Scricchiola l’opposizione ambientalista al Tap
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Per la prima volta il fronte degli oppositori al gasdotto Transadriatic Pipeline (Tap) comincia a scricchiolare.
di Alberto Brambilla | 16 Dicembre 2014 ore 18:15
Roma. La notizia è clamorosa perché riguarda l’infrastruttura che dovrà portare il gas naturale dall’Azerbaigian alle coste italiane per poi rifornire l’Europa ma è rimasta confinata alle cronache locali pugliesi. Tutto si concentra nel comune di Melendugno, in provincia di Lecce, dov’è previsto l’approdo del gasdotto Tap. La pro loco della frazione di San Foca – dove materialmente arriverà il connettore del tubo – è stata la prima associazione di cittadini a marciare in direzione opposta rispetto ai comitati ambientalisti, i cosiddetti “No Tap”, e all’amministrazione comunale che vorrebbero bloccare il progetto. La settimana scorsa l’associazione di San Foca ha aperto un negoziato e ha proposto al consorzio dei costruttori del Tap un piano di investimenti da 410 mila euro per potenziare le strutture turistiche locali e attirare visitatori nella provincia leccese anche durante la bassa stagione (l’idea è di generare un indotto dal vicino campo da golf). La reazione è stata furente: la pro loco di San Foca, guidata da Leonardo Fuso, sta attirando gli strali dell’amministrazione comunale e del sindaco di Melendugno, Marco Potì, che non sopporta lo sgretolamento del fronte anti Tap e promette perciò di organizzare un’associazione antagonista.
Tra scaramucce personali e vivaci polemiche via Facebook si registra la retromarcia delle altre due associazioni cittadine, la pro loco di Melendugno e quella di Borgagne, che avevano in un primo momento sostenuto la bontà delle compensazioni economiche da impiegare sul territorio, salvo poi lasciare Fuso nella bufera. Le tre pro loco avevano infatti precedentemente incontrato i rappresentanti del Tap restando in parola per eventuali sviluppi. Giampaolo Russo, ad di Tap Italia, aveva parlato di fondi fino a 10 milioni di euro da investire nei prossimi anni in attività produttive (es. pesca) o legate al turismo nel salentino visto che i suoi abitanti dovranno convivere col gasdotto almeno per i prossimi cinquant’anni. Il caso rende evidente come l’oltranzismo di gruppi ristretti di amministratori locali pregiudica opere internazionali, senza considerare le istanze pacifiche delle comunità che amministrano.


