La televisione è la mamma del populismo
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La tv che legittima le teorie più bislacche, i mattoidi messi a tu per tu con gli esperti veri, la fine del principio di competenza e il ruolo cruciale dei conduttori nei talk-show. Parlano Vespa, Greco, Telese e Aldo Grasso
di Salvatore Merlo 4 Settembre 2018 da www.ilfoglio.it
Parlano a tutte le ore, da tutti i canali. Parlano da dietro lunghi tavoli, o sospesi su precari sgabelli, o accucciati su basse poltroncine, o compressi su rigidi divanetti, l’altra mattina ce n’era uno che diceva: “L’agenzia di rating Fitch è francese. Per questo ce l’ha con l’Italia”. E nessuno che lo abbia interrotto, corretto, smentito, arginato: no, guardi, scusi, Fitch sarebbe americana, non c’è nessun complotto franco-massonico… “Il talk-show è da sempre il regno dell’uno vale uno”, dice Aldo Grasso, il critico televisivo del Corriere, “e la televisione generalista secondo me ha una responsabilità gigantesca nel rovesciamento delle competenze. Un meccanismo che adesso non è più folclore, ma si fa governo del paese. Ed è inquietante”. E allora Claudio Borghi, come tutti sanno, con le sue teorie è passato dal talk-show alla presidenza della commissione Bilancio, in quello che Carlo Freccero chiama “il governo della Gabbia”, riferendosi all’omonima trasmissione di Gianluigi Paragone, mentre anche Alberto Bagnai è adesso presidente della commissione Finanze. Ed è ovvio che ormai vadano in televisione, rappresentanti della maggioranza di governo. Meno normale (forse) è che il meccanismo catodico continui a sfornare cetrioli bislacchi che vengono spacciati via etere per una di quelle combinazioni culinario-cabarettistiche così di moda nelle trasmissione d’informazione: c’è il giovane responsabile del sito “il tabebano.it” che spiega l’economia a Carlo Cottarelli, c’è Claudio Rinaldi che fa lezioni di economia alla romanesca, c’è l’esperto sovranista che a proposito di pensioni spiega come quota 100 sia fattibile “sommando 54 anni di età e 46 di contributi” (il che vorrebbe dire aver iniziato i versamenti all’Inps alla tenerà età di otto anni). Un mondo deformato, abnorme, fuori scala. “E ovviamente il professore accademico si sporca a parlare con questi, mentre questi si legittimano”, sintetizza Grasso.
Il primo che passa parla di economia, espone teorie che equivalgono a un atterraggio di marziani sul Colosseo, svillaneggia i giudizi delle banche centrali e delle agenzie di rating, spiega come sia facile uscire dall’euro, mentre al posto di una verifica, in studio, parte un applauso ottundente del pubblico. Così Gerardo Greco, il direttore del Tg4, relativizza: “Tu li puoi invitare, ma poi devi essere pronto a ridicolizzare le cose ridicole”. Mentre Luca Telese, il conduttore di La7, rivendica: “Io li invito perché questi sono migliori degli accademici”. E Bruno Vespa, con l’aria di chi le ha viste tutte: “Da noi vengono soltanto professori veri. Con la cattedra. Come dico nello spot che mando in onda: Tutto cambia, ‘Porta a Porta’ invece non cambia per spiegare il cambiamento”.
E ci si chiede se la televisione oggi non abbia una responsabilità persino maggiore che in passato. Nel mondo in cui declina la forza di massa dei quotidiani e si accresce quella confusa e orizzontale di internet, la televisione resta potentissima, essenziale, capace di plasmare l’opinione pubblica, orientare, legittimare, creare personaggi, accreditare teorie, rendere accettabile quello che nel campo scientifico e accademico invece non ha nemmeno cittadinanza. “Io lo dico da tempi non sospetti che noi abbiamo una responsabilità gigantesca”, dice Vespa. “Noi possiamo creare danni colossali. Basta vedere quello che succede con le fake news. Con la diffusione di informazioni non documentate. Bisogna controllare, verificare, scegliere gli interlocutori in base alla loro competenza. Il conduttore di una trasmissione televisiva non può essere uno che fa girare il microfono come fosse una palla nel gioco del calcio. Deve intervenire, se sente una castroneria. E per questo deve essere preparato, e deve avere esperienza. Se confondi il sale con lo zucchero sono guai”. Vespa d’altro canto nemmeno li invita i mattoidi dell’economia, mentre in televisione adesso va forte una signora “economista” che, tra le altre cose, espone una teoria tutta sua secondo la quale il neoliberismo sarebbe stato sperimentato in Africa dai poteri occulti e adesso esportato in Europa per distruggere il continente.


