Manuale di conversazione Presentazioni librarie

Come fare bella figura in salotto senza sapere quel che si dice

In Italia non legge nessuno, però tutti scrivono. Per questo ne fioriscono sempre di più e nei luoghi più impensabili. E allora, orsi intellettuali o prezzemoli culturali che siate, non potete non avere un'opinione sulle presentazioni librarie

LE PRESENTAZIONI LIBRARIE

- Che palle!

- Hanno lo stesso effetto depressivo del crash post-cocaina.

- Spesso si svolgono sottoterra in ambienti illuminati da neon capaci di far assomigliare a Morticia Addams persino Monica Bellucci. Deplorare.

- Se a presentare si è il doppio di quelli che ascoltano possono essere considerate un successo.

- Ricordarsi sempre di dire che gli autori più sono sconosciuti, più se la tirano. Convenirne.

- Il momento peggiore arriva verso la fine, quando il presentatore chiede se in sala vi siano domande.

- Contestualmente avere fuggevoli visioni della professoressa di matematica alla ricerca di qualcuno che volesse farsi interrogare. (Vedi seguente)

- Alla richiesta del presentatore se vi siano domande, fuggire urlando “No, il dibattito no!”

- A inizio carriera l’autore scrive dediche molto personalizzate. Dopo un certo numero di presentazioni tende a sviluppare alcuni format che declina cambiando solo il nome del dedicatario. Dopo molte presentazioni perde e inibizioni e si limita a firmare le copie. Dopo troppe presentazioni si lascia andare alla formula: “A Tizio, con simpatia”.

- Vivere istanti di autentico terrore allorché si deve fare la dedica a qualcuno di cui non si riesce a ricordare il nome, nonostante lo si conosca da vent’anni. Tirarla per le lunghe nell’irragionevole speranza che riveli il suo nome.

- Il rinfresco di solito fa schifo. Nondimeno individuare i frequentatori seriali che si alimentano quasi esclusivamente di prosecchi di quarta, salatini fané e patatine vizze.

- Frequentarle, perché comunque è cultura.

- La lettura dei brani del libro è la parte più noiosa di una cosa già noiosa di suo; come mangiare la polenta con il pane.

- Cercare di sgamare il presentatore che non ha letto il libro.

- Ricordarsi sempre di dire con malcelato livore che da Fazio ci vanno sempre quei soliti quattro editori.

- Evitarle come la peste per paura di scoprire che il proprio autore preferito nella vita è uno stronzo qualunque.

- Salinger negli ultimi 45 anni di vita non ha fatto nessuna apparizione in pubblico; con il che si dimostra che la cosa importante è che il libro sia bello. (Detta da un editore a un autore per giustificare la mancanza del tour promozionale)

- I parenti dell’autore esordiente, trepidi, in prima fila: abitualmente tremendi.

- Aborrire le librerie. Preferire organizzarle in ex-siti industriali, meglio se difficili da raggiungere. Dire di averne frequentate alcune a Londra in un mattatoio in funzione: molto avanti.

- Ricordare di avere partecipato a presentazioni con un unico spettatore. Fa simpatia rivelare di non essere stato lo spettatore.

- Alcuni editori di nicchia le organizzano mentre nello stesso momento Umberto Eco raccoglie tremila persone all’altro capo della città. Très chic.

- L’autore di tendenza non ne fa, anzi, scrive articoli in cui le ridicolizza. Prima, però, assicurarsi di essere un po’ famosi, altrimenti non se ne accorge nessuno.

- Sono out. Il reading è in. Rammaricarsene.

© - FOGLIO QUOTIDIANO

di Andrea Ballarini

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