Il Csm e la malapianta delle correnti

Spartizioni o concorsi? Così vengono scelti i magistrati dirigenti

di Redazione | 12 Aprile 2016 ore 06:00 Foglio

Immaginare che per gli incarichi direttivi nella magistratura ci sia una selezione totalmente asettica di lindi curricula impilati e poi vagliati con fredda accortezza professionale significa negare la realtà. La procedura prevede telefonate, incontri, negoziati, spartizioni tra le correnti e un “concorso” che va in scena, come una commedia?, nella quinta commissione del Csm: spesso diventa procuratore della Repubblica, o presidente di tribunale, il candidato più impegnato nella politica associativa, quello che meglio ha saputo coltivare rapporti personali e garantire visibilità (e voti) alla propria corrente.

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E questo avviene in special modo da quando il Csm ha approvato il nuovo testo sulla dirigenza, che avrebbe dovuto contrastare la discrezionalità nell’ambito del conferimento di incarichi direttivi, ma che l’ha invece ampliata come hanno dimostrato negli ultimi mesi alcune nomine, come quella del procuratore generale di Trento, che hanno suscitato una forte reazione persino tra i magistrati, con addirittura una dissociazione nella corrente di Unicost. E’ notizia, poi, di questi giorni, la modalità con la quale la quinta commissione del Csm sta vagliando i curricula professionali dei pretendenti alla guida della procura della Repubblica di Milano. Avevano ritenuto addirittura indispensabile convocare e ascoltare i candidati (novità giusta) ma se ne sono dimenticati uno: Cuno Tarfusser, vicepresidente italiano della Corte dell’Aia ed ex procuratore capo di Bolzano. Tarfusser ha rinunciato all’incarico, non farà ricorso al Tar, ma in una dignitosa lettera al Csm ha parlato di “logiche e percorsi decisionali inaccettabili” e di “ripetersi di circostanze non inedite in un ambito istituzionale che dovrebbe rappresentare un esempio di trasparenza”.

Categoria Giustizia

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