Ormai in italia i politici sono più controllati dei criminali

La furia giustizialista del parlamento ha inventato la figura del Ppe, inedito mostruoso acronimo che sta per Persona Politicamente Esposta. Rendendo la vita degli eletti impossibile.

GIANFRANCO ROTONDI.5.4.2019 www.lettera43.it

Claudio Cerasa ha fatto un appello alla classe politica perché si ribelli alla sua criminalizzazione. Ne è venuto fuori un bel pezzo sul Foglio, che si conferma un giornale anticonformista.

Gianfranco Rotondi. 5.4.2019 www.lettera43.it

Nessun politico ha risposto né fiatato ma Cerasa ha ragione: la legge cosiddetta ‘spazza corrotti’ sancisce anche formalmente l’ingresso degli eletti del popolo nell’alveo della criminalità organizzata. Il direttore dimostra il danno che la legge provoca a tutte le onlus, fondazioni e associazioni equiparandole ai partiti nel caso in cui annoverino un politico tra i propri soci. L’equiparazione comporta procedure di pubblicità delle entrate eguali a quelle dei partiti e dunque un danno economico agli enti morali: chi darà mai soldi sapendo di finire sputtanato con ragione sociale e cifra della liberalità sul sito dell’ente? Nella migliore delle ipotesi dopo si faranno vive altre associazioni domandando lo stesso sostegno, nella peggiore a farsi vive saranno finanza e procure.

PROCEDURE INFINTE CHE IMPEDISCONO OPERAZIONI ELEMENTARI

Enti e fondazioni terranno dunque ben lontani i politici dalle proprie attività sancendo anche formalmente l’equiparazione degli eletti ai criminali. Con la differenza che il criminale è innocente fino al terzo grado di giudizio, il politico mantiene le restrizioni in questione anche per 10 anni dopo la fine del suo mandato. Aggiungo una esperienza personale avvenuta ancor prima della legge 'spazza corrotti'. La furia giustizialista del parlamento aveva già inventato la figura del Ppe, inedito mostruoso acronimo che sta per Persona Politicamente Esposta.

Aprire un conto corrente, accedere a un finanziamento, noleggiare un auto è diventato impossibile

In Italia siamo alcune decine di migliaia: deputati in carica ed ex consiglieri comunali ed ex dirigenti di partito (uno qualsiasi dei 77 partiti italiani) ed ex, nonché le mogli (chissà perché non le amanti) di questo plotone di politicanti, pur esse promosse Ppe, pur se magari manco votano per il consorte. Conseguenze nella vita del Ppe? Procedure infinite per aprire un conto corrente, accedere a un finanziamento, noleggiare un auto, e poi verifiche, controlli, incroci di conti correnti entrate-uscite-transazioni: un plotone di impiegati di banca, finanzieri, analisti economici sovrintendono alla vita del Ppe erigendo una ideale barriera contro la corruzione.

I POLITICI COME PERICOLO PUBBLICO E I BOSS MAFIOSI IN LIBERTÀ

Tempo fa ho visto una bella offerta della Mercedes, quelle lusinghe irresistibili per cui lasci la tua auto, te ne porti via una nuova e a pagare la differenza se ne parla dopo qualche anno. Irresistibile. Ma un imbarazzato venditore mi ha spiegato che l’offerta era per tutti tranne che per me. «Lei è un Ppe», mi ha spiegato il poveretto, «e la finanziaria preferisce non avervi come clienti, troppe pratiche, grane, fastidi». Non mi sono meravigliato: tre mesi prima avevo constatato che i doni di battesimo e comunione delle mie figlie non entravano più nella cassetta di sicurezza e avevo chiesto al direttore della banca di averne una più grande. «Per carità!», il direttore è sbiancato in volto «una cassetta di sicurezza a un Ppe? E quale banca gliela dà? Moduli a tonnellate, autocertificazioni e poi chi vuole che pensi che dentro ci deve mettere ciondoli e catenine?». È la vita difficile del Ppe, braccato in tutti i più elementari traffici nel Paese che lascia a spasso Matteo Messina Denaro ma costringe gli eletti del popolo a passare la vita firmando autocertificazioni di onestà.

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