciali e carabinieri – il che esige un lavoro d’intelligence preliminare.

Categoria Estero

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