Non mance, ma capitali e lavoro per il sud

Nessun assalto ai Caf: il reddito di pigranza non interessa gran che. Il ricordo della card Tremonti e una domanda che dovrebbero farsi i retori della disuguaglianza

di Giuliano Ferrara 24 Marzo 2019 alle 08: www.ilfoglio.it

Commenti 7

Come stiamo? Bene, male, benino, malino, chissà, la domanda ci ruota in capo da anni ormai. Antonello Caporale ci informa sul Fatto, bella e svelta inchiesta: in Basilicata il reddito di pigranza non interessa gran che, spesso non interessa proprio. Il cronista è andato a Bella, a Ruoti, a Pescopagano, a Muro Lucano, a Palomonte, a Sant’Arsenio, piccoli comuni in alcuni dei quali la disoccupazione giovanile è al 50 per cento, come la percentuale ottenuta dai grillozzi alle elezioni, e il reddito pro capite inferiore di 5.000 euro alla media nazionale e di 10.000 euro a quello del nord. Sono luoghi incantati, da Potenza al Vallo di Diano, dove si sta male e anche no, le banche cattive hanno assunto un bel po’ di gente, c’è spopolamento, vero, e i criteri di erogazione del reddito sono costrittivi, per certi versi, ma insomma, alla fine, ecco la notizia: hanno istruito personale navigante negli uffici postali e nei Caf in previsione di un assalto. Zero assalto, nessuna o poche domande. Quanto a quota cento per le pensioni, anche lì poca roba. Sindaci e amministratori sono stupiti, alcuni decisamente attoniti. Doveva essere una mano santa, scrive Caporale, è una mano morta.

Anche la media nazionale delle richieste è bassina, meno del cinquanta per cento di quanto previsto, e si diffonde nelle periferie metropolitane, specie in Campania, e al nord, ove sarebbe di rigore “una povertà forse sconosciuta”, forse sconosciuta. In un qualsiasi governo Berlusconi il ministro dell’Economia ebbe la buona idea di varare una card per fare la spesa gratis al supermercato: allora la retorica dispiegata riguardava, come oggi, la rincorsa al fine mese, e vedevi le massaie, le pensionate, i pensionati, che effettivamente faticavano tra i carrelli degli hard discount. Giusta e generosa idea, nemmeno troppo costosa per l’erario, idea di giustizia, ridurre le diseguaglianze. Fu magnificata nelle conferenze stampa e nei talk-show, dove vige il dogma dei cinque milioni di poveri che forse sono quattro, forse sei forse otto, non lo sa davvero nessuno. Quali che fossero i criteri per l’accesso alla card Tremonti, sta di fatto che fu una fatica improba diffonderla per la cittadinanza, fare in modo che fosse richiesta e usata, e alla fine c’era moltissimo inevaso rispetto alle aspettative, la card se ne stava là sola soletta in attesa di chi ne avesse bisogno, e chi rilevava questo strano dato di fatto passava per cinico con la panza piena, per italiano pessima gente incapace di intercettare il dolore sociale. Vabbè.

L’Italia è un posto strano. Un anno fa uno diceva: da Metaponto alla piana del Sele tutti grillini e tutti a reddito di pigranza. Ora vediamo come vanno le elezioni in Basilicata, la terra del compianto Emilio Colombo e dei Pittella, ma la prospettiva è molti meno grillini e pochissimi a reddito di stato. Va’ a sapere. Magari i dati cambieranno, bisogna ancora aspettare che si formino le lunghe file, che ci sia l’assalto alle poste e ai Caf. L’opposizione politica e sociale, intanto che si aspetta, in corsa com’è nella lotta alle diseguaglianze e contro la povertà, ora che come dice Prodi non è più il “partito dei ricchi”, forse dovrebbe riflettere, e con essa dovrebbero riflettere cronisti, sociologi, economisti, funzionari dell’amministrazione pubblica, amministratori, sindacalisti. E se per ipotesi il sud aspettasse l’arrivo del capitalismo? Se fossero necessarie gabbie salariali, politiche attive del lavoro, investimenti in tecnologia e infrastrutture, anche pubblici, se fosse necessaria una fiscalità di favore per le imprese, la formazione, l’innovazione come sistema a partire dall’istruzione? Se urgesse un impiego produttivo degli immigrati, da organizzare invece che da sgomberare da un incendio all’altro? Chissà che il sud non abbia la necessità di capitali e lavoro e vie per la produttività invece che di mance? Fatevi la domanda, o retori della disuguaglianza che da oltre un secolo ripetete sempre la stessa inverificata tiritera, e provate a darvi la risposta.

Commenti

giantrombetta

27 Marzo 2019 - 09:09

Tanto per capirci, caro Giuliano, intendo soltanto ricordare che nella comparazione delle statistiche della poverta’ andrebbero forse presi in qualche considerazione anche i dati relativi al cosiddetto lavoro in nero, comunque almeno presuntivamente già classificati. Tanto per dire siamo una società cosidetta complessa e dunque difficile da decifrare, proprio per la sua cosidetta “creatività”. Leggo ad esempio che mentre politicamente ci si accapiglia attorno ai temi della concessione della cittadinanza e dei permessi di soggiorno, pare ci sia chi si e’ organizzato per concedere migliaia di cittadinanze e permessi a pagamento e, secondo la guardia di finanza e la magistratura. al di fuori delle leggi vigenti o future. Ai tempi del magnifico Toto’ mi pare si sottolineasse il nostro primato nella cosiddetta arte di arrangiarsi.

Report

Rispondigiantrombetta

27 Marzo 2019 - 09:09

Tutto vero e giusto. In attesa di poter verificare e capire le statistiche ufficiali sulla poverta’. Se davvero i poveri assoluti sono, come dicono, oltre cinque milioni, c’e’ qualcuno in giro che ci spieghi come campano, cioè mangiano, dormono, si vestono e magari pure usano lo smartphone ogni santo giorno? Oltre cinque milioni che campano statisticamente senza lavoro e senza reddito sono un bel mistero, spero si convenga. Considerato che sempre le statistiche non inquadrano la presenza di dormitori e mense pubbliche in attivita’ per fronteggiare questo acclarato esercito di cittadini che vivono sotto la soglia della povertà assoluta. Tanto per capire.

Report

Rispondistearm

25 Marzo 2019 - 09:09

Naturalmente sì, ma realismo impone anche di considerare che, a livello globale, le zone rurali sono tutte in forte declino (anche quelle storicamente più avanzate economicamente), è un fenomeno legato allo sviluppo tecnologico. Certo poi sul Mezzogiorno ci sarebbe da fare anche un discorso 'non-politicamente corretto': chi resta. vuol dire che se lo può anche permettere in qualche modo. La tragedia appunto è lo spopolamento, ma chi è che parte? Chi non ha altra scelta perchè appunto non ha altri mezzi di sostentamento e chi invece preferisce trasferirsi perchè aspira ad occupazioni e stili di vita 'urbane' o comunque diverse e considerate più gratificanti da quelle locali.

Report

Rispondifiorevalter

24 Marzo 2019 - 20:08

non sono sempre d'accordo con Ferrara ma stavolta sì ...diciamo però che la spiegazione alternativa potrebbe stare nel fatto che tra limitazioni e paletti del vagheggiato reddito resta ben poco

Report

Rispondimaropadila

24 Marzo 2019 - 19:07

Ottimo.

Report

Rispondiluigi.desa

24 Marzo 2019 - 17:05

Ma il super-sociologo sempre in tv a predicare "lavorare meno lavorare tutti" .Già con un reddito di civicanza di 780 e. a tutti. Un invito al poligrafico dello stato a stampare tonnellate di euro nuovi di zecca.

Solo gli utenti registrati possono commentare gli articoli

Per accedere all'area riservata