Tifiamo Fontana, Zaia, Fedriga
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Guidano Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia
di Domenico Cacopardo27.12.2018 wwwitaliaoggi.it
Mentre questa discutibile finanziaria, che il Senato non ha potuto discutere, si appresta a superare facilmente l'appuntamento con la Camera dei deputati, i particolari dei suoi contenuti (di cui non mancheremo di occuparci puntualmente) perdono rilevanza di fronte al quadro complessivo della situazione nazionale. La paradossale pantomima messa in scena dal governo al Senato ha illustrato meglio di tante dichiarazioni di Di Maio e di Salvini lo stato della nostra democrazia e le sue prospettive.
Una sola notazione, prima di entrare nel merito. Il premier Conte ha giustificato l'abolizione del dibattito con i tempi occorsi per raggiungere l'accordo con l'Unione europea. Questo insostenibile «escamotage» diventerà il «leitmotiv» dei prossimi mesi. Qualunque ritardo, disguido o impedimento sarà attribuito a Bruxelles, ai commissari, ai burocrati. La rimozione dell'accaduto da settembre in poi (una finanziaria farlocca fondata su previsioni di crescita subito smentite dagli esperti, su entrate immaginarie - rimaste nel testo, anzi aggravate - e di uscite sottovalutate, salvo il blocco delle grandi opere che renderanno al governo miliardi pronti a essere dissipati in spese improduttive o di soccorso sociale) è iniziata da qualche giorno e continuerà nel tentativo di cancellare dalla memoria dei cittadini -o quanto meno dei militanti- errori e cinici calcoli politici dei loro rappresentanti.
Ma questa è cronaca di una evoluzione annunciata, all'interno della quale c'è la riforma della Costituzione (che bello! Non è vero signor Zagrebelvsky?) sulla via della rimozione dei cardini democratici del sistema, a partire dall'introduzione del vincolo di mandato, premessa indispensabile e obbligata per il consolidamento di un regime illiberale e post-fascista (neo?).
È che l'Italia, con il 4 marzo 2018 è entrata in una fase di regressione civile e politica alla quale non eravamo preparati. Solo pochi (e chi vi scrive e' fra questi) sin dall'inizio ha denunciato la natura del movimento dei 5Stelle, basato su due padroni, Grillo e Casaleggio, con poteri di vita di morte politica nei confronti di tutti i quadri del partito. I due sono portatori di interessi extraistituzionali, dal momento che ricavano utilità dagli introiti pubblicitari dei vari blog, dalle rimesse imposte a tutti i parlamentari, e dagli affari della Casaleggio&associati, piuttosto oscuri, ma comunque insediati nel mare magnum del web.
Se i nostri servizi segreti non si sono occupati dei rapporti tra i demoni del web nazionali e quelli sistemati nei pressi di Mosca e rispondenti allo zar dei nostri tempi, non possiamo ricostruire con esattezza come s'è verificato ciò che s'è verificato e quali e quanti interventi nazionali ed extranazionali abbiano influito sull'esito delle parlamentarie (la non garantita scelta dei candidati da parte di 5Stelle) e delle elezioni.
Del resto, l'hanno spiegato efficacemente Peter Singer e Emerson Brooking, esponenti di spicco del Council on foreign relations, nel loro ultimo lavoro «Like war»: il web è un campo di battaglia infinito nel quale valgono i principi tattici e strategici disegnati da Karl von Clausewitz. Perciò, tutti gli strumenti a disposizione debbono essere utilizzati per colpire i centri di comando nemici (per esempio Renzi e il suo partito), tutte le «fake» sono legittime, tutti gli insulti utili (l'aggressione a Rita Levi Montalcini o a Ilaria Capua, per esempio). Insomma, un modo sostanzialmente illegale di condurre la lotta politica che non viene rilevato nei suoi termini reali (l'illegalità) per la non conoscenza e o l'ignavia di chi dovrebbe occuparsene.
Questo vizio d'origine è ciò che rende tutto il dopo irrespirabile e obbliga l'osservatore a tralasciare - almeno per un momento, quello di quest'articolo - i fatti (sui quali sin qui fondiamo la nostra critica) per parlare del quadro politico. La forza dirompente e distruttiva dell'organizzazione liquida a 5Stelle mostra un futuro senza speranze e opportunità, tutto girato su un assistenzialismo narcotizzante e, perciò, asservitore dei cittadini e delle loro opinioni. Basti pensare al giro di vite in corso nei confronti della stampa.
Ora e qui c'è una sola possibilità che questo film dell'orrore si interrompa. E non è nelle mani delle opposizioni. Forse non è nemmeno più nelle mani di Matteo Salvini. È soprattutto nelle mani di Fontana, Zaia e Fedriga, rispettivamente presidenti della Lombardia, del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Sono loro che non hanno mollato gli ormeggi del rapporto forte e costitutivo con la società civile e produttiva del Nord, quella cui ripugna regalare soldi ai lavoratori in nero del Centro-Sud, alla manovalanza criminale che, ufficialmente priva di sostentamento, beneficerà del reddito di cittadinanza e di tutte le altre prebende nelle mani dei grillini, quella società che ha saputo ricorrere prima e gestire poi il sistema degli inceneritori che non solo ha risolto il problema dei rifiuti del Nord, ma ha anche prodotto ulteriore energia elettrica e termica (distribuita alle cittadinanze), quella società che sa che le grandi opere sono il seme dell'ulteriore sviluppo e che la modernizzazione dell'Italia e dei suoi commerci internazionali passa dalle grandi opere di mobilità.
Sanno che solo la variante di valico, il completamento dell'asse mediterraneo da Madrid-Barcellona a Mosca e alla via della Seta permetterà agli italiani di continuare a essere protagonisti del commercio mondiale. Sanno che Genova può competere con Rotterdam (che riceve 700 mila container in più di quanto ne ricevano i porti italiani) solo a condizione di disporre di un ampio e razionale sistema di trasporti su rotaia e su gomma. Che sanno che gli aeroporti sono infrastrutture di civiltà. Che sanno infine che la ricostruzione di un apparato industriale pubblico intorno alla Cassa Depositi e Prestiti condannerà l'Italia per decenni agli sprechi e alle scelte manageriali imposte da una classe politica priva del tutto di conoscenze. Che sanno bene come le commissioni si pieghino ai voleri di chi ha il potere.
Ecco Fontana, Zaia e Fedriga sono l'unico freno disponibile per interrompere la corsa verso il baratro. Se lo azioneranno, come sembra inevitabile, costringeranno Salvini a girare la prua o a interrompere la navigazione. E saranno benemeriti del Paese.
di Domenico Cacopardo www.cacopardo.it
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