1-Scarpinato e il processo al giudice perché non gli dà ragione, Sciascia ci aveva messi in guardia dai
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“professionisti dell’antimafia”2- L’attacco di Scarpinato al giudice scuote finalmente il Csm, la lettera dei dieci consiglieri e il sonno profondo dell’Anm
Stefano Giordano 7 Ottobre 2026 alle 13:46 ilriformista.it
Santi Bologna, gip di Caltanissetta, lo conosco di persona: giudice sereno dal tratto gentile, mite, educato, rispettoso dei diritti di tutti, il prototipo di chi non alza la voce perché non ne ha bisogno. Ha firmato un decreto di archiviazione e il senatore Roberto Scarpinato, che vi si è letto accusato di attività depistante, ha replicato che è «gravemente falso», parlando di «bullismo politico» e promettendo di non arrendersi mai. Il giudice che motiva diventa un bullo; il senatore che lo attacca, un perseguitato.
Criticare un provvedimento è legittimo: si impugna, si argomenta, si ricorre, è il bello dello Stato di diritto. Delegittimare chi lo ha firmato no, come ha ricordato il consigliere del Csm Ernesto Carbone, annunciando una pratica a tutela. Solidarietà è arrivata da Unicost e dai giovani di Magistratura Indipendente.
Dall’Anm, il sindacato di tutti i magistrati, per ora nulla. Eppure Bologna non è attaccato per un errore: lo è per aver fatto il giudice. E l’autonomia, l’indipendenza della magistratura, che Scarpinato invoca a ogni occasione, dove finiscono quando a esercitarle è un giudice che non gli dà ragione? E tra i suoi, chi ha eccepito qualcosa?
Invitiamo l’Anm a difenderlo apertamente, non per interposta corrente. Perché se il coraggio non premia, e la tutela spetta solo a chi ha la tessera giusta, la partitocrazia, o correntocrazia, nella magistratura avrà sempre vinto. Ai giovani colleghi arriverebbe un messaggio cristallino: meglio un decreto prudente che un decreto sincero. Sciascia ci aveva messi in guardia dai «professionisti dell’antimafia». Quando il giudice non dà loro ragione, non discutono la sentenza: processano il giudice. All’Anm decidere se la toga si difende sempre o solo quando non disturba o non conviene.
2 L’attacco di Scarpinato al giudice scuote finalmente il Csm, la lettera dei dieci consiglieri e il sonno profondo dell’Anm
Giovanni M. Jacobazzi 7 Ottobre 2026 alle 13:37
L’attacco di Scarpinato al giudice scuote finalmente il Csm, la lettera dei dieci consiglieri e il sonno profondo dell’Anm
Dopo l’articolo con cui ieri Il Riformista aveva sottolineato il silenzio dell’Anm e dello stesso Consiglio superiore della magistratura sulle accuse rivolte da Roberto Scarpinato al gip di Caltanissetta Santi Bologna, dieci consiglieri di Palazzo di Bachelet hanno deciso di chiedere l’apertura di una pratica a tutela del magistrato nisseno.
La richiesta è stata firmata ieri da sei togati di Magistratura indipendente, Edoardo Cilenti, Paola D’Ovidio, Maria Vittoria Marchianò, Maria Luisa Mazzola, Eligio Paolini e Dario Scaletta, e da quattro consiglieri laici di centrodestra: Felice Giuffrè, Enrico Aimi, Daniela Bianchini e Daniele Porena. Il caso è quello esploso attorno al decreto di archiviazione firmato da Bologna sul filone Mafia-appalti delle stragi del ’92.
Nel provvedimento il gip aveva infatti scritto, senza tanti giri di parole, che Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore M5s, aveva tenuto una condotta “depistante” nei colloqui con l’ex pm Gioacchino Natoli prima della sua audizione davanti alla Commissione antimafia. Scarpinato aveva reagito definendo “gravemente falsa” l’accusa e sostenendo di avere semplicemente invitato Natoli a riferire in Commissione una circostanza che lo stesso Natoli gli aveva raccontato.
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“Non compete al Consiglio stabilire quale ricostruzione sia corretta, né valutare la fondatezza dell’archiviazione”, spiegano i dieci firmatari. Gli strumenti per contestare una decisione giudiziaria esistono e vanno utilizzati nelle sedi previste dall’ordinamento. Altro discorso è descrivere un provvedimento come uno strumento che dà “manforte al bullismo politico”: in quel caso l’esercizio della giurisdizione viene trascinato dentro uno scontro politico e al magistrato vengono attribuite finalità estranee alla sua funzione. Se il Csm ha preso dunque posizione, resta il silenzio, sempre più “singolare” visti i precedenti in casi analoghi, dell’Anm.
Giovanni M. Jacobazzi


