Quel pasticciaccio del reddito di cittadinanza

Quota 100 e assegno sono limitati da vincoli e condizioni che ne intorbidano i benefici, scatenano contraddizioni e li rendono insostenibili nel tempo. Da un punto di vista politico l’operazione è chiarissima. Da un punto di vista tecnico un po’ meno

di Marino Longoni, 21.1.2019 www.italiaoggi.it

Il decreto legge su reddito di cittadinanza e quota cento, approvato la scorsa settimana dal consiglio dei ministri, realizza un gigantesco voto di scambio. Il governo offre agli elettori, come promesso in campagna elettorale, la possibilità di andare in pensione un po' prima e un assegno di sussistenza per le situazioni più disagiate (o per i più furbetti) e chiede in cambio un voto alle elezioni europee di maggio. Da un punto di vista politico l'operazione è chiarissima. Da un punto di vista tecnico un po' meno. La volontà di dare attuazione alle più importanti promesse fatta in campagna elettorale, in mancanza dei fondi necessari e in una situazione economica che volge al brutto, ha infatti costretto a inserire nei due provvedimenti una serie di condizioni e di vincoli che rischiano di stravolgerne gli effetti (ma queste conseguenze diventeranno di pubblico dominio solo dopo le elezioni). Partiamo dal reddito di cittadinanza. È stato venduto come una misura per avviare al lavoro i disoccupati: in realtà è una elargizione di cui beneficerà sia chi si trova senza colpa in situazione di estrema povertà sia chi è riuscito a nascondere al fisco redditi e patrimoni (mafiosi compresi). Il cosiddetto potenziamento dei centri per l'impiego è stato infatti via via accantonato con le varie versioni del decreto legge, e ora è una misura puramente teorica, che richiederebbe anni per essere seriamente implementata, mentre il reddito di cittadinanza deve essere distribuito a ridosso delle elezioni, per essere utile (ai partiti di governo). Lo stesso dicasi per tutte le altre misure di accompagnamento al lavoro. C'è poi un'ambiguità di fondo: se l'offerta di lavoro, soprattutto al Sud, non c'era prima, per quale motivo dovrebbe spuntare ora? In un momento in cui, non per colpa del governo, la situazione economica tende a peggiorare?

È vero che l'azienda che assume un disoccupato con il reddito di cittadinanza potrebbe godere per alcuni mesi del benefit al posto del dipendente, ma questo crea altri due problemi, da una parte discrimina tra disoccupati che possono portare in dote il reddito di cittadinanza a chi li assume e disoccupati che non hanno questa possibilità. Dall'altra si può creare l'effetto paradossale di un eccesso di decontribuzione per i nuovi assunti. Questo sgravio contributivo è infatti cumulabile con altri benefici, come per esempio lo sgravio di 8 mila euro per i nuovi assunti al Sud, con gli effetti distorsivi che si possono facilmente immaginare quando vi è un eccesso di agevolazioni (che potrebbero arrivare fino a 37 mila euro). Infine c'è un problema nel medio-lungo periodo: questo tipo di elargizioni sono molto costose e, per quanto il governo abbia previsto un triennio sperimentale, sono politicamente molto difficili da cancellare, di fatto sono una palla al piede per i conti pubblici con effetti redistributivi ma disincentivanti.

E poi c'è la riforma delle pensioni. Qui il governo sembra abbia voluto strafare, perché oltre a quota 100 ha messo in campo una lunga serie di incentivi che dovrebbero consentire a centinaia di migliaia di persone di agguantare l'agognato assegno pensionistico con qualche anno di anticipo: si va dalle facilitazioni al riscatto della laurea al congelamento (retroattivo al 1° gennaio 2019) dei requisiti per l'accesso alla pensione di anzianità, dalla proroga di opzione donna a quella dell'Ape sociale. Anche se, indubbiamente, il pezzo forte della collezione è quota 100, che consentirà di andare in pensione ai 300 mila lavoratori che ogni anno raggiungeranno i 62 anni di età e i 38 anni di contributi previdenziali. In teoria. Perché in pratica, nonostante il viceministro Matteo Salvini non perda occasione per ribadire che non sono previste penalizzazioni per chi eserciterà questa opzione, non tutti coloro che ne avrebbero diritto finiranno per farlo. Prima di tutto perché l'anticipo pensionistico comporta un minor numero di versamenti previdenziali e questo darà luogo a un assegno più magro. Secondo i calcoli fatti dall'ufficio parlamentare di bilancio il taglio sarà di circa il 5% per l'anticipo di un anno e crescerà fino al 30% con un anticipo di oltre quattro anni. Inoltre chi beneficerà di quota 100 non potrà avere, per tutta la durata dell'anticipo pensionistico, altri redditi superiori a 5 mila euro. Facile prevedere che con due limiti come questi non saranno moltissimi i lavoratori che eserciteranno l'opzione. Ma non importa, ogni promessa è debito (ma a pagare, alla fine, saranno le nuove generazioni).

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