Altro che euro, il tabù è l'immigrazione

Walter Russell Mead sul ministro dell'Interno Salvini

25 Giugno 2018 alle 10:49 www.ilfoglio.it

“Il nuovo governo populista italiano segnala una sfida importante allo status quo europeo, ma non nel modo in cui la maggior parte degli osservatori si aspettava inizialmente”. Così Walter Russell Mead. “La coalizione di governo ha messo da parte la sua sfida alla politica dell’euro. Invece la sta trasformando in un argomento su cui l’establishment europeo è più vulnerabile: l’immigrazione. La forza dietro il cambiamento è Matteo Salvini, il nuovo ministro dell’Interno italiano. E’ anche il leader della Lega, il più piccolo e più di destra dei due partiti al potere in Italia. Salvini ha scioccato Bruxelles la scorsa settimana negando l’ingresso in Italia alla Aquarius. Mentre gli attivisti per i diritti umani hanno reagito con rabbia, Salvini ha raddoppiato, mettendo al bando tutte le navi di salvataggio migranti da tutti i porti italiani. Per molti italiani, affamati di uno show nazionale di forza dopo anni di emarginazione, lo stallo è stato altrettanto gratificante come una vittoria della Coppa del mondo. Come ministro dell’Interno di una debole nazione debitrice, Salvini ha fatto quello che gli euroscettici britannici possono solo sognare: colpire la Francia e dividere l’establishment tedesco.

  

Secondo un sondaggio Ipsos, circa il 60 per cento degli italiani sostiene la posizione di Salvini. Le due parti che compongono il nuovo governo, la Lega di Salvini e il Movimento 5 stelle, sono tutt’altro che congeniali. Entrambi sono populisti e critici nei confronti dell’establishment europeo. I numeri della Lega stanno andando verso l’alto. Ciò è dovuto in parte al fatto che Salvini ha colto ciò a cui i politici europei esperti tentano di non pensare: che l’Europa dovrà affrontare un’enorme pressione migratoria nei prossimi decenni. La popolazione africana, attualmente stimata a circa 1,26 miliardi, dovrebbe raddoppiare entro il 2050. E’ probabile che nei prossimi decenni molti paesi africani (così come il medio oriente e l’Asia centrale) rimarranno sottosviluppati, lacerati da violenze civili e religiose, e produrranno un gran numero di giovani disperati.

  

L’Europa semplicemente non può affrontare queste pressioni se non sviluppa strumenti molto più forti per controllare le migrazioni. Oggi tali idee rimangono impensabili tra i rispettabili politici europei, ma quell’equilibrio è fragile. Quasi due terzi degli europei citano l’immigrazione (38 per cento) o il terrorismo (29 per cento) come uno dei due problemi più importanti dell’Unione europea, secondo il più recente sondaggio dell’Eurobarometro. Per un governo italiano che cerca una lotta con l’establishment europeo, l’immigrazione è una questione più potente dell’euro. Nonostante il dolore economico che gli italiani associano alla moneta comune, meno di un quarto ci vuole rinunciare.

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