Per fortuna il 4 marzo è vicino
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Una campagna che è basata sull'odio e sulla diffamazione
di Giuseppe Turani Uomini & Business 24.3.2018 www.italiaoggi.it
Adesso tutti scoprono la bruttezza di questa campagna elettorale e la violenza che purtroppo è tornata in circolazione. Ma va detta qualche parola chiara in proposito. Si può essere sicuri che le forze dell'ordine, guidate dall'ottimo Minniti, faranno il loro dovere, sperando che poi la magistratura riservi un po' di carcere a chi gira con coltelli e pistole.
E ne fa uso. Ma il problema, come sempre, è politico. Due sono gli aspetti inquietanti di questa campagna elettorale:
1 - Non si parla di niente. Il paese ha seri problemi (anche se oggi appaiono mitigati dalla buona congiuntura). Ma tutti scivolano via, preferendo concentrarsi su vari «pacchetti» di prebende offerti al popolo. Uno più ridicolo dell'altro. Il paese cioè non è stato invitato a riflettere su se stesso e sui propri problemi, ma solo a scegliere su quale albero della cuccagna arrampicarsi. Insomma, il vuoto. E questo ha lasciato uno spazio oggettivo alla violenza.
2 - In giro c'è gente (da Salvini ai 5 stelle) che ha scoperto che sull'odio, sull'invidia sociale, sulla diffamazione degli avversari si possono raccogliere voti. La Lega, con la sua piattaforma razzista e di odio, manderà nel Parlamento italiano più di cento deputati.
Il Movimento 5 stelle ancora di più, sempre secondo i sondaggi oggi disponibili. Siamo di fronte a una sorta di promozione di massa nei confronti del razzismo e della violenza verbale. Come meravigliarsi se poi qualche sciagurato prende un coltello e pensa di fare chissà che?
Come sempre, contro la violenza servono i carabinieri e le volanti della polizia. Ma, ancora di più, servirebbe la buona politica. Cioè il pacato discutere delle nostre questioni, dei nostri problemi. Ma di buona politica oggi se ne vede in giro pochissima, quasi niente.
Con tutti i politici che imperversano ogni giorno in televisione, a litigare di scontrini e di bonus, tocca al mio vecchio amico Eugenio Scalfari, 94 anni, dire chiaro forte che è stato un errore bocciare il referendum dell'anno scorso e che esso va riproposto, magari scritto un po' meglio. Questo è il cuore del problema. Se non si cambia il paese, se non si riprende il percorso riformatore, tutto quello che si andrà a fare, alla fine risulterà sbagliato.
Una folla di politici di vecchio stampo continua a recitare il rosario di una sinistra da ricostruire. Però non avanza un'idea che sia una, sa solo riproporre vecchie storie, l'idea un po' bulgara di un paese dove lo Stato si fa carico di ogni cosa. Tutta roba che la moderna società non vuol nemmeno sentire. E infatti tutti questi «ricostruttori» del nulla, si stanno collocando sullo zero virgola qualcosa. Inesistenti, ma protervi, come vecchie attrici protestate in tutti i teatri, ma che non si rassegnano a andare a casa. Non a caso piace molto Gentiloni. Un po' a tutti. Perché usa toni bassi e perché segnala continuamente che abbiamo ancora tanta strada da percorrere prima di essere al sicuro. Naturalmente tutti fanno finta di non averlo sentito. E continuano il loro inutile ciarlare di pensioni a mille euro e di bonus per chi annaffia con cura il proprio giardino.
Intanto, nei sottoscala dell'estremismo, degli sbandati svalvolati affilano i loro coltelli. Per fortuna il 4 marzo è vicinissimo.
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