Gli esposti dei cittadini contro le toghe non saranno cestinati: ecco perché

Domanda secca: ma che fine fanno gli esposti inviati dai cittadini al Consiglio superiore della magistratura per segnalare, ad esempio, il comportamento scorretto di un magistrato o di un ufficio giudiziario in genere?

20.10.2022 ilriformista.it l lettura2'

Prima di questa settimana, ma nessuno ovviamente lo ammetterà mai, il cestino era la probabile destinazione finale. C’è voluto l’intervento dei cinque togati progressisti di Area, che hanno fatto approvare ieri in Plenum una delibera ad hoc, per mettere fine alla prassi di “archiviare” gli esposti indirizzati al Csm di default.

Le disposizioni adesso abrogate, infatti, prevedevano che gli esposti indirizzati al Csm venissero preventivamente sottoposti al vaglio del Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli. Il Comitato, composto dal vice presidente del Csm e dai capi di Corte, il primo presidente della Cassazione ed il procuratore generale, a suo insindacabile giudizio decideva allora se archiviarli o se trasmetterli alle Commissioni competenti, ad iniziare dalla prima, incaricata proprio di valutare i comportamenti tenuti dai magistrati. In questo modo, senza il vaglio delle Commissioni e quindi del Plenum, un esposto aveva ad oggetto “censure” nei confronti di una toga poteva finire direttamente in archivio.

In altre parole, il cittadino che si era rivolto al Csm per chiederne l’intervento, non aveva alcuna certezza che fosse stata effettuata la benché minima attività istruttoria. Dalla prossima settimana, come detto, tutti gli esposti (tranne gli esposti anonimi che non verranno presi in considerazione) dovranno invece essere “obbligatoriamente” trasmessi alle Commissioni per le attività più opportune. Dopo il Csm, la “trasparenza” dovrebbe adesso estendersi anche alla Procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati.

Si dà il caso, infatti, che una circolare dell’allora procuratore generale Giovanni Salvi impedisca al cittadino che ha segnalato un illecito a carico di un magistrato di avere la copia del provvedimento di archiviazione se non è stata esercitata l’azione disciplinare. Il pg si è riservato il potere assoluto di rilasciare o meno copia di qualsiasi archiviazione. Anche se a chiederla è lo stesso Csm che in quel momento si trova a valutare il magistrato finito sotto disciplinare per un incarico o una promozione. Un eccesso di privacy che non ha eguali. È sufficiente ricordare che nel processo penale i provvedimenti di archiviazione sono accessibili a chiunque ne abbia interesse.

Un “oblio tombale” di migliaia di archiviazioni l’anno che è stato stigmatizzato dagli stessi magistrati, i primi a voler conoscere come viene esercitato il potere disciplinare da parte del pg della Cassazione. Un riserbo che stride con quanto avviene nelle professioni ordinistiche: le archiviazioni emesse dai competenti Ordini forensi nei confronti degli avvocati sono comunicate d’ufficio a coloro, i clienti, che hanno presentato la denuncia.

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