Estremismo, non nuova destra
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Il governo sfascista, caro Veltroni, è figlio anche della peggiore sinistra, e non si può continuare a negarlo
di Claudio Cerasa 30 Agosto 2018 da www.ilfoglio.it
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Dunque, da dove cominciare? La domanda chiave che una buona parte dell’elettorato non in sintonia con il pensiero estremista si è posta nel corso dell’estate osservando la traiettoria del governo è una domanda semplice, di fronte alla quale in molti tendono però a fuggire, a non rispondere, a nascondersi dietro a un ombrellone.
Domanda: questo governo ci fa schifo, ok, ma per non dire che ci fa solo schifo cosa possiamo fare, come possiamo reagire, da dove possiamo cominciare?
Ieri su Repubblica, l’ex segretario del Pd Walter Veltroni ha provato a ragionare attorno a questo tema e ha sviluppato un lungo ragionamento il cui succo è questo: “Non chiamiamoli populisti: contro questa destra estrema è l’ora di una nuova sinistra”. Veltroni crede che lo schema per affrontare gli sfascisti sia ricompattare prima di tutto il vecchio centrosinistra e l’ex segretario fa bene a ricordare che non può esistere un progetto alternativo se quel progetto non riparte prima dall’Europa. Ma nel suo ragionamento Veltroni commette un errore grave, che coincide con il fatto che partendo da queste basi sarà impossibile costruire un’alternativa vera al governo estremista. L’errore è questo: “Il populismo è una definizione sbagliata. E’ destra, la peggiore destra”.
Veltroni ha ragione quando dice che di fronte a questo governo è troppo semplice cavarsela con l’espressione “populismo” ma sbaglia quando prova ad autoconvincersi che la cifra politica giusta per definire l’esecutivo sia, semplicemente, “la nuova destra”. Sostenere che l’unione tra Salvini e Di Maio sia la spia della nascita di una “nuova destra” significa sottovalutare un dato importante che riguarda tanto la Lega quanto il M5s. Chi da sinistra prova ad attaccare anche con posizioni nobili il governo del cambiamento tende spesso a scaricare le responsabilità dell’estremismo populista sulla Lega, quasi a voler dare ai 5 stelle il tempo di redimersi. Ma il problema, caro Veltroni, è che fino a quando il governo del cambiamento verrà trattato come se fosse la naturale conseguenza di ciò che ha seminato il centrodestra di Berlusconi negli ultimi anni, si continuerà a non capire che il mostro che governa oggi il paese è in realtà un algoritmo del rancore nato più sulla base dell’antiberlusconismo che sulla base del berlusconismo e maturato grazie ad alcune idee diventate popolari anche su spinta di una precisa tradizione progressista. Prima ancora che lo facessero il M5s e la Lega, chi ha trasformato gli avvisi di garanzia in un’arma da utilizzare contro il proprio avversario per condannarlo fino a prova contraria? Prima ancora che lo facessero il M5s e la Lega, chi ha coltivato l’illusione che difendere il diritto allo sputtanamento a colpi di intercettazioni irrilevanti fosse un modo come un altro per difendere il diritto di cronaca? E prima ancora che lo facessero il M5s e la Lega, chi ha contribuito a trasformare la battaglia contro la flessibilità in una battaglia cruciale per sostenere l’occupazione?
Provare ad accostare il governo del cambiamento alle esperienze delle destre xenofobe può avere un senso solo isolando da tutto il resto del contesto la linea scelta da Salvini e Di Maio sul tema dei migranti. Eppure, anche su questo fronte, la sinistra che prova a trasformare il governo estremista nel governo delle nuove destre è una sinistra che non fa altro che nascondersi dietro a un ombrellone e che non accetta di costruire il proprio futuro facendo tesoro di alcuni errori del passato. E far tesoro degli errori del passato significa ammettere una cosa semplice: se la grande divisione del mondo oggi è tra chi sceglie l’apertura e chi sceglie la chiusura, scegliere l’apertura solo quando si parla di migranti e non quando si parla di economia significa continuare a fare il gioco del partito della chiusura. La chiusura sul lavoro, e sulla globalizzazione, anche se la Cgil non potrà mai ammetterlo, porta alla chiusura delle frontiere. E senza capire che il governo delle nuove destre è in realtà anche il governo delle vecchie sinistre – vale anche per Rep. – si continuerà a costruire un’alternativa combattendo un avversario immaginario.
Non chiamiamolo il governo dei populisti, ok, ma non chiamiamolo neanche il governo delle destre. E’ il governo degli estremismi, sia quelli di destra sia quelli di sinistra. Prima sarà chiaro a tutti, prima sarà possibile ricostruire un’alternativa fondata non sui sogni ma semplicemente sulla realtà
Commenti all'articolo
lorenzolodigiani
30 Agosto 2018 - 14:02
Caro Direttore, accostare il governo alle destre xenofobe ha senso solo sul tema dei migranti, sue parole da sottolineare e condividere. Ho apprezzato l’articolo di Veltroni ( qualcosa si muove), ma anch’io ritengo che alla ricostruzione del centro sinistra, sarebbe preferibile un fronte dell’apertura, senza pretendere l’esame del sangue di chi vi aderisce. Quanto alla terza a riguardo dei migranti, mi pare che il governo del fenomeno, gia’ intrapreso da Minniti, sia la strada sulla quale continuare a procedere, con mezzi maggiori e con il sostegno dell’Europa che esiste, se vuole sopravvivere.
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Rispondiluigi.desa
30 Agosto 2018 - 13:01
Ormai molto anziano ho letto tutto il possibile su la sinistra ,è un mare magnum di pensate inventate dai giacobini ed ora esistono per esclusione contro la destra . Chi non è di sinistra è di destra anzi fascista.Qualunque pensiero di sinistra è immediatamente individuabile per il suo dna comune. Dire è di destra è gara dura. Pinocchet e de Gaulle, Reagan e Salazar o Franco Francisco? Malagodi e Berlusconi? C'è una sola sinistra e infinite destre ,cacchio!
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30 Agosto 2018 - 12:12
Per ora la sinistra, che è diventata, semanticamente e politicamente un’entità affetta da malattia autoimmune, cioè quella condizione in cui parti di un organismo configgono contro altri componenti dell'organismo stesso, è inchiodata al refrain “le nostre labbra inaridite non hanno più parole” Valter Veltroni, non riesce ad andare oltre distinguo semantici. Non è una colpa. Il lemma “sinistra”, è schiavo di quell'immaginario suscitato oltre un secolo fa che aveva, inutile girarci intorno, come pilasti portanti la rivoluzione e la dittatura del proletariato. Non c’è aggiustamento o esegesi che possa far riconsiderare, rielaborare i pilastri dell’immaginario. Il solo tentarlo porta fuori dai sacri recinti e ti bolla “destra” o social fascista. Parlare di una sinistra unita è, non solo velleitario, ma impossibile: la malattia auto immune lo impedisce. Nessuna terapia è possibile se si nega l’eziologia della malattia stessa. Capisco i tormenti, non solo ideali, che ne derivano, ma è così.
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Rispondistearm
30 Agosto 2018 - 13:01
E' come quando una coppia divorzia, tra l'altro nemmeno pacificamente e, quando incontri il marito, gli chiedi: "o ma allora tua moglie?". E il marito interdetto ti spiega che da un pò di tempo sta frequentando un'altra donna (chiamamola Angelina). E gli rispondi: "Fedifrago!".
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Rispondistearm
30 Agosto 2018 - 13:01
Capisco che fa comodo vedere la "sinistra" tutta come il male assoluto, ma, se le parti di un organismo si scindono, danno luogo a due organismi differenti. E le scissioni a sinistra ci sono state. Aspettiamo quelle a destra, perchè. se non ci saranno (e per ora non ce n'è traccia), ovvero se la destra liberale non rompe con quella reazionaria, allora ha ragione Veltroni, non ex-ante, ma ex-post. Perchè vorrebbe dire che la destra liberale s'è calata le braghe. Io spero di no vivamente, mi auguro un sussulto d'orgoglio, una testimonianza. Sapete voi quanti insulti mi sono preso da amici e familiari 'di sinistra' perchè difendevo la scelta del PD di allearsi con Alfano o per il famoso patto del Nazareno o per il Jobs Act? Ecco, magari andate voi in un bar a spiegare agli ex-elettori di Forza Italia che Salvini rappresenta un pericolo per la democrazia, la convivenza civile e i conti in banca degli italiani. Poi ne riparliamo.
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RispondiSantiago
30 Agosto 2018 - 12:12
Renzi è stato logorato dal "fuoco amico" di tutti quei mediocri (provenienti soprattutto dal PCI), che vedevano appunto in Renzi la persona che per voglia di fare e visione lungimirante, gli distruggeva gli orticelli grazie ai quali, i mediocri, in nome del popolo, si erano fatti soldi e carriera. Calenda non deve fare lo stesso errore di Renzi che è stato quello di discutere e convivere (nello stesso Partito), con i mediocri.
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Rispondistearm
30 Agosto 2018 - 13:01
Renzi sperava che esistesse in Italia un elettorato di destra liberale che appoggiasse il suo tentativo di isolare l'ala massimalista della 'sinistra'. Che ne so, qualche liberale disposto ad accettare una riforma moderata dello Ius Soli in cambio dell'abolizione dell'Articolo 18. Qualche ex-democristiano disposto a fare una riforma costituzionale che rafforzasse il potere esecutivo e allo stesso tempo rendesse quello legislativo più snello. Insomma, qualche liberale disposto a dissotterrare l'ascia di guerra e ad unirsi ad un progetto di riforme condiviso. Purtroppo Renzi s'è dovuto accorgere che di liberali moderati in Italia ce ne sono una decina, che poi erano quei 10 ministri alfaniani con cui il PD ha governato per 3 anni. Il liberale italiano, quando vede Salvini, per mettersi a posto la coscienza, apre Internet e si mette a cercare su Google una foto di Saviano. Saviano come il Valium.
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Rispondikmt.rossi
30 Agosto 2018 - 11:11
Sono d' accordo. E la si smetta di abusare della parola populismo.
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Rispondifiorevalter
30 Agosto 2018 - 11:11
...segue: le pensioni (come è possibile avere sufficienti contributi con un lavoro discontinuo). Alla stupidità retrograda della chiusura bisognerebbe credo contrapporre soluzioni in linea con i tempi e le mutate esigenze ...invece sentiamo le solite sciocchezze che la sinistra non ha ascoltato "il popolo", si è allontanata "dalla sua gente" sottintendendo che non ha accolto le richieste di chi non voleva cambiare nulla, cosa legittima da chi sente un disagio, molto meno da parte di una classe dirigente che ha il dovere di dare risposte e non solo accondiscendenza
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Rispondipaper
30 Agosto 2018 - 11:11
Concordo con Cerasa: l'antiberlusconismo della sinistra, propalato a mezzo stampa da Rep e portato avanti con ogni mezzo possibile e immaginabile (gettando in un unico calderone politica, giustizia, gusti sessuali ecc.), è stato il seme dell'attuale becero populismo e della disfatta della sinistra stessa. Farebbe bene la sinistra a porre a se stessa "una ventina di domande"... E sono certa che se potessero tornare indietro, taluni giornalisti attenuerebbero i toni della passata campagna denigratoria contro le destre moderate, visto che hanno aperto la porta al peggio del peggio. Tutto ciò non esonera, tuttavia, la destra dallo svolgere anch'essa un profondo esame di coscienza e dall'individuare le persone e gli strumenti più adatti per un futuro di crescita e sviluppo del Paese (prima che sia troppo tardi).
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Rispondifiorevalter
30 Agosto 2018 - 10:10
tutto giusto, ma particolarmente interessante è il discorso su lavoro/flessibilità/globalizzazione e aggiungerei rigore di bilancio. È verissimo che su questi temi, che tanto hanno a giocato a favore di questi sciagurati, la parte della sinistra sindacale e non ha applicato la ricetta salvinana: chiusura. Quello che non è stato fatto da parte della sinistra, ma anche delle destre responsabili, è riconoscere che la precarizzazione (e tutto il resto...) è un problema e che di fronte ad mutamento epocale delle condizioni del lavoro, della finanza, degli investimenti l'architettura novecentesca del welfare andava rivista in profondità e adattata alla nuova situazione. Vale per le misure di sostengno al reddito, per l'istruzione (anche la laurea più brillante dopo 10 anni diventa obsoleta se non è sostenuta da un aggiornamento continuo), per la sanità (i costi aumentano da tempo molto più dei PIL e il tutto a tutti tende all'insostenibilità) ...continua
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Rispondipaolopaolacci
30 Agosto 2018 - 10:10
Gentile direttore, siamo nel mezzo di una crescita culturale, che finora aveva il Novecento come radici. Oggi , anche se le nostre radici umane sono quelle di sempre, siamo storicamente rivoluzionati dalle innovazioni e dai cambiamenti quotidiani. Il problema politico non è mai cresciuto, rimanendo sempre lo stesso e non accompagnando i cambiamenti (non i valori) lasciandoci così indietro rispetto alle nuove problematiche: lavoro, vita sociale, scuola, immigrazione etc. In questo modo, rispetto alle problematiche, non si è preparata quindi una strategia, una visione ma ci si è fatti cogliere impreparati e le conseguenze sono che la miopia del pragmatismo ha preso il sopravvento. La politica di sx ha idealizzato l'accoglienza mentre quella di dx l'ha affrontata in modo miope ma ha trovato il campo fertile con la paura , che ha fatto saltare gli schemi tradizionali. La politica è solo una verso l'uomo e la sua crescita interiore, sociale ed economica. Paolo Paolacci P.S. complimenti
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RispondiDBartalesi
30 Agosto 2018 - 10:10
Qualunque sia la sua genealogia, al governo in carica manca una qualità indispensabile per essere classe dirigente: l'etica della responsabilità. La capacità di interpretare il presentee i bisogni della gente, formulando soluzioni ispirate a criteri della tolleranza. Il linguaggio dei nostri "ministrelli"assomiglia troppo a quello del popolo dei social network, fatto di like o un hate espresso con un insulto. E'la "pancia" che bolle, un fare e un dire ispirato all'antico "mors tua vita mea",virtuale ma socialmente devastante. La nostra idea è che il populismo sia una reazione al progredire dei cambiamenti epocali del mercato globalizzato, da parte di chi non ne sta godendo i benefici, anzi ha perso soldi, staus, identità. Perciò pensiamo che chi vuol proporsi come alternativa politica allo"sfascio" non possa che venire dalle file dei "vincenti". Sia un vincente che con responsabilità e forti valori eici, sappia ridare un concreto futuro ai "perdenti". John Kennedy ne fu capace.
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Rispondistearm
30 Agosto 2018 - 10:10
Negli Stati Uniti molti intellettuali conservatori sono diventati tra i più agguerriti oppositori di Trump. Le critiche che muovono a Trump e al Partito Repubblicano sono radicali, molti hanno già detto che voteranno tutti i candidati democratici alle prossime elezioni di Novembre. Non passano il tempo a criticare il Partito Democratico, non perchè di colpo trovino il Partito Democratico più attraente, ma perchè si sono resi conto che il loro elettorato di riferimento è stato ormai preso in ostaggio dall'ala reazionaria del movimento conservatore. Il paragone con gli intellettuali di destra in Italia è imbarazzante. Non si può invocare il McCain italiano e allo stesso tempo occuparsi quasi esclusivamente dei mali causati da quelli che, in questa fase storica, dovrebbero essere considerati come alleati se non come amici.
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Rispondistearm
30 Agosto 2018 - 10:10
E nel Partito Democratico americano c'è veramente di tutto, un contenitore che va dai centristi (alcuni democratici del Sud sono contro l'aborto) fino a 'ultra-liberals' della California e dell'East Coast. Insomma, continuiamo pure a fare le pulci 'alla parte peggiore della sinistra', come se fossimo ancora nel Novecento e ci fosse il Partito Comunista. Una destra moderna, proiettata nel futuro.
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Rispondifabrizia.lucato
30 Agosto 2018 - 09:09
Da tempo penso che Berlusconi, Lega e M5S sono stati generati, alimentati e favoriti dalla sinistra italiana, a cominciare dal PCI fino all’attuale PD. Purtroppo la vicenda storica italiana ha fatto sì che in Italia non ci fosse un partito laburista o socialista come in altri grandi paesi europei, ma il più grande partito comunista dell’Occidente , al tempo della guerra fredda e della divisione del mondo nel blocco democratico e nel blocco sovietico, - di fatto consegnando il potere alla DC e impedendo una sana alternanza al governo. Adesso continuiamo a raccogliere i frutti avvelenati di quella situazione: con una sinistra che non ha mai imparato a rispettare l’avversario politico ma lo ha sempre delegittimato con ogni strumento lecito e illecito. Prima questa sinistra scompare, passati questi sussulti dovuti all’ancora incompiuto passaggio verso una democrazia matura, prima potremo aspirare a diventare -forse- un paese normale.


