Buona notizia: nasce il partito di Calenda
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La prima e forse ultima manovra del cambiamento ha certificato l’esistenza di un grande spazio politico alternativo al governo e all’opposizione. Le giuste ragioni della scelta dell’ex ministro, i sondaggi e l’urgenza di un’offerta sul modello Uber
di Claudio Cerasa 13 Dicembre 2018 alle 06: www.ilfoglio.it
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A prescindere da quale sarà il destino della prima e forse ultima manovra del cambiamento c’è un dato politico importante da cui non si può più prescindere e che riguarda la certificazione di un problema legato non tanto alla natura della governo ma quanto alla natura dell’opposizione. I sondaggi più valorizzati dai giornali e dai talk-show sono quelli che settimanalmente indicano la crescita del consenso della Lega e il calo del consenso del Movimento 5 stelle. Ma ciò che spesso non viene notato dai committenti dei sondaggi è che accanto ai numeri da urlo registrati dalla coppia di governo ce ne sono altri che indicano una verità che merita di essere messa a fuoco: l’esistenza di un grande spazio politico alternativo a quello di governo che al momento nessun partito all’opposizione riesce a soddisfare.
Martedì scorso, durante “Porta a Porta”, Alessandra Ghisleri ha registrato un consenso per la Lega pari al 33,9 per cento e un consenso per il M5s pari al 24,6 per cento. Ma nello stesso sondaggio ha riportato alcuni dati interessanti che riguardano il sentimento coltivato dagli italiani rispetto alla propria valutazione della manovra. E se da un lato il 58,5 per cento si dice pronto a votare per uno dei due partiti di governo, dall’altro lato lo stesso sondaggio dice che il 54,8 crede sia opportuno che il governo antieuropeista accetti le richieste dell’Unione europea sulla manovra: ridurre il debito. E se provate a miscelare questo sondaggio con altri due, diffusi nelle ultime settimane dall’Eurobarometro – secondo cui gli italiani a favore dell’euro sono aumentati del 12 per cento rispetto al 2017, arrivando a quota 57 per cento, e gli italiani a favore dell’appartenenza dell’Unione europea sono aumentati del 15 per cento, arrivando a quota 64 per cento – capirete che la forza degli azionisti di governo non è legata solo alla forza del proprio progetto ma prima di tutto all’assenza plastica di un credibile progetto alternativo. Il percorso della manovra – e in parte anche le varie forme di dissenso messe in campo nelle ultime settimane dal partito del pil, compresa anche la splendida manifestazione di oggi a Milano degli artigiani – ci ricorda dunque che la vera partita politica da seguire nei prossimi mesi non è legata tanto alle primarie del Pd o alle convulsioni di Forza Italia, ma è legata a una competizione del tutto particolare che riguarda una domanda politica che nessuno in Italia sembra essere in grado di intercettare: l’opposizione a questo governo e a questa opposizione.
Non si sa chi riuscirà a occupare con successo questo spazio politico ma a oggi, a quanto risulta al Foglio, si sa che il primo politico di peso che nelle prossime ore annuncerà il suo passo in avanti per la costruzione di un soggetto alternativo tanto al governo quanto all’opposizione non è Matteo Renzi, che dovrebbe comunque testare un partito satellite al Pd in vista delle Europee, ma è Carlo Calenda.
Qualche giorno fa, alcuni imprenditori amici e sostenitori di Calenda hanno commissionato un sondaggio per testare la popolarità dell’ex ministro e il risultato di quel sondaggio ha spinto Calenda a rompere gli indugi e a pianificare un percorso fatto di tre tappe: creazione di un nuovo contenitore a gennaio per dare la possibilità a tutti gli altri soggetti europeisti (compreso il partito di Emma Bonino) di federarsi all’interno di un’unica struttura, campagna elettorale super antisovranista, disponibilità in vista del voto del 26 maggio a trasformare il fronte repubblicano in una sorta di lista dell’europeismo sul primo modello Ulivo. Difficile dire se il progetto Calenda valga davvero, come sostengono alcuni sondaggisti, una percentuale tra l’otto e il dieci per cento. Difficile dire se la discesa in campo dell’ex ministro sia sufficiente per dare una casa politica a quel gran pezzo dell’elettorato italiano che pur essendo europeista, in mancanza di alternative credibili ai soggetti antieuropeisti, è disposto a votare per il meno peggio dei partiti antieuropeisti con la speranza che una volta arrivati al governo gli antieuropeisti in maglietta verde possano dare prova di buon senso. Più facile dire che – di fronte agli scricchiolii del governo, di fronte a una manovra senza senso, di fronte a un paese che ha perso credibilità, di fronte a una possibile recessione che porterà Salvini e Di Maio a fare i conti con la realtà prima e non dopo le elezioni europee – avere alternative complementari e non sostitutive rispetto a quelle che esistono già oggi è un passo non sufficiente ma necessario per mettere in pista un’opposizione sul modello Uber, capace cioè di rispondere a una domanda che nessuno riesce a soddisfare non distruggendo le alternative che ci sono già, ma semplicemente provando a fargli concorrenza. Le idee ci sono, lo spazio c’è. E se quello che ha detto qualche giorno fa Matteo Salvini a un amico romano è vero – vi racconteremo domani – conviene sbrigarsi: il tempo per testare alle elezioni un’alternativa potrebbe essere più rapido di quello che si crede. Tic tac.
Commenti
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 13 Dicembre 2018 - 16:04
Caro Claudio - Non ce ne rendiamo conto, l'ubriacatura è collettiva, cattolica, ma quando per conquistare consensi, i "desideri" vengono elevati al rango di "diritti", mala tempora erunt.
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 13 Dicembre 2018 - 16:04
Al direttore - È il must italico: dividersi, frammentarsi, a ciascuno il suo orticello, a ciascuno il suo spazio per ottenere consensi. Il nodo, non solo nostrano è che, inutile girarci intorno con ideali e aulici proponimenti, tutto si riduce, prosaicamente, ad apparire agli occhi e alle pulsioni delle masse, il più allettante per garantire loro "panem et circences". Calenda ha il look adatto?
RispondiGiovanni Attinà 13 Dicembre 2018 - 15:03
Il sogno è destinato a rimanere tale se si vuole costituire un partito attorno al Pd: bisogna andare oltre e dire e scrivere quello che si vuole, con l'obiettivo di riportare alle urne il 40 per cento o quasi degli italiani.
Rispondicarlo.trinchi 13 Dicembre 2018 - 14:02
Qualcuno dovrebbe dire a Calenda che Repubblicano è partito inteso di destra. Leggi il partito repubblicano americano in cui è Trump e il partito democratico in cui era Onama. Pensare a Calenda come ad un nuovo che avanza è da ultima spiaggia ed infatti ci siamo e sarebbe un morire sapendo di morire. Calenda “val bene una messa” punto. È bravo? Si lo è ma non ha carisma da leader. Più che un partito di Calenda meglio un vero repulisti nel PD. Leader nuovo che cambi i connotati del PD, da finto ex comunista a finto ex di destra e riprenda una linea, seria e realista, con un occhio a sinistra. Che parli di Europa fino allo sfinimento perché è l’Europa il vero ed unico obiettivo di un leader europeo, destinato altrimenti alla subalternità ed alla irrilevanza. Se ciò non potesse avvenire nel PD per le sue miserie interne che nasca fuori ma attenti al nome per non confondere una vocazione di sinistra rappresentata nel contesto di un partito repubblicano visto e percepito da sempre di destra
Rispondileless1960 13 Dicembre 2018 - 13:01
Che Calenda non si arrenda è una buona notizia, che lo faccia attraverso un altro partito un po' meno, anche se chi obietta che andar d'accordo con certuni sia quasi impossibile ha ragione. Il problema è che questo immaginato Fronte repubblicano, questo partito europeista, realista, liberal socialista, laico, lucido e onesto, immaginare che questa nuova formazione possa aver successo elettorale senza slogan tipo "meno tasse per tutti" o "rifondiamo la sinistra" è un po' utopistico. Il popolo ha bisogno di croissant.
RispondiSkybolt 13 Dicembre 2018 - 12:12
Ma, così per sapere, Calenda è ancora iscritto al PD? Ha strappato la tessera? Quanto al suo Partito Repubblicano (perchè non Assembramento per la Repubblica? Fa così francese, si porta moltissimo ai Parioli, e appunto rende l'idea della natura della cosa). Comunque auguri. Non si negano a nessuno.
Rispondiluzi.marta 13 Dicembre 2018 - 11:11
marta luzi 13 dicembre Dottor Calenda, il suo progetto europeista riformatore lo voterò senza se e senza ma! Avanti così!
Rispondilorenzolodigiani 13 Dicembre 2018 - 11:11
Il primo partito che votai fu il partito repubblicano di Ugo La Malfa. Mi pare che il Fronte repubblicano di Calenda potrebbe raccoglierne una degna eredita’. Le percentuali di voto erano quasi sempre al di sotto del 5 per cento. A questo riguardo sono certo che Calenda saprà fare di meglio.
Rispondistearm 13 Dicembre 2018 - 10:10
Bene, non credo arriverà all'8% però, l'elettorato riformista purtroppo rimarrà diviso in tre, oltre a Calenda, c'è una parte di elettorato 'riformista' di Forza Italia che rimarrà fedele al suo leader e una parte minoritaria di elettorato PD che continuerà a sperare (inspiegabilmente secondo me) che il PD si possa trasformare in un partito non massimalista. Purtroppo nè Berlusconi nè Renzi hanno dimostrato il coraggio politico necessario per dar vita ad un progetto politico comune. Infondo Calenda non ha molto da perdere, mentre Renzi e Berlusconi preferiscono a quanto pare triangolare, il primo con l'ala massimalista del centro-sinistra, il secondo con la grettezza della Lega. Sperano così di contare di più, insomma preferiscono fare gli sparring partners, piuttosto che lottare in primo piano per riformare il Paese. Occasione persa, l'ennesima. In bocca al lupo a Calenda. Anche un 5% di questi tempi sarebbe un bel segnale per il futuro.
RispondiCarlo A. Rossi 13 Dicembre 2018 - 10:10
Con ogni rispetto, mi verrebbe da dire: Carneade, chi era costui? Qui si sta puntando su cavalli non scrivo bolsi, ma a cui, con rispetto per i cavalli, qualcuno pietoso sparerebbe in testa. Possibile che Cerasa et al. non riescano ad accettare, con buona pace, che gli elettori abbiano scelto? Può non piacere, d'accordo; si possono criticare i M5S e la Lega, ma rappresentano buona parte degli italiani. E fare i donatisti (noi siamo "la meglio Italia", gli altri sono una marmaglia informe) non fa onore a chi scrive, che rifiuta con pervicacia di accettare la realtà. Io leggo il Foglio perché mi piace essere stimolato al confronto, quindi ben vengano le critiche. Ma qui si sta perdendo il senso della realtà.
Rispondifiorevalter 13 Dicembre 2018 - 11:11
se vado dal verduriere per comprare del radicchio e c'è solo della lattuga compro la lattuga ...metafora a parte, il consenso di cui godono 5s e lega credo sia determinato più che altro dall'assenza di una alternativa considerata credibile. Questi partiti hanno sicuramente una base "dura e pura" che crede nel loro progetto politico; hanno poi il voto degli "incazzati", di quelli che vogliono cambiare per cambiare senza porsi troppe domande sul come cambiare e infine attirano i voti che sempre i grossi partiti attirano ...diciamo per effetto gravitazionale. A torto o ragione (secondo me più a torto che a ragione) gli italiani hanno percepito la continuità delle politiche dei partiti tradizionali come una risposta inadeguata alle sfide dell'oggi (quali immigrazione, relativo impoverimento della classe media, ecc.) e sopratutto incapace di rassicurarli sul futuro. Se emergerà una proposta politica seria e credibile sono confidente che la bolla di consenso a 5s e lega si sgonfierà
RispondiCarlo A. Rossi 13 Dicembre 2018 - 12:12
Non contesto che attualmente non ci sia forse di meglio, lungi da me. Contesto l'atteggiamento di Cerasa e di molti commentatori qui: appunto, quell'atteggiamento da donatisti, per cui una società è divisa in puri e impuri. Non so perché, ma Calenda, Renzi etc. e pure Cerasa e molti giornalisti qui sono bravissimi ogni giorno a selezionare articoli e commenti di persone che sputano quasi letteralmente su Salvini e compagnia bella. Ma non ho mai letto proposte, analisi sul perché di una sconfitta così epocale. Renzi e.g. è ancora convinto (si leggano suoi interventi sul Foglio stesso) di non aver sbagliato nulla. Anche Hillary Clinton era convinta di ciò, e adesso probabilmente si trova in uno stato di depressione permanente per incapacità di cogliere la realtà. Questo è quel che contiunerà ad attendere molti lettori qui, mi duole scriverlo.
Rispondistearm 13 Dicembre 2018 - 13:01
Una visione molto puerile della politica, se mi consente. Si perde in democrazia se si rappresenta una minoranza, ma non per questo le minoranze in democrazia smettono di essere degne di essere rappresentabili. Tra l'altro, a me personalmente piace votare per un partito che prenda meno del 10%, lo trovo più gratificante che inseguire i sogni maggioritari, che poi di solito si tramutano in incubi, sia quando vengono inseguiti da destra che da sinistra. A meno che il suo discorso è che una forza politica minoritaria non abbia diritto di esistere, ma immagino non fosse questo il suo intento. E non vale solo in politica, anche in qualunque gruppo sociale è un bene che ci siano delle minoranze di pensiero e di azione. E' una forma di arrichimento dell'esperienza collettiva.
RispondiCarlo A. Rossi 13 Dicembre 2018 - 16:04
Può darsi che la mia visione sia puerile. Ma lo è ugualmente quella di chi ritiene tutta una maggioranza una massa di minus habentes, da guardare dall'alto in basso. Sull'arricchimento, non so: viviamo in un'epoca in cui sono le minoranze a dettare legge, da un certo punto di vista. E non mi sembra che questo sia proprio un grande arricchimento, se mi posso permettere in base alla mia puerilità, sia chiaro. Comunque, no, non intendevo scrivere che forze minoritarie debban sparire.
Rispondistearm 13 Dicembre 2018 - 17:05
Io onestamente preferisco farmi gli affari miei, non guardo dall'alto in basso, ma evito di frequentare chi non mi piace. Non mettiamoci a fare il buonismo al contrario, ovvero del bullo che si lamenta che non ha amici. Io non mi riconosco antropologicamente nell'elettorato gialloverde in tutte le sue sfaccettature ed, essendo appunto in minoranza in questo paese, non mi posso permettere di preoccuparmi se qualcuno mi considera elitista. C'è una minoranza elitista e una maggioranza popolare, entrambe hanno diritto a sentirsi rappresentate democraticamente e soprattutto ad ignorarsi a vicenda. Come in una famiglia, si accettano anche le pecore nere, chissà che poi la pecora nera non ritorni all'ovile di sua sponte, come il figliol prodigo.
Rispondifiorevalter 13 Dicembre 2018 - 10:10
Calenda, o chiunque proponesse un progetto europeista e riformatore lo voterei subito e credo di non essere il solo.
Rispondiamilani 13 Dicembre 2018 - 10:10
Completamente d'accordo con lei
RispondiGiovanni 13 Dicembre 2018 - 08:08
Buona notizia senz'altro, Calenda è in gamba, è preparato ed è finalmente uno che a livello internazionale può farci fare una buona figura. Purchè moderi quel carattere fumantino che a volte gli fa perdere le staffe.


