Niente delitto d’onore per l'omicidio di Rivarolo

No, a Genova nessun uomo è stato condannato per omicidio con l’attenuante della “delusione”

di Ermes Antonucci 13 Marzo 2019 www.ilfoglio.it

Roma. L’ennesima lettura superficiale, da parte degli organi di informazione, delle motivazioni di una sentenza riguardante l’omicidio di una donna ha scatenato una nuova ondata di indignazione sui social e anche nel mondo della politica. Dopo la sentenza della Corte d’assise d’appello di Bologna di alcuni giorni fa, che secondo la quasi totalità dei giornali avrebbe riconosciuto l’attenuante di un omicidio nel fatto che questo era stato compiuto sull’onda di una “tempesta emotiva” di gelosia (interpretazione del tutto errata se si leggono interamente le motivazioni, come abbiamo sottolineato qui), stavolta a balzare agli onori della cronaca è stata una pronuncia del tribunale di Genova, che ha condannato un uomo a 16 anni di reclusione (contro i 30 anni richiesti dal pm) per l’assassinio della moglie, avvenuto a Rivarolo.

Stralci, del tutto decontestualizzati, delle motivazioni della sentenza sono stati pubblicati sui quotidiani per lasciar intendere che il giudice abbia inflitto una pena inferiore alle richieste del pm perché “la donna aveva deluso e illuso l’imputato”. Anche stavolta non è andata esattamente così ma, come nel caso di Bologna, numerosi esponenti della politica sono tornati a gridare allo scandalo e al ritorno del delitto d’onore. Persino il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che per il suo ruolo istituzionale avrebbe il dovere di non commentare una sentenza senza averla letta, non ha esitato a esacerbare gli animi con la solita demagogia giustizialista: “Non ho parole. Non c’è delusione o gelosia che possa giustificare un omicidio. Chi ammazza in questo modo deve marcire in galera”.

Matteo Salvini

@matteosalvinimi

Non ho parole.

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