Il Pd però non dice che cosa farebbe

La scossa non sembra avvenire all'insegna del rinnovamento bensì nell'alveo di una tradizione vetero-movimentista

di Carlo Valentini,7.9,2018 www.italiaoggi

Il Pd ha un sussulto rispetto al torpore in cui era caduto dopo gli ultimi insuccessi elettorali. Ma la scossa non sembra avvenire all'insegna del rinnovamento bensì nell'alveo di una tradizione vetero-movimentista. Niente di male a proporre una manifestazione contro un governo di cui non si condividono l'impostazione politica e i conseguenti provvedimenti.

A lasciare perplessi è che si tratta di una manifestazione contro, senza che venga proposto (almeno per ora) un progetto alternativo, ovvero: sconfiggere l'alleanza gialloverde, ma per fare che cosa e con chi? Quali le grandi riforme per rilanciare l'economia? In che modo intervenire per rendere sostenibile il welfare e il sociale senza aumentare la schiacciante pressione fiscale? Come posizionarsi verso un'Europa che sta cambiando? In che modo garantire la sicurezza anche nelle periferie, problema finora colpevolmente sottovalutato dal Pd? E quale atteggiamento tenere verso un'immigrazione da arginare e regolamentare, senza cattiveria ma anche senza buonismo? L'altro nodo è con quali compagni di viaggio proporsi alla guida del Paese.

Perciò la manifestazione del 29 settembre appare monca. Cosa serve dire no a un governo e fermarsi lì, senza dare prospettive, senza un progetto alternativo? Che è poi lo stesso malanno che affligge il dibattito congressuale. Il confronto avviene tra correnti e i loro leader sulla base di logiche interne, caratteriali. La società, i suoi problemi e come cercare di risolverli rimangono dietro le quinte.

È il punto debole anche della proposta su cui insiste Carlo Calenda, quella di un fronte antigovernativo, ovvero mettere insieme tutti coloro che temono guai da questo governo. Già Romano Prodi provò a imbarcare gli anti-Berlusconi, da Fausto Bertinotti a Clemente Mastella, e non finì bene.

È vero che i due vice-presidenti del Consiglio eccedono in dichiarazioni e slogan. Ma indicano dei provvedimenti (positivi o negativi a seconda di chi li giudica) concreti, che la gente recepisce. C'è forse un contro-contratto (di governo) da confrontare e sul quale esprimersi? Il 29 settembre rischia di essere una giornata piena di astio ma vuota di contenuti e quindi destinata a passare senza lasciare traccia. La democrazia è viva se vi è una maggioranza ma affiancata da chi la controlla con l'ambizione di subentrarvi. Cioè se vi sono idee che si confrontano.

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