Tutto sotto il tappeto fino alle elezioni

Il comportamento dei vicepresidenti, e di riflesso del presidente del consiglio, mira a esaltare teorici successi

di Marco Bertoncini, 11.4.2019 www.italiaoggi.it

Non c'è che fare. Ogni appuntamento con documenti, di provenienza estera o nostrana, mostra nuove difficoltà, numeri negativi in aumento, percentuali positive in diminuzione. In buona misura è inevitabile, come fosse frutto di un determinismo economico e finanziario. Infatti le norme introdotte dal governo, frutto di promesse lunari pronunciate in periodo elettorale, non potevano che provocare conseguenze come quelle che si stanno soffrendo, anzi, che si prospettano sempre più sgradevoli. E ciò, indipendentemente dai rapporti internazionali, dalla situazione mondiale, dall'Ue. Di fronte ai conti pubblici nazionali, l'unica ricetta sarebbe stata, e ancor più sarebbe, di diminuire debiti, spese, imposte.

La strada scelta conduce a considerare come un non problema il debito pubblico, anzi, a non porsi nemmeno il problema di una sua diminuzione, fosse pur larvale. Le spese hanno trovato fantasiose e deleterie variazioni nel reddito di cittadinanza e nella quota 100. Quanto alle imposte, nonostante la riscoperta leghista della tassa piatta (che, a ogni buon conto, tale non è), sale il carico fiscale, compreso quello degli enti locali lasciati liberi di strizzare i propri amministrati.

Il comportamento dei vicepresidenti, e di riflesso del presidente del consiglio, mira a esaltare teorici successi che, al più, sono permanenze allo status quo, con ruvidi malumori espressi verso il titolare dell'Economia, costretto a fingere che tutto vada bene giocando con cifre, parole, percentuali, anni. Quel che chiaramente importa è evitare screzi con l'Europa, del resto attualmente non all'ordine del giorno, e lanciare parole d'ordine di sana e pura propaganda. Dopo il voto, spirerà tutt'altra aria.

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