Rinviati al 2016 i tagli alla spesa dei comuni.

Sprecare è meglio

di Sergio Luciano  Italia Oggi 30.1.2015

Non c'è solo la minoranza del Pd a dare filo da torcere a Renzi. Il premier deve guardarsi anche da falangi silenziose della sua stessa maggioranza che, sparse sul territorio italiano e radicate negli enti locali, remano contro. Contro cosa? Contro Sergio Mattarella per il Quirinale? Macchè! Remano contro quella piccola-grande riforma economica che consiste - nelle (buone) intenzioni del premier - nel togliere dalle grinfie dei comuni le decisioni sugli acquisti e sugli appalti, insomma: strappargli di mano i cordoni della borsa. Riuscendo così a risparmiare, sulla spesa pubblica per l'acquisto di beni e servizi, quel 15-20% che tutte le statistiche stimano siano appunto «sperperati».

Dal 1° gennaio 2015, infatti, i comuni con meno di 180 mila abitanti avrebbero dovuto cessare dal bandire e gestire in proprio le gare d'appalto per acquisti e lavori e avrebbero dovuto aggregarsi con i comuni limitrofi fino a raggiungere la «massa critica» minima di 180 mila abitanti. Queste aggregazioni di enti locali (se ne prevedono in tutto 200) potrebbero continuare a gestire in monte ma direttamente i piccoli acquisti, mentre secondo la legge sarebbero obbligate a far convergere gli altri ordini, di beni o servizi «convenzionati», sulle 35 centrali appaltanti nazionali in via di costituzione, capaci di fare gare on-line, trasparenti, e stroncare sul nascere intrallazzi e corruzione.

Peccato, però, che nel «Milleproroghe» sia spuntata la proroga per rinviare di almeno un anno tutto ciò, anzi c'è chi dice di diciotto mesi. E_ sorpresa, anche il Pd ha approvato l'emendamento che, a oggi, vara la proroga a metà 2016!

Il paradosso – tipico del nostro Paese tartufesco – è che l'Anci, Associazione nazionale comuni d'Italia, non si è schierata formalmente contro, anzi ha preparato una specie di vademecum per i sindaci dei comuni «aggregandi»; ma le forze politiche in campo hanno stretto un'alleanza «di fatto» per conservare il «cucuzzaro» nella propria disponibilità e boicottare la spending review.

L'«esproprio» del potere di gestione autonoma degli acquisti è, in realtà, la pietra angolare di quella ritirata strategica dalle follie della «devolution» che giustamente Renzi ha programmato. Dare facoltà di spesa alla periferia significa perderne il controllo. A fronte di qualche virtuoso che spenderà al meglio, la maggioranza scialacquerà, per incapacità o per intrallazzi. Per questo è essenziale che la spesa pubblica venga «guarita» da queste infiltrazioni di furbizie e insipienze. E proprio per questo sia i furbi che gli insipienti recalcitrano: sotto tutte le bandiere, a cominciare da quelle del Pd.

 

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