Sergio Mattarella può fare molto ma non certo tutto. Ecco perché

Si parte dalle nomine dei Presidenti del Senato e Camera

di Sergio Soave 21.2.2018 www.italiaoggi.it

Si dice che la sorte della prossima legislatura è in mano a Sergio Mattarella, come se il risultato del voto fosse solo una cornice all'interno della quale il Quirinale può dipingere il quadro. In realtà le possibilità di azione autonoma del Quirinale sono assai ristrette. Il primo atto della legislatura sarà l'elezione dei presidenti delle Camere, a già lì, si deciderà molto degli sviluppi possibili.

Se, come dicono gli ultimi sondaggi disponibili, la coalizione di centrodestra dovesse ottenere la maggioranza autosufficiente al Senato, ne eleggerebbe il presidente, e poi tratterebbe da posizioni di forza con altre formazioni per l'elezione di quello della Camera, che potrebbe prescindere dall'assenso di Silvio Berlusconi solo se si formasse una maggioranza che unisce tutti quelli che non stanno nel centrodestra. La stessa esigenza si avrebbe anche se il centrodestra mancasse di poco la maggioranza al Senato.

È da come si concludono queste operazioni che Mattarella dovrà partire per conferire un incarico (dopo aver consultato, questa volta non certo formalmente, i presidenti delle Camere) che possa raccogliere una maggioranza sufficiente. Naturalmente finché non si trova la soluzione a Palazzo Chigi resterebbe Paolo Gentiloni, ma l'idea che si possa tenere in piedi troppo a lungo un governo senza maggioranza è solo una pia illusione. Su ogni misura è possibile presentare una mozione di sfiducia, e lasciare in carica un governo sfiduciato più volte sarebbe ai limiti della correttezza costituzionale.

Una situazione di questo tipo può durare per qualche settimana, non certo per mesi o anni. Si cita a sproposito il caso del governo spagnolo che è restato in carica otto mesi senza fiducia, dimenticando che in Spagna vige la norma che impone di riconvocare le elezioni dopo sei mesi in caso di governo sfiduciato, com'è accaduto effettivamente. L'ipotesi di cui si parla, quella di un nuovo governo Gentiloni appoggiato da Forza Italia e cani sciolti, in realtà è solo una telenovela. Il centrodestra non rinuncerà, essendo la coalizione di maggioranza relativa, a un suo candidato premier, e toccherà agli altri decidere se dargli il via libera o se o imboccare la via della ripetizione delle elezioni.

Mattarella farà il possibile per salvare la legislatura, ma non l'impossibile. L'alternativa, quella di un governo di tutti gli altri contro il centrodestra appare politicamente assai difficile e numericamente improbabile, ma forse impossibile non è. In fondo la favola largamente diffusa del pericolo fascista alle porte serve proprio a sostenere questa ipotesi, che però sembra più propagandistica che politicamente realistica.

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