Berlusconi, opere di un titano impolitico

Il 27 marzo sono venticinque anni dalla discesa in campo. Un libro di Fabrizio Cicchitto racconta dall’interno la storia del Cav. e di quando Fini gli disse: “Ora mi faccio esplodere”

di Salvatore Merlo 13 Marzo 2019 www.ilfoglio.it

Doverosa premessa (e confessione).

Per circa vent’anni è stato uno degli uomini più vicini a Silvio Berlusconi, prima colonnello di Forza Italia, poi capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati. E proprio in quest’ultimo periodo, tra il 2007 e il 2013, Fabrizio Cicchitto è stato inconsapevolmente anche una delle mie principali fonti nel centrodestra, quando ancora il centrodestra governava il paese e tra giornalisti parlamentari ci si divertiva moltissimo a raccontare le liti tra il Cavaliere e Tremonti, le cene del lunedì ad Arcore con Umberto Bossi, il tramestio, i successi e la tragedia di una straordinaria anomalia che s’era fatta regime. Leggendo queste righe, Cicchitto resterà sorpreso – e spero non si arrabbi troppo – di essere stato la mia ignara fonte. E’ venuto il momento di confessare una innocente – eppure insistita – monelleria.

Affezionato al ragionamento politico e intellettuale com’è, Cicchitto è sempre rifuggito con fastidio e persino con orrore dal dettaglio pettegolo che invece interessa noi giornalisti. Quando lo si interpellava su faccende di cronaca, infatti, lui si innervosiva per le domande, bofonchiava qualcosa – spesso: “Testa di cazzo”, che per lui vuol dire molte cose, anche positive – e alla fine in realtà non diceva nulla. Tuttavia capitava, una volta su tre, che per distrazione, al termine di queste brevi conversazioni, Cicchitto poi non chiudesse il telefono. Insomma non premeva il benedetto tasto rosso. E ti lasciava in linea. Non sospettando la marachella…….

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