I populisti aggrediti dalla realtà. Spasso
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Ilva, Tap, vincoli, vaccini, Libia. La svolta di Salvini e Di Maio c’è, le ragioni per esultare, no. Quanto sono costate all’Italia le chiacchiere sfasciste e perché un governo che trasforma la normalità in eccezione è un pericolo per il nostro paese
di Claudio Cerasa 6 Settembre 2018 www.ilfoglio.it
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Per capire il genere di approccio scelto da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio per condurre il paese verso la prossima legge di Stabilità, bisogna fare uno sforzo di fantasia e immaginare un pilota su una macchina da corsa che sceglie di gareggiare contromano, e con gli occhi bendati, e che una volta arrivato in prossimità del traguardo, alla guida di una vettura ormai gravemente danneggiata, mostra inspiegabilmente un grande entusiasmo per essere riuscito ad arrivare vivo alla fine di una gara.
L’immagine del pilota bendato che riesce miracolosamente ad arrivare al traguardo dopo aver provato senza ragione a mettere a rischio la propria vita, e a distruggere la propria macchina, ci aiuta a inquadrare un tema importante che costituisce forse la novità più gustosa di questa fase politica vissuta dal nostro paese: lo scontro improvviso del governo populista con il principio di realtà. Negli ultimi due giorni, Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno scelto di adottare un linguaggio più prudente sul tema dello sforamento del deficit, sul tema del rispetto dei vincoli europei, sul tema del Gasdotto transadriatico, sul tema dell’Ilva, sul tema dei vaccini, sul tema della Libia. E nel giro di pochi mesi, il governo del cambiamento, con un cambiamento del programma di governo, è passato, nell’ordine, dal “voler sfiorare il tre per cento” al “voler sfiorare il due per cento”, dal voler “ridiscutere i trattati dell’Unione europea” al voler governare “rispettando i vincoli europei”, dal “voler trasformare l’Ilva in un parco pubblico” al considerare l’Ilva un asset strategico, dal “voler chiudere il Tap” al riconsiderare l’urgenza di un accordo sul Tap, dal voler sostenere in Libia i ribelli anti Serraj al considerare i ribelli anti Serraj un pericolo per la stabilità dell’Italia, dal voler mandare a scuola i bambini anche non vaccinati al non voler mandare più a scuola i bambini non vaccinati.
Di fronte ad alcuni oggettivi cambiamenti del governo del cambiamento ci sarebbe da essere fiduciosi sul fatto che in un modo o in un altro la realtà alla fine non può che essere considerata tale anche da politici irresponsabili, poco capaci e poco competenti. Ma prima di esultare per essere arrivati vivi al traguardo bendati bisognerebbe chiedersi in che stato si trova oggi la carrozzeria della macchina-paese. E qui le cose si complicano di molto, se si considerano i molti effetti negativi generati dalla spazzatura economica messa in circolo dai populisti negli ultimi mesi, che solo grazie alla forza delle proprie parole e delle proprie promesse sono riusciti a sputacchiare su ogni principio minimo dello stato di diritto, sono riusciti a generare incertezza, sono riusciti a criminalizzare gli imprenditori, sono riusciti a mettere in fuga miliardi di investimenti stranieri, a far alzare a livelli da record i rendimenti dei Btp, a scaricare sulla prossima legge di Stabilità il costo relativo all’innalzamento degli interessi dei titoli di stato, a far crollare del dieci per cento i valori della Borsa italiana. Si potrebbe gioire per il fatto che la macchina sia a un passo dal traguardo nonostante sia stata volontariamente mandata contro ogni guardrail possibile ed è giusto gioire per il fatto che la prossima settimana, per esempio, non sarà sufficiente un’autocertificazione sui vaccini per iscrivere un figlio a scuola. Ma avere un paese guidato da un governo che prova ogni giorno a capire sulla nostra pelle fino a che punto può spingersi in avanti con la sua retorica sfascista – e avere un paese che in ultima analisi riesce a essere credibile solo quando trasforma il suo programma di governo in carta straccia – non è una buona ragione per osservare i prossimi mesi con fiducia, spensieratezza e ottimismo. Ennio Flaiano diceva che in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco. Ma se lo scrittore abruzzese avesse modo di osservare l’Italia di oggi si renderebbe conto che il governo populista ha introdotto una pericolosa novità: far diventare improvvisamente la normalità, e il rispetto del principio di realtà, un’eccezione alla regola della follia sovranista. In Italia oggi la linea più breve tra due punti non coincide con l’arabesco ma coincide con un’autostrada imboccata contromano da un pilota bendato. Non c’è da fidarsi, c’è solo da ribellarsi.
Commenti
Carlo.A Rossi06 Settembre 2018 - 15:03
Mi permetto un paio di osservazioni. Pur vero è che Salvini è un po' gretto e Di Maio un po' citrullo, e che questo governo su alcuni punti non sembra vere le idee troppo in chiaro. Ma i predecessori, erano davvero così migliori? L'Europa a cui Cerasa si appella come ad un nume tutelare, è davvero quanto di meglio ci sia, una vacca sacra intoccabile? Ma al di là di queste domande, che rimangono sempre senza risposte soddisfacenti, mi perdonerà Cerasa, un aspetto di tutte queste geremiadi che il Foglio ci propone ogni giorno mi perplime: ovvero, la malcelatissima soddisfazione di cercare cosa non funzioni in qualunque cosa faccia questo governo, il gusto di sperare che i mercati puniscano l'Italia, i commenti malevoli ad ogni costo. Non è proprio da persone sensate, indipendentemente dal fatto che si apprezzi o meno questo governo. A me Renzi, Monti etc. non piacevano, ma non per questo auguravo loro di fallire. Qui invece abbonda la "Schadenfreude", e non è segno di maturità politica.
Rispondiancian9 06 Settembre 2018 - 14:02
Egregio Direttore, la sua brillante metafora si adatta perfettamente alla spavalderia, incongruenza e temerarietà di un governo, non-governo, incostituzionale dalla sua nascita, che con estrema faciloneria è capace di dire tutto e il contrario di tutto. Sono d'accordo con lei nel ritenere che questo improvviso cambio di rotta non è da accogliere favorevolmente come segno di una nuova capacità di governare secondo giudizio. Quel che manca è la presenza di un vero Capo di governo, non assediato come l'attuale premier da due vice-premier, di cui solo uno sembra aver colto l'occasione per detenere il potere.
Rispondilorenzolodigiani 06 Settembre 2018 - 13:01
Caro Cerasa, era prevedibile l’aggressione della realta’ al governo del “cambiamento”. I temi economici sono implacabili e non consentono scappatoie. Bene, pero’, anche la svolta sui vaccini. E presto per ostltentare ottimismo, ma il lamento non sordo delle classi produttive del nord devono aver fatto comprendere ai nostri che, per il momento, e’ consigliabile rimanere nell’euro E rinviare la guerra alla Francia. Non sara’ facile per di Maio far digerire ai potenziali aventi diritto al reddito di cittadinanza l’affievolimento delle loro aspettative proprio mentre Salvini ha superato i 5 stelle nei famigerati sondaggi.
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 06 Settembre 2018 - 12:12
Al direttore – Qualcuno, Fico in primis, e tanti altri, saranno soddisfatti: il Riesame ha trucidato il Truce. Le grandi manovre per una maggioranza, grattando il fondo del barile parlamentare, M5S + Sinistra, hanno fatto un bel passo avanti. Una bella conta elettorale, jamais? Le Europee, comunque la imporranno. Come arrivare al 24 maggio, sarà interessante vivere. Viene da pensare, che vada come vada, per l’Italia non sarà un pranzo di gala. Ammesso che dall’Alpe alla Sicilia, esista un soggetto politico, territoriale, culturale, sociale, che abbia i fondamentali condivisi per potersi chiamare Italia. E pluribus, unum? Jamais!
Rispondistearm 06 Settembre 2018 - 13:01
Chi ha votato Renzi come me l'ha fatto proprio perchè mai Renzi (e i suoi) entreranno a far parte di una siffatta maggioranza. Aprite gli occhi, c'è una sinistra moderata e riformista in Italia, certo non maggioritaria nemmeno a sinistra, nel senso che quella massimalista (confluita non a caso nei M5S) continua ad essere maggioritaria (come lo era l'ala massimalista del PCI). E che, essendo appunto 'nemica' della sinistra massimalista, meriterebbe di essere trattata dai moderati conservatori come avversario politico, non come 'nemico'. Chi ha votato invece Forza Italia ha in pratica permesso la nascita di questo governo. Un governo che tutto sommato piace anche all'elettorato moderato di destra, che confida in Salvini e ha ben letto il messaggio subliminale di Grillo: prima gli italiani! Perchè, come ci spiega Fassina, l'immigrato va ad aumentare l'esercito di riserva. Insomma, Marx al potere ci arrivò, non con la rivoluzione proletaria, ma con quella nazional-socialista (Taubes).
RispondiDBartalesi 06 Settembre 2018 - 12:12
Come definire il loro indiscusso successo nel saper promettere,vendere il loro agire, anche se il "prodotto" poi è molto meno mirabolante? Effetto "Vanna Marchi"? O andando più indietro, effetto "Nerone di Petrolini" (...più bella e più superba che pria...il popolo quando sente le parole difficili si affeziona)? Insomma, non si è capito esattamente da dove siano saltati fuori, i populisiti, ma si comincia ad identificare il loro linguaggio: è quello che piace al popolo, è quello delle televendite, usato dagli imbonitori di oggi e di ieri. Pure dai "Neroni" della politica. Certo, se costoro arrivano al governo possono far danni. Forse più con le parole che coi fatti. Quanto possono durare prima che il popolo capisca che non sono punto artigiani della qualità...politica?
Rispondip.ascari 06 Settembre 2018 - 14:02
Io propongo "effetto Berlusconi"
Rispondilorenzo toccolorenzo tocco 06 Settembre 2018 - 10:10
Una canzone degli anni 60 del cantante Antoine diceva "se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre, qualunque cosa fai... tu sempre pietre in faccia prenderai". Questo è ciò che sta accadendo: si critica il governo se fa una cosa e anche se fa il suo contrario, esattamente come fa il PD (analogie?). Comunque da realista quale sono non mi sarei aspettato di vedere tutto il contratto di governo nella prima legge di stabilità, la gradualità quasi sempre è un valore e in questo caso lo è. La prima cosa da fare è smantellare, anche gradualmente, quello schifo di legge chiamata Fornero, tutto quello che viene dopo è grasso che cola, a parte il reddito di cittadinanza cui sono contrario. Bene la retromarcia sui vaccini ed i controlli sulle autocertificazioni. Bene su TAP (e spero anche su TAV e gronda di Genova). E poi, malgrado il Foglio tenti sempre di fare di ogni erba un fascio, si nota sempre più la differenza fra Lega e 5S, con Di Maio a rimorchio di Salvini
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 06 Settembre 2018 - 16:04
Caro Tocco - Forse sfugge che da noi è prassi secolare, consolidata, che far politica significa solo tirarsi le pietre. Reciprocamente. Se la cose peggiorano, nessuna paura: ci tiriamo, reciprocamente, ancora più pietre.


