Concita De Gregorio, l'emendamento per evitarle le querele de "L'Unità"

Sul principio nulla da dire. «Tutelare quei giornalisti e quei direttori che sono chiamati a rispondere di un risarcimento quando la società editoriale è fallita, facendo seguire al risarcimento la stessa procedura dei fallimenti», dice il capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera Walter Verini,

spiegando il senso di un nuovo emendamento presentato alla proposta di legge sulla diffamazione - di cui è relatore - tornata a Montecitorio in seconda lettura. È l’applicazione pratica che offre il fianco a qualche critica, dato che ingenera più di un dubbio.

«Non c’è solo il caso dei giornalisti de L’Unità, anche se è il più noto», ha spiegato Verini. Appunto. Che lo si voglia o no dietro al «caso Unità», con particolare riferimento alla direzione di Concita De Gregorio, c’è la mano del Pd. Il Nazareno non è intervenuto per salvare la testata, quando la situazione è precipitata. Non a caso per il deputato del Movimento 5 Stelle, Andrea Colletti, «si dovrebbe sempre evitare di approvare disposizioni ad personam sia che siano a favore del direttore de L’Unità sia che favoriscano il presidente del Consiglio».

Verini ha escluso questa possibilità, ribadendo in commissione che l’emendamento «non nasce da qualche particolare e specifico episodio, ma dalle istanze sollevate dall’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa in termini generali». Tanto generali da aver parlato di loro, cioè de L’Unità. Insomma, il Pd non paga e alla fine paghiamo noi.

Nello specifico, il nuovo emendamento stabilisce che «il credito del direttore responsabile e del giornalista che, in adempimento di una sentenza di condanna al risarcimento del danno derivante da offesa all’altrui reputazione, ha provveduto al pagamento in favore del danneggiato, ha privilegio generale sui mobili a norma dell’articolo 2751-bis, primo comma, numero 2, del codice civile, nei confronti del proprietario della pubblicazione o dell’editore».

Lo stesso emendamento specifica poi che «la disposizione di cui al presente articolo non si applica quando la sentenza ha accertato la natura dolosa della condotta del direttore responsabile e del giornalista» e, infine, «si applica anche alle procedure in corso». Per Verini si tratta di uno strumento per «qualificare come privilegiato il credito, nei confronti della testata giornalistica fallita, di colui che ha provveduto al pagamento in favore del danneggiato». Certo, non c’è solo L’Unità. Però il Pd si è mosso solo ora....

di Enrico PaoliCategopria Giustizia

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