Dopo la povertà abolita anche la morte sulla strada
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Non è uno scherzo, ma è scritto nero su bianco da Toninelli nel Def: il 50% entro uno o due anni. Il resto entro il 2050. Si punterà sul traffico in bici anche su lunghe distanze
di Franco Bechis Corriere dell'Umbria 29.9.2018 www.italiaoggi.it
Dopo avere abolito per decreto la povertà, il governo gialloverde ha deciso di abolire per decreto anche la morte. Ecco, non proprio qualsiasi tipo di morte: pare che ci sia qualche tecnico sfascista nell'esecutivo che ha qualche perplessità ad abolire la morte per malattie gravi e il solito Giovanni Tria che si oppone all'abolizione della morte per vecchiaia, temendo di scassare i conti delle pensioni.
Per ora il decreto abolisci morte porta la firma del solo ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, che ha deciso di abrogare la morte per incidente stradale. È un tipo prudente, per cui, al momento, riuscirà a dimezzare le vittime nel giro di un anno o due (entro il 2020), ma poi inesorabilmente la morte su strada sarà abrogata passo dopo passo entro il 2050.
Penserete a uno scherzo. Niente affatto, questo è scritto nero su bianco dentro al Programma nazionale di riforme (Pnr) che è allegato alla nota di aggiornamento del Def approvata in consiglio dei ministri con tripudio la sera del 28 settembre scorso, facendo crollare i mercati la mattina successiva. Piccolo incidente questo dovuto sicuramente al fatto che i grandi investitori finanziari non avevano letto le meraviglie di quel documento. Ve lo faccio leggere testuale come è scritto nel capitolo su Infrastrutture e mobilità: «L'innovazione costituirà un importante strumento per garantire una maggiore sicurezza, dimezzando il numero di vittime della strada entro il 2020 ed annullandolo entro il 2050».
Sui modi con cui abolire la morte su strada il governo è un po' più vago.
Probabilmente vuole farci una sorpresa. Nel documento inviato alla Commissione europea subito dopo spiega che «a tale riguardo, il Governo sta sperimentando a Torino e a Modena il progetto della «Smart road», con cui si punta a creare infrastrutture stradali dotate di piattaforme di osservazione, monitoraggio e previsione del traffico con una sinergia tra infrastrutture digitali e veicoli di nuova generazione».
Quello della «Smart road» è un progetto Anas che sostanzialmente rende stabile il wifi durante il percorso stradale e autostradale a qualsiasi velocità e quindi consente comunicazioni e informazioni di servizio fra le auto che viaggiano e l'ente stradale. Può aumentare la sicurezza (a patto che le auto vengano costruite per recepire quei messaggi) perché viene comunicato in tempo reale un incidente (anche mortale) verificatosi o una condizione pericolosa del manto stradale dovuta al maltempo, deviando il traffico o addirittura non consentendo l'immissione su quella arteria. Ma non può escludere uno scontro fra autoveicoli o un pedone falciato ai bordi della strada. La sperimentazione è già avvenuta sull'ultimo tratto della Salerno-Reggio Calabria e non ha portato a significativi cambiamenti negli incidenti mortali.
Il governo aggiunge che «intende promuovere una progressiva riduzione dell'utilizzo di autoveicoli con motori diesel e benzina», favorendo quindi l'auto elettrica. Le auto elettriche (pure a prova di scossa) possono ridurre l'inquinamento, ma non fare diminuire i morti per incidenti perché i modelli prodotti riescono a raggiungere alte velocità di crociera e si scontrano come tutti gli altri. In città sono perfino più pericolosi, perché silenziosi: il pedone sul marciapiede non li sente arrivare, magari scende proprio mentre sta passando a filo di marciapiede l'auto elettrica e viene preso sotto. Proprio per questo motivo c'è stata una certa frenata nell'introduzione di bus elettrici nelle vie commerciali delle grandi città. Non è così quindi che possono essere abrogati i morti per incidenti stradali.
C'è ancora una opzione nelle pagine dedicate del documento del governo inviato alla Ue: obbligare tutti a muoversi in bicicletta. Sarà infatti approvato il «Piano Nazionale per le piste ciclabili, in merito al quale è pronto lo schema di decreto per la ripartizione dello stanziamento di 362 milioni per la nascita del sistema nazionale delle ciclo-vie turistiche». E si citano anche gli esempi pronti ad essere finanziati, con in testa una fissa del sindaco di Roma, Virginia Raggi: «Il Grande Raccordo Ciclabile di Roma, la Ciclovia VEnTO che collega Venezia e Torino che tocca numerose città d'arte, come Mantova e Ferrara, e grandi città come Milano, la Ciclovia del Sole che parte dal Brennero attraversa da nord a sud l'Italia per terminare in Sicilia, a Palermo, e in Sardegna a Cagliari, e la Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese e della Magna Grecia, oltre alla Ciclovia tirrenica e adriatica».
Ora non c'è dubbio che quando scatterà l'ora x delle vacanze estive sarà pieno di anziani e famiglie che da Bolzano inforcheranno la bicicletta, caricandosi lo stretto necessario per le ferie, e andranno pedalando fino a San Vito Lo Capo, provincia di Trapani. Ci vorrà un mesetto ad andare e uno a tornare, ma sicuramente se nei posti di lavoro si storcerà un po' il naso, basterà dimettersi e fare domanda di reddito di cittadinanza per ciascuno dei componenti della famigliola: non è questo il problema. Solo che anche in bici ci si può scontrare, magari scivolare su un tratto fangoso o su una macchia d'olio e andare a sbattere contro un muro o un albero. Si può morire, e quindi non può essere quella la soluzione trovata.
Gira che ti rigira, la soluzione non c'è. Così per essere proprio sicuri al 100% che nessuno muoia per strada nemmeno per colpa di un albero che gli crolla sulla testa, c'è un solo modo per abrogare la morte stradale come promesso alla Ue: ogni dieci metri lungo tutta la rete autostradale un «Italian sniper», un cecchino pronto a sparare. Appena dovesse vedere un situazione di rischio, pùm! Spara e uccide. Si morirà lo stesso. Ma non per incidente stradale...


