Francia: perché Di Maio attacca mentre Matteo Salvini sta zitto?

L'attacco di Luigi Di Maio alla Francia ha un evidente aspetto elettoralistico

di Sergio Soave, 23.1.2019 www.italiaoggi.it

L'attacco di Luigi Di Maio alla Francia ha un evidente aspetto elettoralistico, rappresenta un tentativo di contrastare il primato della Lega nella lotta all'immigrazione. Gli argomenti scelti sono scivolosi, la polemica anticoloniale è ideologica, ma rappresentano il tentativo di dare una giustificazione antimperialista, cioè «di sinistra» al rifiuto dell'accoglienza dei migranti. Sotto la scorza ideologica un po' scombiccherata c'è invece una solida battaglia di potere, un tentativo di scombinare il disegno di recupero di un'identità europea accettabile che ha l'ispiratore in Sergio Mattarella e gli esecutori nel premier Giuseppe Conte, nel ministro degli Esteri e in quello del Tesoro.

Paradossalmente Matteo Salvini si tiene lontano da questa polemica e ha persino tentato un approccio con Emmanuel Macron sulla questione dell'estradizione dei terroristi italiani residenti in Francia. Salvini è alleato degli ultranazionalisti francesi, mentre Di Maio cerca senza ottenerla un'intesa con i gilet gialli, anche per questo Salvini si guarda bene dal provocare la suscettibilità nazionale dei francesi, mentre Di Maio fa il contrario.

Conte e la sua squadra per ora tacciono, puntando su una rapida conclusione di una polemica che comunque non può avere effetti pratici, mantengono le relazioni con i leader europei e cercano di far capire che si tratta solo di fiammate da campagna elettorale. Anche questa vicenda, però, si aggiunge alla lunga lista delle tensioni che agitano la maggioranza e il governo.

In primavera, quando si conosceranno i rapporti di forza fotografati dalle europee e si porrà la questione di una manovra correttiva se i dati della crescita continueranno a restare negativi, quando alla fine bisognerà decidere sulla Tav e su altre questioni irrisolte, tutti i nodi verranno al pettine. Il passaggio da una tensione interna a una vera crisi della maggioranza dipende anche dal giudizio che spetta al Quirinale sull'opportunità di uno scioglimento delle Camere.

L'alternativa di una maggioranza tra 5 stelle e Pd, l'unica esistente in base ai numeri parlamentari, dipende dall'esito del congresso del Pd, ma resta poco probabile, anche se la predicazione anticoloniale di Di Maio può rappresentare un punto di contatto con la sinistra.

Solo su un punto Di Maio ha ragione: non basta occuparsi degli effetti del processo migratorio dall'Africa ma bisognerebbe contrastarne le cause. Si tratta però di un vasto programma, come direbbe Charles De Gaulle, che dovrebbe fare i conti con la realtà africana reale, col neocolonialismo cinese, con la definizione di un ruolo non competitivo tra le potenze occidentali, Europa e America. Un po' troppo per la cultura politica alla Wilkipedia dei nostri capi partito.

© Riproduzione riservata

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata