Sentinelle in piedi. La protesta silenziosa

contro la legge liberticida sull’omofobia

Si chiamano Sentinelle in piedi, e come i Veilleurs francesi si danno appuntamento nelle piazze: rimangono in piedi per un’ora, in silenzio, con un libro in mano (anche stasera, a Roma, alle 17 al Pantheon). Un modo nonviolento per chiedere che non sia negata la libertà di  espressione di chi pensa che il matrimonio riguardi un uomo e una donna e che i figli non debbano deliberatamente essere privati di padre o di madre. Ma se il disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia, già approvato dalla Camera, dovesse passare nell’attuale forma al Senato, a rischiare fino a un anno e mezzo di carcere potrebbe essere anche chi pubblicamente si dichiarasse contrario  all’adozione da parte di coppie omosessuali. Con il passaparola, come per la Manif pour tous Italia, l’iniziativa delle Sentinelle in piedi è andata crescendo negli ultimi mesi. Troppo, per i gusti del gruppo di contestatori che a Perugia le ha aggredite con insulti, ottenendo in risposta il silenzio. A Genova è stata addirittura la regione Liguria, durante la veglia delle Sentinelle del 29 marzo, a esporre la bandiera arcobaleno Lgbt. L’assessore alle Pari opportunità, Lorena Rambaudi, ha spiegato che è stato fatto in segno di “rifiuto di ogni forma di discriminazione e razzismo”. Sarebbe dunque razzismo manifestare contro una legge che appare liberticida anche agli occhi di osservatori laici. Come Michele Ainis, che, sul Corriere della Sera, del ddl Scalfarotto mise in dubbio la stessa costituzionalità. Hanno ragione le Sentinelle: “Vegliamo in silenzio oggi affinché non ci venga tolta la libertà di esprimerci domani”.

Il Foglio, 5 aprile 2014 - ore 06:59

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