Gli emendamenti al decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza

In commissione Lavoro al Senato presentate oltre 1.500 proposte di modifica. Quelle della maggioranza M5s-Lega sono poco meno di 80. I nodi da sciogliere.

12.2.2019 www.lettera43.it

Pioggia di emendamenti al decreto su quota 100 e reddito di cittadinanza. Le proposte di modifica presentate in commissione Lavoro al Senato sono infatti 1.570. Fratelli d'Italia è il gruppo che ha presentato il maggior numero di emendamenti, circa 900. Dalla maggioranza, invece, sono arrivate circa 80 proposte di modifica: 34 dal Movimento 5 stelle e 43 dalla Lega. Il Partito democratico ha presentato 225 emendamenti, Forza Italia 236 e Liberi e uguali 130.

OBBLIGO DI SERVIZIO CIVILE PER I GIOVANI CHE CHIEDONO IL REDDITO

La Lega ha proposto un anno di servizio civile obbligatorio per i richiedenti il reddito di cittadinanza che abbiano tra i 18 e i 28 anni. La norma si applica a chi non abbia già svolto il servizio civile universale e richiede una «presenza media settimanale di 25 ore». La gestione viene delegata dal dipartimento per i Giovani alle Regioni, mentre ai centri per l'impiego spetta il controllo.

FAMIGLIE NUMEROSE A RISCHIO PENALIZZAZIONE

Sul fronte reddito, uno dei temi più vivi è certamente la scala di equivalenza scelta dal governo per selezionare le famiglie aventi diritto. Come sottolineato da gran parte degli osservatori ascoltati in audizione, dai sindacati all'Ufficio parlamentare di bilancio, il meccanismo previsto penalizza i nuclei con più di tre figli a carico a vantaggio di chi invece fa nucleo familiare a sé. La questione non è di facile soluzione, perché richiederebbe una rimodulazione complessiva delle risorse e del sistema congegnato finora.

DISCRIMINATI I TITOLARI DELLA NASPI

Un'altra criticità riguarda i disoccupati. Le norme contenute nel decreto tolgono ai beneficiari della Naspi l'assegno di ricollocazione, il voucher (da 250 a 5 mila euro) con cui remunerare Centri per l'impiego o Agenzie private per l'assistenza personalizzata nella ricerca di un lavoro. Il voucher, infatti, d'ora in poi sarà riservato solo a chi percepirà il reddito di cittadinanza. Inoltre, offrendo alle imprese un incentivo ad hoc per assumere chi percepisce il nuovo beneficio, il decreto di fatto assegna una sorta di priorità a quei disoccupati rispetto a tutti gli altri, che le aziende avranno meno interesse economico ad assumere.

ANCORA INCERTO IL RUOLO DEI NAVIGATOR

Rimane poi ancora da sciogliere il nodo cruciale dei navigator, cioè dei tutor che si occuperanno di accompagnare i cittadini che accedono al reddito nel mondo del lavoro. La pubblicazione del bando di concorso dovrebbe avvenire a breve sul sito dell’Anpal, ma i Centri per l'impiego dipendono dalle Regioni, che rivendicano una maggiore conoscenza del territorio. Una contraddizione che, secondo le Regioni stesse, deve essere risolta dal ministero dello Lavoro. Come evidenziato da Cristina Grieco, coordinatrice della IX Commissione della Conferenza delle Regioni, il decretone per il momento non spiega «dove dovrebbero operare i navigator, cosa dovrebbero fare e da chi dovrebbero dipendere».

IPOTESI AUMENTO DEL BENEFICIO MASSIMO DEL REDDITO DI CITTADINANZA

ll beneficio massimo del reddito di cittadinanza potrebbe arrivare a 1.530 euro al mese, se venisse accolto l'emendamento del Movimento 5 stelle che ridisegna la scala di equivalenza. La proposta di modifica lascia a 1 il parametro della scala di equivalenza per il primo componente della scala di equivalenza, e a 0,4 l'incremento per i componenti maggiorenni del nucleo. Viene invece portato a 0,3 l'incremento per i minorenni, ponendo come tetto massimo non più 2,1 ma 2,5. Nel caso quindi si riceva il beneficio massimo di 500 euro al mese, l'importo va moltiplicato ora per 2,5 arrivando così a 1.250 euro (dai 1.050 del testo originario del decreto), cifra a cui aggiungere il fisso di 280 euro per l'affitto. Si salirebbe così complessivamente a 1.530 da 1.330 euro al mese.

LA RABBIA DEGLI ESODATI SU QUOTA 100

Per quanto riguarda invece le pensioni, sono stati gli esodati ad aprire un nuovo fronte. L'idea del governo trapelata finora è quella di intervenire con un emendamento non per concedere una nuova salvaguardia (sarebbe la nona), ma per consentire a chi è rimasto nel limbo di utilizzare i nuovi strumenti per l'uscita anticipata dal mondo del lavoro: quota 100, Ape social, opzione donna o l'uscita raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall'età anagrafica. Ipotesi che i 6 mila interessati però respingono, rivendicando la disponibilità nelle casse dello Stato delle risorse per una salvaguardia vera e propria, complessiva e senza discriminazioni.

PRIORITÀ ALLE FAMIGLIE CON DISABILI

Arriva, come preannunciato, un pacchetto di emendamenti della Lega al decretone che chiede in sostanza di dare priorità, nel programma del reddito di cittadinanza, alle famiglie con disabili. Tra le proposte avanzate dai senatori, l'aumento dei coefficienti della scala di equivalenza, la pensione di cittadinanza anche all'anziano che vive con un disabile più giovane, l'esclusione dell'assegno di invalidità dal calcolo dell'Isee. Si chiede poi la priorità per chi ha familiari disabili nell'ottenere un lavoro vicino casa. Nel dettaglio si chiede che la pensione di cittadinanza vada anche a nuclei con persone con meno di 67 anni se sono «in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza» e che il parametro della scala di equivalenza, comunque più ampia di quanto previsto dal decretone, sia incrementato di uno 0,1 per ciascun componente del nucleo familiare «con disabilità grave o non autosufficiente». Si chiede poi l'obbligo per l'azienda beneficiaria degli incentivi all'assunzione legati al reddito di rispettare la legge per l'inserimento lavorativo dei disabili e che le persone disabili possano a loro volta «manifestare la disponibilità al lavoro». Infine la Lega chiede l'inserimento nel comitato di indirizzo e vigilanza dell'Inps delle rappresentanze delle associazioni disabili.

GLI ULTIMI LAVORI: DAL RISCATTO DELLA LAUREA ALLE LIQUIDAZIONI

D'altra parte il governo, nelle sue due anime, ha già fatto sapere con Luigi Di Maio di voler intervenire riducendo le pensioni degli ex sindacalisti e con il sottosegretario al Lavoro della Lega, Luigi Durigon, di puntare ad alzare a 50 anni il limite di età per richiedere il riscatto agevolato della laurea, di bloccare le pensioni dei latitanti che vivono all'estero e di portare da 30 mila a 45-50 mila euro il limite per l'anticipo delle liquidazioni dei dipendenti pubblici con prestito bancario.

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