Si apre la danza delle ritrattazioni
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Tirare diritto, tener duro, non deflettere. Il governo si è data questa linea sul bilancio. È più corretto dire che l'hanno stabilita i due vicepresidenti del Consiglio
di Marco Bertoncini 1.11.2018 www.italiaoggi.it
Tirare diritto, tener duro, non deflettere. Il governo si è data questa linea sul bilancio. È più corretto dire che l'hanno stabilita i due vicepresidenti del Consiglio, facendola rilanciare dal presidente e sostenere, con le dovute cautele, dal ministro dell'Economia. Il debito pubblico sale da anni per un semplice fatto: si fa crescere la spesa. Occorrerebbe sopprimere le elargizioni, l'assistenzialismo e, andrebbe detto ma nessuno osa farlo, non pochi ferrivecchi dello Stato sociale. Viceversa agli ottanta euro firmati da Matteo Renzi fa da controcanto il reddito di cittadinanza siglato da Luigi Di Maio.
Ovviamente, per quante speranze vengano sparse, per quanto ottimismo si ostenti, per quante sbruffonerie si esprimano, nessuno nel governo, nemmeno il più ottimista o fideista, crede che realmente la manovra possa reggere come impostata. Si continueranno a lanciare segnali di dialogo verso la Commissione europea, attestazioni di permanenza nell'euro, certificazioni di fiducia nelle previsioni governative, come ieri ha fatto il ministro Tria. Tuttavia si è consci, e ripetuti accenni specie di Matteo Salvini lo dimostrano, che non si potranno rispettare i tempi, che sarà difficile serbare le promesse, che bisognerà concedere non poco alle pressioni esterne, in termini sia cronologici sia quantitativi.
Ecco, dunque, il richiamo a un contratto che prevede un lustro di vita per il governo, e non solo quello che è considerato il primo anno. Ecco i già previsti aggiustamenti, limature, revisioni, ritocchi in corso d'opera. L'essenziale, per i due azionisti di maggioranza, è che si possa credibilmente propagandare che gli impegni cominciano a essere rispettati. Non tutti, non subito.
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