Ora il governo penta-leghista punta sui minibot fiscali

Lega e M5s si sono resi conto che il reddito di cittadinanza e quota cento non bastano per contrastare la recessione. Ma così si rischia di fare dell’Italia il Venezuela d’Europa, con il debito pubblico alle stelle e più povertà per tutti

di Tino Oldani, 4.4.2019 www.italiaoggi.it

È incredibile come il Sole-24Ore, considerato un giornale serio, abbia concesso lo spazio degli editoriali alla presentazione in pompa magna dei mini-Bot fiscali, un punto programmatico del governo pentaleghista, che rischia di fare dell'Italia il Venezuela d'Europa, con il debito pubblico alle stelle e fuori controllo, con più povertà per tutti. Evidentemente Lega e M5s si sono resi conto che il reddito di cittadinanza e quota cento non sono i provvedimenti giusti per rilanciare i consumi e contrastare la recessione. Anzi, rischiano di fare aumentare il debito pubblico.

Così, grazie al giornale della Confindustria, ecco svelata l'ultima trovata, in un articolo firmato dal filosofo grillino Paolo Becchi e dal consulente finanziario Giovanni Zibordi: aumentare la massa monetaria a disposizione degli italiani, per incentivarne i consumi, con l'introduzione dei mini-Bot fiscali, una moneta parallela all'euro, che in teoria (ma soltanto in teoria, purtroppo) non dovrebbe creare nuovo debito pubblico. Il tutto corredato dall'introduzione di un'altra tessera, come se non bastassero quella del reddito e quella della pensione di cittadinanza: una tessera da ritirare rigorosamente alle poste, con dentro 3mila euro di crediti fiscali da spendere. Sulla carta, una cuccagna; in realtà, un'autostrada verso il Venezuela d'Europa.

Per Becchi e Zibordi, la somma che lo Stato dovrebbe mettere in gioco sotto forma di crediti fiscali futuri, da incassare dopo due anni, dovrebbe essere piuttosto consistente per produrre gli effetti sperati: non meno di 40-50 miliardi l'anno per due anni. Un'idea già prospettata nel contratto di governo, di cui finora si erano perse le tracce, idea che però si limitava a un'emissione di 60 miliardi di euro di mini-Bot per saldare i debiti arretrati dello Stato verso le imprese. Nella proposta di Becchi e Zibordi, i mini-Bot sono equiparati a una nuova moneta fiscale, da rendere disponibile non solo per le imprese creditrici verso lo Stato, ma anche per le famiglie prive di tali crediti, ma vogliose di spendere e consumare. Da qui, l'idea della tessera postale da 3 mila euro.

Ovviamente, trattandosi di una moneta parallela, il cui importo reale sarà riscuotibile presso l'Agenzia delle entrate soltanto dopo due anni, i centri commerciali che decidessero di accettarla come forma di pagamento saranno liberi di ridurne il valore, con uno sconto che i due autori prevedono da un minimo del 3% a un massimo del 10%. «Sicuramente», affermano, «non si svaluteranno del 20 o 30%, perché il fisco li accetta alla parità con l'euro, e 100 euro di sconti fiscali per il fisco valgono 100 euro di tasse». Non esistendo precedenti, è evidente che, più che una nuova teoria economica, quella prospettata assomiglia a un atto di fede, a una speranza campata sul nulla. Ma Becchi e Zibordi, per darsi ragione, buttano lì qualche numero: «Va tenuto presente che lo Stato italiano spende 800 miliardi l'anno e ne incassa circa 760, e nei conti correnti ci sono circa 1.400 miliardi, per cui anche 50 miliardi di questi sconti fiscali trasferibili sarebbero una quantità che potrebbe essere assorbita e scambiata senza problemi».

Già, potrebbe essere assorbita. E se non lo fosse? Su questo, non una parola. Ma i verbi al condizionale e i «forse» sono così frequenti nella proposta delle due teste d'uovo del governo gialloverde, da pensare che i primi a dubitarne siano gli stessi autori. Dopo due anni, infatti, l'Agenzia delle entrate dovrebbe onorare i crediti fiscali, e questi diventerebbero nuovo debito pubblico. Ovvero, esattamente ciò che si voleva impedire. Come evitarlo? Ecco la risposta dei due geni della finanza: «Se emetti 40 miliardi di questa liquidità oggi e altri 40 miliardi l'anno dopo, nel 2021, quando si potranno incassare presso il fisco, ci saranno forse 100 miliardi di euro in più di pil, e quindi è possibile che entrino anche 40 miliardi in più di tasse, evitando un deficit addizionale». Traduzione: gli 80 miliardi di maggiore debito pubblico sono sicuri, il resto è solo probabile. Insomma, un invito a nozze per la Troika. La quale, per rimettere a posto la devastazione dei conti pubblici, ripeterà quanto ha già fatto in Grecia: più povertà per tutti.

Post scriptum. Attenzione ai tempi. Questa idea pazza dei mini-Bot da usare come moneta fiscale parallela all'euro, esce dopo che dal governo si è dimesso il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, poi nominato presidente della Consob. Secondo un'indiscrezione che circola sul web, Savona si sarebbe dimesso perché il governo gialloverde non ha accettato di mettere in campo un suo piano di investimenti in infrastrutture di 50 miliardi, da raccogliere con un prestito mirato dello Stato, fatto di Btp e altri titoli per invogliare il risparmio privato a investire sulla ripresa. Contro questo piano si sarebbero schierati con forza i grillini, convinti che il progetto dei mini-Bot fiscali sia migliore. Un altolà a Savona a cui si sarebbe poi aggiunto anche quello della Lega, le cui teste d'uovo economiche sono da tempo a favore dei mini-Bot fiscali.

Inutile dire che la proposta Savona (qualora l'indiscrezione risponda al vero) era, ed è, di gran lunga migliore, più praticabile e con un valido precedente: negli anni Cinquanta, l'economia lombarda si riprese alla grande, trainando la ripresa italiana, anche grazie alle cartelle fondiarie, inventate dall'allora presidente della Cassa di risparmio delle province lombarde, Giordano Dell'Amore. Cartelle che misero in moto migliaia di cantieri e garantivano un interesse modesto ma sicuro, e per questo acquistate in massa dalle famiglie che avevano messo da parte i primi risparmi dopo la fine della guerra. Una lezione che anche i leghisti, nonostante la loro origine territoriale, mostrano di avere dimenticato

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